Yemen: Aerei israeliani con falsa bandiera saudita sganciano bombe ai neutroni, sono stati uccisi 135 bambini e feriti altri 260. Cifre confermate da Anthony Lake, direttore dell’Unicef: «Il numero delle piccole vittime cresce di giorno in giorno. C’è urgente necessità di agire per proteggere i bambini e per porre fine alle ostilità che stanno devastando la loro vita e il futuro».

 

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25 maggio 2015

Veterans Today, la solitamente ben informata rivista dei veterani Usa, scrive che una bomba ai neutroni sarebbe stata sganciata sullo Yemen da un caccia israeliano IAF con insegne saudite. Nel filmato pubblicato da Veterans Today (che vi riproponiamo in coda all’articolo), che risale al 20 maggio 2015, si vede l’esplosione di una bomba nella zona Jabal al Naqb, appunto nello Yemen.
Secondo Jeff Smith, un fisico nucleare ex ispettore dell’International atomic energy agency, quanto si vede nel filmato «analizzato da esperti di armi nucleari è, con molto elevata probabilità, una bomba ai neutroni, un attacco che non può che essere stato israeliano». Nella sua analisi Smith fa notare che quella sganciata su Jabal al Naqb non è una bomba convenzionale e «sembra essere una piccola bomba a neutroni. La dimensione, il colore, il lightning effect e la durata della palla di fuoco sospesa a mezz’aria e il grande fungo atomico», dimostrerebbero che si tratta di un ordigno non convenzionale e anche il CCD cameras imaging device mostra uno “scintillio”, che è il segnale del rilevamento di neutroni (i lampi bianchi nei pixel del video). «Quando nella fotocamera sono presenti flash di pixel bianchi, è perché è stata colpita dai neutroni della palla di fuoco dell’esplosione nucleare – spiega Smith – E’ il circuito elettronico del CCD sovraccarico che produce i lampi bianchi. Se la radiazione è troppo alta brucia il chip. In Giappone hanno avuto grossi problemi con questo con le telecamere dei robot a Fukushima, che hanno fallito la loro missione a causa delle radiazioni molto elevate».
SAmith è convinto che la bomba ai neutroni sia stata sganciata da un aereo israeliano che era camuffato con le insegne dell’Arabia Saudita e dice che ormai gli israeliani «Non nascondono nemmeno più il loro uso, solo che non lo ammettono pubblicamente e l’Iaea non fa nulla o non dice nulla. Questo è il vero crimine di guerra. L’Onu si limita ad ignorarlo. a meno che non si lamentino Usa, Francia o UK… Russia e Cina non dicono nulla. E. Questo è ora il secondo uso conosciuto di armi nucleari in Yemen da parte dell’Arabia Saudita».
In attesa di ulteriori verifiche, quanto rivelato da Veterans Today confermerebbe in maniera clamorosa quanto gli iraniani dicono fin dal primo giorno dell’attacco agli sciiti Houthi che hanno preso il potere nello Yemen; la coalizione araba sunnita a giuda saudita collaborerebbe attivamente con Israele e la bomba ai neutroni sarebbe un chiaro avvertimento a Teheran: Israele è pronta a colpire gli impianti nucleari se gli iraniani continueranno ad intromettersi nello Yemen (e forse anche in Iraq e Siria).
La stampa iraniana rilancia la notizia e aggiunge che dall’inizio dell’attacco allo Yemen sono stati uccisi 135 bambini e feriti altri 260. Cifre confermate da Anthony Lake, direttore dell’Unicef: «Il numero delle piccole vittime cresce di giorno in giorno. C’è urgente necessità di agire per proteggere i bambini e per porre fine alle ostilità che stanno devastando la loro vita e il futuro».
La radio internazionale iraniana Irib, commenta: «La monarchia wahabita dell’Arabia Saudita, con il sostegno degli Stati Uniti, dell’entità sionista e di un paio di paesi arabo-africani, ha lanciato una violenta campagna militare contro gli yemeniti di Houthi […] l’ Arabia Saudita, il falso custode della “Casa di Dio”, ha le mani sporche del sangue dei musulmani», e mostra le foto di piccoli yemeniti, «i bambini di quel martoriato paese, il più povero nel mondo arabo. Il regno saudita invece di aiutare il suo vicino lo bombarda, con armi fabbricate da Israele».
Intanto, mentre i sauditi continuano a bombardare Sana’a e il resto dello Yemen arriva la notizia che la conferenza organizzata dalle Nazioni Unite per rilanciare i colloqui di pace in Yemen è stata rinviata. Stando ad Irib, «l’incontro doveva svolgersi il 28 maggio a Ginevra, ma un funzionario Onu ha detto: «Posso confermare che la riunione è stata rinviata».
La decisione sarebbe stata presa dopo che l’ex presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi, fuggito dopo che gli Houthi avevano preso il potere, ha annunciato che non avrebbe partecipato alla Conferenza per la pace per lo Yemen a Ginevra. Mansour Hadi mostra così di avere veramente poco a cuore le sorti del suo Paese e del suo popolo e conferma quanto gli sciiti dicono di lui, dipingendolo come una marionetta dei sauditi senza nessun potere reale.

tratto da: (clicca qui)

2015.05.30 – Scandalo FIFA: perche’ proprio ora ?

