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A grande richiesta proponiamo, a puntate, il libro “La Grande Truffa” di Paolo Maleddu, uno di noi, un grande uomo che per il suo coraggio, la sua lealtà e la sua voglia di verità si trova oggi sotto l’attacco duro e sleale dello Stato italiano, uno Stato burattino delle lobbies bancarie internazionali

 

 

 

 

 

 

Paolo MALEDDU: “Ho scritto questo libro per una incontenibile necessità di condividere con quante più persone possibile un insieme di informazioni nelle quali mi sono imbattuto, e che hanno gradualmente aperto davanti ai miei occhi una visione del tutto nuova della realtà del mondo nel quale viviamo.
Una realtà insospettata, spaventosa, nella quale siamo immersi ma che non riusciamo a vedere, perché confusa dietro una barriera di notizie ed immagini sapientemente filtrate, falsate o anche solamente ignorate.
Le notizie che non vengono divulgate sono le più importanti.
C’è un mondo reale nel quale gli eventi scorrono così come avvengono, lieti o dolorosi che siano, in un flusso continuo. E uno parallelo, virtuale, creato dalla rappresentazione che i media danno di questa successione di eventi.
Noi viviamo nel mondo virtuale che ogni giorno radio, giornali, televisioni e cinema costruiscono per noi. “Educati” sin dai primi anni di scuola ad essere prigionieri di verità ufficiali, ci è poi difficile accettare versioni diverse, scomode, che non rientrano nei nostri orizzonti.”
“Esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che si insegna “ad usum Delphini”, e la storia segreta, in cui si rinvengono le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa.”

La Grande Truffa – 1° parte                                        La Grande Truffa – 2° parte

La Grande Truffa – 3° parte                                        La Grande Truffa – 4° parte

La Grande Truffa – 5° parte                                        La Grande Truffa – 6° parte

La Grande Truffa – 7° parte                                        La Grande Truffa – 8° parte

 

 

 

L’emissione monetaria

LA GRANDE TRUFFA

Come gli usurai internazionali si impossessano
di tutta la ricchezza prodotta dalla popolazione mondiale

9° parte

 

…………………….

Ancora dal video documentario “The money masters”:

“Secondo quanto scrisse John Kenneth Galbraight nel libro “Il grande crollo”: quando la fase di vendita frenetica raggiunse il culmine, Bernard Baruch portò Winston Churchill nella galleria dei visitatori della Borsa di New York, qui, per testimoniare il panico e impressionarlo del potere che aveva sugli eventi sconvolgenti che accadevano giù in sala”.

Una curiosità a proposito di Churchill: dopo essere stato scaricato dai banchieri che lo avevano fatto primo ministro per trascinare alla guerra il Regno Unito al posto del pacifista Chamberlain che avrebbe voluto volentieri evitare il conflitto, gli fu assegnato un contrastato premio Nobel per la letteratura nel 1953.
Un Nobel non si nega a nessun servitore della Grande Usura.

“Nel 1930 all’America non mancavano capacità industriale, fertili terreni per le fattorie, lavoratori abili e volenterosi o famiglie intraprendenti, Aveva un vasto ed efficiente sistema di trasporto nelle ferrovie, collegamenti stradali, vie di comunicazione marittime sia all’interno che all’esterno del paese. Non c’era nessuna guerra a devastare le città o la campagna, nessuna pestilenza indeboliva la popolazione, nessuna carestia serpeggiava nel paese. Agli Stati Uniti, nel 1930, mancava solo una cosa: una adeguata quantità di denaro in circolazione per portare avanti scambi e rapporti commerciali. Nei primi anni ’30, i Banchieri, l’unica fonte di credito e nuovo denaro, rifiutarono deliberatamente di fare prestiti ad industrie, attività commerciali ed agricole.
I pagamenti dei prestiti esistenti erano comunque richiesti, e la moneta sparì rapidamente dalla circolazione.
C’erano beni disponibili per essere acquistati, lavori in attesa di essere svolti, ma la mancanza di denaro portò il paese alla paralisi. Con questa semplice manovra l’America fu posta in “depressione”, e gli avidi Banchieri presero possesso di centinaia di migliaia di fattorie, case ed immobili commerciali. Alla gente veniva ripetuto “sono tempi duri” e “non ci sono soldi”.
Non comprendendo il sistema, alle persone venivano cinicamente sottratti i loro guadagni, i risparmi, e le proprietà.”
Sheldon Emry, “Miliardi per i Banchieri, debiti per il popolo”