Posted by Presidenza on 30 Maggio 2015
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Il premio finale per lo Stato terrorista americano che si atteggerà a salvatore del calcio mondiale ? Non la “giustizia”, ma un sacco di soldi per i mondiali di USA 2022

 

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DI PEPE ESCOBAR

 

 

 

Non c’è dubbio che la FIFA sia un racket mostruoso, assolutamente nocivo per lo sport. Ci sono però miriadi di altre situazioni in gioco.

Il timing. Perché proprio ora? Avrebbe potuto succedere tutto molto prima, da quando Condie Rice aveva chiesto di estromettere l’Iran dalla Coppa del Mondo – ricevendo un rifiuto; la richiesta faceva parte di un mostruoso pacchetto di sanzioni contro l’Iran.
C’è una forte lobby statunitense fermamente decisa a togliere alla Russia la Coppa del Mondo del 2018 e in via ipotetica tutti i pezzi grossi occidentali vogliono il Qatar dei “ribelli moderati in Siria” fuori dalla Coppa del Mondo 2022.

Non dimentichiamoci che gli sfruttatori di forza lavoro schiavizzata del deserto avevano vinto contro gli USA nella candidatura al 2022. Sono gli USA che avrebbero dovuto ospitare la manifestazione:

http://theweek.com/articles/557257/down-fifa-why-next-world-cup-should-held-usa

Ora l’FBI ha una perfetta occasione di apparire meravigliosa. E che fantastica mossa di marketing – gli USA che “salvano” il calcio di tutto il mondo da un gruppo di squali cattivi.
Il premio finale: non la “giustizia”, ma un sacco di soldi per i mondiali di USA 2022

Business-virus. La FIFA nel mirino dell’FBI

Il calcio è marcio: la rima non è perfetta ma ci si avvicina parecchio. E delle rime, comunque, chi se ne frega. Saltiamo al completamento della frase, e del concetto: il calcio è marcio da un pezzo, e chiunque continui a fare finta che non sia così è giocoforza un illuso ai limiti dell’idiozia oppure uno che ha qualcosa da guadagnarci, vuoi in modo legale, vuoi in modo illegale.
Dando ciò per acquisito (chi abbia dei dubbi può “divertirsi” a digitare on-line le due paroline chiave, corruzione e calcio, e a vedere quanti casi si sono già accumulati, dalle scommesse truccate agli abusi di ogni sorta) non c’è più alcun motivo di stupirsi per le accuse contenute in quest’ultima maxi inchiesta proveniente dagli USA e, semmai, da accogliere con qualche cautela per le possibili implicazioni ostili alla Russia, assegnataria dei Mondiali 2018. Men che meno, c’è da stracciarsi le vesti come se di colpo si fosse scoperto che a custodire il Paradiso Pallonaro c’erano invece dei satanassi della peggiore specie. La sola cosa seria da fare, al contrario, è avventarsi sulla domanda decisiva: come ci siamo arrivati, a cotanto schifo?
L’interrogativo, naturalmente, deve essere ampliato. Primo: era davvero così imprevedibile che, trasformando uno sport in un business, le logiche del profitto avrebbero prevalso su ogni principio di correttezza, sia agonistica che organizzativa? Secondo: invece di passare anni e anni a paventare la temutissima “rottura del giocattolo”, non sarebbe stato il caso di riconoscere pubblicamente che ormai non si trattava più di un gioco, nel senso buono del termine, ma di una cinica messinscena, imperniata sui bisogni psicologici più o meno distorti di popolazioni terribilmente a corto di comunità e di miti?
Ammesso che si fosse in buona fede, e la questione investe innanzitutto i “colleghi” dei media mainstream, le crescenti, stridenti, insormontabili contraddizioni tra la teoria e la pratica avrebbero dovuto balzare all’occhio già da molto tempo. Preso atto del degrado irreversibile, scatta l’obbligo di farla finita con gli infiniti aggiornamenti della cronaca – benché inframmezzati, e mascherati, da pensose riflessioni sulla necessità di un risanamento, o persino di una palingenesi – e arrivare dritti all’epilogo: il paziente non sta migliorando e non si riprenderà né ora né mai, per il semplicissimo motivo che il suo tumore è all’ultimo stadio (stadio, yes).
Viceversa, si è andati avanti a oltranza. Processi del lunedì, del martedì, di ogni stramaledetto giorno della settimana; discussioni a non finire prima-durante-e-dopo ogni fottuta partita, o partitona, o partitella, dai normali match di campionato alle grandiose sfide delle coppe internazionali, e fino ai risibili tornei estivi coi calciatori fuori forma e i tifosi in crisi d’astinenza a caccia di emozioni riflesse, della serie “loro giocano e noi ci eccitiamo”.
Tutto permesso e addirittura legittimato, pur di tenere aperto il baraccone e di lucrare una parte degli enormi incassi complessivi. Giornalisti, o presunti tali, che scambiano gli studi radiofonici e televisivi per dei palcoscenici su cui esibirsi, con ambizioni da showmen e risultati da guitti di quart’ordine. Addetti ai lavori, dai presidenti in giù, che straparlano senza riuscire a controllarsi, tanto poi, se serve, c’è la comodissima via di fuga della rettifica, resa ancora più ipocrita dallo pseudo alibi del “sono stato frainteso”. Affaristi senza scrupoli, e delinquenti a pieno titolo, che saccheggiano tutto il saccheggiabile, alla faccia delle chiacchiere sul fair play, degli appelli a una ritrovata moralità e persino delle inchieste giudiziarie, fatalmente limitate a degli specifici filoni d’indagine.
Bisogna continuare? C’è da augurarsi di no. Per quanto si possa aver amato il calcio come sport, sull’onda delle passioni da ragazzini, l’amara verità è che quello slancio non ha più nessuna ragion d’essere. È solo un riflesso condizionato, un’abitudine sbagliata, un entusiasmo mal riposto. E prima lo si capisce – prima si riesce a liberarsene – meglio è: mai più neanche un euro, a chi ha avvelenato i pozzi del calciodotto.
Federico Zamboni