Solamente cambiando le date, la situazione appena descritta potrebbe essere un quadro fedele di ciò che i banchieri programmarono per il Settembre del 1894 come abbiamo letto poco fa nella nota dell’ABA, della Grande Depressione del 1929 alla quale si riferisce, o per il terribile momento di crisi profonda che stiamo attualmente vivendo.

A conferma che i troppo frequenti periodi di crisi non avvengono occasionalmente ed inevitabilmente, obbedendo a chissà quali leggi economiche come si vorrebbe dare ad intendere, ma sono orchestrati dagli avidi Usurai internazionali a proprio piacimento.

Al giorno d’oggi possiamo vantare una vasta rete di comunicazioni stradali, aeree, marittime ed informatiche ben più efficiente di quella esistente negli anni trenta del secolo scorso, una quasi illimitata capacità produttiva, enorme disponibilità di merci da acquistare, una gran parte della popolazione mondiale vogliosa di lavorare e consumare. Ma siamo alle solite: gli Usurai internazionali hanno deciso di indebitarci e portarci via le nostre proprietà.

Essendosi impossessati del monopolio dell’emissione monetaria con la corruzione, l’inganno e l’eliminazione sistematica di coloro che si interponevano sul loro cammino, fanno mancare di proposito lo strumento monetario, paralizzando in questo modo scambi commerciali e consumo.

Proprio come descritto da Sheldon Emry, stanno espropriando case e proprietà immobiliari ad una popolazione inconsapevole alla quale viene ripetuto che “sono tempi duri” e che “non ci sono soldi”. La pressione fiscale sta aumentando, nessuna concessione ai contribuenti, i debiti esplodono, le aziende falliscono ed i pignoramenti si velocizzano.
Tutto secondo programma.

Se ci sono dieci banconote e dieci persone, tutte avranno accesso al cibo; se ci sino due banconote e dieci persone, otto non potranno nutrirsi.

Attualmente ci troviamo nel bel mezzo di una crisi di enormi dimensioni, sfuggita anche al controllo degli stessi banchieri che se la devono vedere con la forza finanziaria di poderosi fondi d’investimento e grandi speculatori privati.

Grazie ai soldi pubblici, la crisi sta terminando per i grandi gruppi bancari, che usciranno anche consolidati per la chiusura di qualche banca minore, passaggio obbligato verso quello scenario futuro che prevede la sopravvivenza di pochissime superbanche mondiali.
I cittadini pagano il conto con più tasse e meno servizi , ma dal momento che nessuno obbliga gli istituti di credito a concedere prestiti a privati e piccole imprese, sofferenze e disoccupazione per noi aumenteranno.
Cesseranno se, e quando, “i creatori e prestatori di denaro” vorranno.

Ci rendiamo almeno conto dell’assurdità della situazione?

Mentre assistiamo al solito teatrino di una insulsa classe politica che in presenza di un tumore si preoccupa del raffreddore, supina di fronte allo strapotere dei banchieri, ormai da anni oltre il 95% della massa di denaro in circolazione viene investita nelle borse ed in operazioni speculative in giro per il mondo.
Questo impedisce che i capitali vengano usati nel mondo produttivo del lavoro, facendo mancare la linfa vitale ad aziende e privati.

Totale stravolgimento della funzione del denaro, creato per movimentare merci, ma ora accumulato e usato per generare altro denaro.

La moneta è anche una unità di misura di valore convenzionale, ricordate?

Come può un sistema economico funzionare se il valore dell’unità di misura non è stabile?
Si potrebbero progettare e costruire ponti sui corsi d’acqua o tunnel sotto le montagne se il metro una volta dovesse essere uguale a 50 centimetri, un’altra a 130, per poi tornare ad 80 e così via?
Come può la classe politica proporre un qualche credibile programma finanziario a lunga scadenza se i banchieri possono cambiare a loro piacimento il valore dello strumento di misurazione?

I capitali investiti in finanza pura, alla ricerca di profitti immediati, non riposano mai. Nella ricerca spasmodica di guadagni sempre più veloci, si assumono investimenti speculativi sempre più rischiosi, con la conseguenza che ogni tanto un anello della catena si interrompe, trascinando giù l’intero castello di carte.

Questo sistema monetario sembra proprio arrivato al capolinea, prima o poi imploderà su se stesso perché il crollo è insito nel sistema. Si può solamente rimandare di un certo tempo.
La soluzione, fino a quando lo Stato non riacquisterà la propria sovranità monetaria, è sempre la stessa, e ancora nelle mani dei banchieri: devono mettere e tenere in circolazione una adeguata quantità di denaro per permettere ai cittadini di tornare al lavoro, produrre ed avere i soldi per consumare i beni prodotti.

Il costo del denaro è ai minimi storici, però l’economia non può trarne nessun giovamento perché le banche non concedono prestiti.
Quindi, ancora una volta, i banchieri si stanno impossessando delle nostre proprietà immobiliari e ci stanno riducendo alla fame. Suicidi da insolvenza ed esplosioni di violenza improvvisa aumentano in maniera esponenziale a causa dell’enorme stress sociale causato dalla mancanza programmata di denaro dalla circolazione che ci impedisce di consumare le merci che rimangono, abbondanti ed invendute, negli scaffali dei negozi.

Ancora e sempre “miseria in mezzo all’abbondanza”.

La finalità di scambio propria dell’economia, ti do questo per quello, mutato dal Money Power in un assurdo prestito ad interesse: ti presto questo per quello più interessi . . .

Dopo esserci almeno superficialmente resi conto di come vengano alterate la funzione e le finalità di denaro ed economia, prendiamo in esame la manipolazione dell’intera visione d’insieme della vita economica.

Grazie sempre ai mezzi di comunicazione di massa, gli Usurai hanno stravolto i principi fondamentali, il funzionamento e le finalità dell’economia reale, trasportandoci senza che ce ne accorgessimo su un palcoscenico dove va in scena una rappresentazione, una fiction: l’economia virtuale.
Dalle pagine patinate di riviste di inserzioni pubblicitarie saltuariamente interrotte dagli imperdibili sproloqui di eminenti politici di tutti gli schieramenti, e dagli schermi televisivi che instancabilmente, 24 ore su 24, svolgono la loro funzione narcotizzante, i grandi parassiti trasmettono la loro filosofia di vita, secondo la quale vivere senza lavorare è roba da “dritti”, con la conseguente logica deduzione che chi lavora è un fesso.

“Perché lavorare se i tuoi soldi possono lavorare per te?” è lo spot della tendenza imperante in un mondo di “dritti”.

Come in un casinò dove, attirati da mille luci, rumori ed attrazioni varie, frotte di giocatori accorrono, neanche tanto illusi di poter strappare una qualche somma di denaro ad un banco che sanno sempre vincente, così nella vita virtuale l’economia è stata trasformata, con il mercato borsistico e la finanza, in un colossale gioco d’azzardo nel quale l’unico scopo è estrarre ricchezza dal lavoro altrui (il nostro). Anche noi possiamo partecipare, ma solamente per apportare ingenuamente quel denaro necessario ad alimentare e tenere in vita il gioco. Denaro che ci verrà regolarmente rapinato dai professionisti della finanza.

Con la nostra partecipazione, assumendo la funzione del famoso parco buoi borsistico, oltre a farci tosare dei nostri risparmi, ci rendiamo corresponsabili, dello scempio totale che si fa dei principi di una sana economia che vorrebbe invece soddisfare le esigenze più elementari di tutti gli esseri umani.

Noi siamo e saremo sempre i perdenti, il gregge da condurre al pascolo, ingrassare, tosare e macellare. Ma proprio come qualcuno occasionalmente vince ai tavoli del casinò, l’eccezione che conferma la regola, così nella vita virtuale, per alimentare l’illusione, ogni tanto qualche povero si trasforma in ricco.

Ma è solo un’ illusione per gonzi.

Le regole del gioco vengono stabilite dai gestori del sistema, e sono tutte a loro favore.
Il banco vince sempre, e gli Usurai si prendono tutti i frutti del nostro lavoro.

È matematico.

Capitolo V

L’EMISSIONE DEL DENARO

L’emissione del denaro è il momento nel quale si consuma la truffa ai danni delle popolazioni mondiali.
Questa truffa (prestare il dovuto), è l’origine di fortune immense nelle mani di pochissime persone, in inconcepibile contrasto con milioni di altre alle quali manca il minimo per mantenersi in vita.
Il sistema bancario emette moneta prestandola con interesse alla popolazione. Dal momento che siamo noi che le diamo valore accettandola, non dovremmo indebitarci prendendola in prestito ad interesse.

Come avviene attualmente l’emissione del denaro nel nostro paese?

In due modi: con la vendita dei titoli di Stato da parte del ministero del Tesoro, e con la concessione di prestiti ad interesse a cittadini e aziende da parte delle banche commerciali private.

Primo caso, la vendita di obbligazioni di stato da parte del ministero del Tesoro: buoni ordinari del tesoro, i famosi Bot, certificati di credito del tesoro, i Cct, buoni poliennali, Bpt, o Czt, certificati del tesoro zero coupon.

Cosa è una obbligazione?

Nel mondo della finanza una obbligazione è un titolo di credito fruttifero emesso da una società per azioni o dallo stato.
Praticamente una cambiale, un pagherò: un impegno a restituire con gli interessi ad una data prestabilita una certa somma avuta in prestito. In caso di mancato pagamento la cambiale da me firmata può essere impugnata dal creditore per rivalersi, per via giudiziaria, sulle mie proprietà.

I meccanismi dell’emissione monetaria dovrebbero essere semplici e di pubblico dominio, spiegati quanto più chiaramente possibile ai ragazzi nella scuola dell’obbligo e a tutta la popolazione attraverso programmi televisivi popolari. Se non ci fosse niente da nascondere.

Purtroppo, come tutto ciò che riguarda la nostra moneta, questi argomenti sono resi di difficile accesso, non sono divulgati in maniera chiara e precisa, rimangono sfuggenti.
Non è semplice ricostruire origine e percorso esatto delle banconote nel Sistema Europeo delle Banche Centrali.

Nel nostro paese la vendita di titoli di stato avviene attraverso aste pubbliche che si svolgono presso la Banca d’Italia, alle quali possono partecipare solo operatori abilitati, i cosiddetti investitori istituzionali: banche abilitate (comunitarie ed extracomunitarie), Sim (società di intermediazione mobiliare), società assicurative, fondi d’investimento, fondi pensione, società di gestione di risparmio, holding finanziarie.

Stiamo parlando di società private, e quindi di capitali privati.

Il popolo italiano, per avere denaro, è costretto a chiederlo in prestito a dei privati che ne hanno disponibilità, e restituirlo con interessi.

A questo punto può intervenire (oppure no) la Banca d’Italia, decidendo se acquistare (o non) attraverso “operazioni di mercato aperto”, i titoli di stato.
Gli acquisti di buoni del Tesoro da parte della Banca Centrale sono particolarmente importanti perché regolano la quantità di denaro in circolazione.

Quando compra titoli, la Banca d’Italia aumenta la quantità di euro in circolazione, quando invece li vende, ritira euro dalla circolazione, ne diminuisce la quantità.
Questo però non significa che questa massa monetaria finisca per circolare nella comunità dei cittadini e serva a far girare a pieno ritmo l’economia con vantaggio di tutti.

La Banca Centrale consegna quel mezzo di scambio tanto importante per far girare l’economia a una determinata categoria di persone che hanno già denaro in abbondanza e ne faranno il peggior uso possibile: pura speculazione.
Invece di entrare nel mondo del lavoro produttivo, il denaro verrà dirottato nel mondo della finanza.

Finanza è un termine sfuggente, virtuale che si può tranquillamente tradurre con furto legalizzato ai danni di ingenui cittadini.

Una rapina soft, meno traumatica ma più efficace di quella a mano armata.

Il mezzo di scambio viene usato come deposito di ricchezza, tesaurizzato per remunerare con gli interessi il capitale e non il lavoro. E quando il denaro non viene usato per movimentare merci, ma per partorire altro denaro, la sua funzione sociale di distributore di ricchezza tra tutti i membri della società viene a mancare.

La Banca Centrale privata crea denaro praticamente a costo zero con la stampa o con il computer, lo presta ad un interesse dell’uno per cento annuo ai suoi padroni e compari delle banche commerciali, i quali a loro volta lo prestano a noi al 6/7 o 8% di interesse.

Facile fare soldi coi soldi, no?

Questo senza esserci nemmeno addentrati nel magico mondo della finanza speculativa che da ben altri guadagni.

Accumulando denaro nelle mani dei suoi padroni Usurai, la Banca d’Italia, massima “autorità monetaria” del paese, fa della moneta l’uso peggiore che si possa fare.
Il denaro deve essere consegnato al popolo. Le tasche dei cittadini sono il suo habitat naturale.

Sapere come viene emesso il denaro è importante, capire che nasce come debito gravato da interesse è fondamentale.

Per portare avanti l’ordinaria amministrazione, il governo chiede i soldi in prestito ad interesse indebitando lo Stato (i cittadini).
Le obbligazioni messe in vendita dal ministero del Tesoro, finiscono in mano di società o privati che hanno disponibilità.

La compravendita assume sfumature differenti a seconda dell’acquirente.

Il pensionato che compra Bot, dà denaro “vero”, “sudato”, il certificato di un lavoro svolto guadagnato in tanti anni di attività lavorativa e miracolosamente sopravvissuto ad un enorme e disonesto prelievo fiscale.

Il sistema bancario invece paga con banconote appena stampate per l’occasione o un accredito sul conto corrente del ministero del Tesoro presso la Banca d’Italia.

Nel primo caso stiamo parlando di carta, colorata in vari modi per impressionarci maggiormente, ma ancora senza nessun valore. Nel secondo di un impulso elettronico in un computer.
Una registrazione contabile.
La Banca Centrale Europea e la Banca d’Italia pagano la cambiale (Bot), inconsapevolmente garantita dal lavoro e dalle proprietà del popolo italiano, con un assegno a vuoto.
Tutto qui.

Ogni volta che il ministero del Tesoro emette 100 milioni di euro di titoli, il popolo italiano dovrà pagare con il prelievo fiscale 100 più interessi per quel mezzo di scambio che dovrebbe essere messo a sua disposizione gratuitamente.

Quando i Bot finiscono nelle mani della Banca d’Italia, questa li paga con un assegno senza fondi proveniente dal nulla assoluto.
Sostiene unicamente il costo della stampa.
Si impossessa di 100 milioni più interessi di valore appartenete al popolo italiano, dando nulla in cambio.

L’inganno è talmente semplice che la mente fa fatica a riconoscerlo come tale.

Ma se da nessuna parte è scritto chi debba essere il proprietario del valore monetario, con quale diritto la Banca Centrale se ne impossessa a costo zero?

Il governo chiede al mercato (ai capitali privati) i soldi che potrebbe tranquillamente far emettere al ministero del Tesoro senza indebitare il popolo. Invece preferisce creare di proposito un debito pubblico praticamente inestinguibile che noi siamo chiamati a ripagare sopportando un enorme prelievo fiscale.

La Banca d’Italia, prima sola, ora in combutta con la BCE, produce carta colorata e click nel computer.
A differenza del pensionato, non dà nessun corrispettivo in cambio delle obbligazioni di stato. Nulla.

Ricordate il Gran Kan di Marco Polo che dava foglietti di carta per merci, oro e pietre preziose?

Secondo caso: creazione di denaro attraverso la concessione di prestito ad interesse a cittadini e aziende da parte delle banche commerciali private.

Se io perdo il lavoro perché la Grande Usura internazionale ha fatto scoppiare una crisi, e non ho parenti o amici che possano prestarmeli, per avere dei soldi sono obbligato a chiederli ad un Istituto di Credito.

A parte gli spiccioli emessi dalla Zecca di Stato, nel nostro paese solo le banche emettono moneta.

La banca commerciale alla quale sono obbligato a rivolgermi, può, a suo insindacabile giudizio, rifiutarsi di concedermi un prestito, confermando in pieno che il sistema bancario privato si comporta da proprietario di fatto del valore monetario.

Il popolo sovrano è il creatore e proprietario teorico del valore monetario, che viene però controllato e gestito dai banchieri Usurai.

Se invece la mia richiesta di credito dovesse venire accettata, ciò avviene unicamente perché la banca vede in me (nel mio lavoro e nei miei beni immobili) la capacità di poter restituire quei soldi.
A conferma che la potenzialità di creazione del valore monetario sta in noi, non nella banca: nella nostra capacità lavorativa, nella nostra mente, nel nostro talento.
Ma allora, dopo essersi spacciata per proprietaria della moneta nonostante nessuna legge dello Stato glielo abbia concesso, con quale diritto ci chiede pure gli interessi su un valore che trova origine unicamente nelle nostre capacità produttive?

Perché il governo ha ceduto al sistema bancario privato l’enorme privilegio di ricavare valore monetario dal nostro lavoro?

È lo Stato che deve stampare moneta in nome e per conto del popolo sovrano.

Lo Stato è una entità astratta creata dalla nostra mente per facilitare la creazione di benessere per i cittadini, non certo per arricchire le banche private.

Quando noi andiamo a chiedere un mutuo, il banchiere non va nel retro a prendere i soldi dalla cassaforte per consegnarci 100.000 euro in contanti.

La banca non ha quel denaro.

Il banchiere ci apre un credito pigiando i tasti del computer, digita una cifra nel nostro conto corrente: in quel momento nuovo valore monetario viene creato. Con una semplice scrittura contabile.

La banca commerciale crea denaro dal nulla.
Ancora una volta: perché il governo permette a degli anonimi Usurai capitalisti di emettere moneta dal nulla e intascarsi l’interesse che arricchisce loro ed impoverisce noi?
Tornando ai titoli di Stato, le motivazioni che spingono all’acquisto delle obbligazioni di stato sono il già menzionato credito della nazione, ispirato dalla laboriosità e dalle proprietà dell’intera popolazione del paese, e quindi la certezza della riscossione, la fiducia nel debitore e, naturalmente, i buoni tassi di interesse offerti.

A proposito dei buoni del Tesoro, già nel 1862, al tempo della Guerra Civile americana, la grande finanza internazionale aveva un programma ben preciso. Attraverso lo “Hazard Circular”, una pubblicazione della Banca d’Inghilterra ad uso interno, confidenziale e pertanto più affidabile, redatta da un agente dei banchieri inglesi, Mr. Hazard comunicava che:

“Il gran debito che noi capitalisti stiamo generando con questa Guerra Civile, deve essere utilizzato per controllare il valore del denaro. Per arrivare a ciò, i Buoni del Tesoro devono essere usati come base, o supporto del denaro . . possiamo controllare i Buoni del Governo e, attraverso loro, l’emissione dei biglietti.”

“…possiamo controllare i Buoni del Governo e, attraverso loro, l’emissione dei biglietti.”

Tenete bene a mente quest’ultima frase.

Abbiamo detto in precedenza che la moneta è un credito che il portatore vanta nei confronti della società, una titolo di richiesta per ottenere merci e servizi. Il portatore individuerà il debitore nel momento in cui cederà il suo credito o richiesta in cambio di una merce.

Quando la Banca d’Italia stampa banconote e le tiene immagazzinate nei suoi scaffali, sono ancora dei simboli vuoti, un prodotto tipografico, una stampa su carta.
Prenderanno valore di moneta in mano del primo percettore se questi li accetterà come mezzi di scambio per il bene che sta cedendo come corrispettivo, e varranno esattamente ciò che egli è disposto a dare in cambio di quei biglietti.

continua…..

 

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Paolo MALEDDU