tratto da: (clicca qui)

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lunedì 25 maggio 2015
MADRID – I nuovi movimenti di protesta anti-corruzione – giudati da Podemos – hanno ottenuto risultati ragguardevoli alle elezioni locali e regionali in Spagna, conquistando Barcellona e infrangendo la maggioranza del Partito popolare (Pp) a Madrid.
Una battuta d’arresto storica e catastrofica per i partiti tradizionali.
Nella capitale, Madrid, amministrata per gli ultimi 20 anni dalla formazione politica dell’attuale premier Mariano Rajoy e roccaforte conservatrice, un gruppo sostenuto dal partito anti-austerity Podemos potrebbe conquistare l’amministrazione comunale.
I nuovi gruppi locali ispirati a Podemos, Barcelona En Comu e Ahora Madrid, sono stati formalmente lanciati solo pochi mesi fa, ma hanno già allentato la morsa dei due grandi partiti – Pp e Psoe – che hanno governato in Spagna per quasi quattro decenni. E Barcellona è stata conquistata.
Nati sulla scia dei movimenti di protesta degli Indignados, che hanno portato in piazza tantissimi persone durante la crisi economica, i nuovi gruppi hanno puntato sulla lotta alla corruzione e alla disoccupazione la loro campagna elettorale.
Migliaia di sostenitori di entrambi i partiti si sono riversati sulle strade di Madrid e Barcellona, per festeggiare.
Ahora Madrid, guidata dalla 71enne giudice in pensione Manuela Carmena, si è piazzata seconda nella capitale alle spalle del Partito popolare, al governo, ma potrebbe ancora amministrare la città nel caso formasse un’alleanza con i socialisti, finiti terzi. “Ricorderemo tutto questo come qualcosa di speciale e straordinario”, ha detto ai sostenitori nel centro di Madrid.
Il leader del gruppo a Barcellona, Ada Colau, è una 41enne attivista salita alla ribalta delle cronache per la sua strenua difesa dei cittadini dagli sfratti. “In questa titanica lotta di Davide contro Golia”, ha sottolineato, “abbiamo vinto perché abbiamo fatto cose incredibili con scarse risorse e il potere del popolo”.
Barcelona En Comu ha ottenuto un seggio in più nel consiglio comunale della città catalana rispetto all’avversario meglio piazzato; tornando alla capitale, Carmena ha la possibilità di infliggere un colpo durissimo al Pp – che ha governato Madrid per 23 anni – e al premier Mariano Rajoy in vista delle elezioni generale, previste intorno a novembre.
Colau è felice e raggiante, davanti ai giornalisti – molti stranieri – che l’attendevano dopo la notizia della vittoria elettorale. Per i suoi sostenitori, il risultato delle urne è stato accolto alla stregua di un trionfo.
Podemos, alleato del partito al potere greco Syriza, di fatto non si è presentata alle elezioni amministrative, ma si è piazzata al terzo posto in quelle regioni. Pp e Psoe hanno riportato “uno dei peggiori risultati della loro storia”, ha evidenziato il leader di Podemos, Pablo Iglesias, a urne chiuse, “Questa primavera del cambiamento è irreversibile e ci porterà fino a novembre. Raccoglieremo la sfida di vincere le elezioni contro il Partito Popolare”.
Al fianco dei gruppi di protesta di sinistra va segnalato anche il risultato elettorale del partito centrista, a favore di un’economia liberale, Ciudadanos, piazzatosi al quarto posto a Madrid e Barcellona. Come Podemos, ha promesso di combattere la corruzione e raddrizzare un Paese colpito da disoccupazione e tagli alla spesa.
Ciudadanos sta conquistando elettori sia a destra sia a sinistra, promettendo riforme più moderate e favorevoli ai mercati, considerate meno allarmanti da investitori stranieri, ma il suo risultato è considerato unanimemente molto al disotto delle aspettative e soprattutto non ha tolto voti a Podemos.
Il Pp ha vinto dodici delle tredici votazioni per i governi regionali ma ha perso tutte le maggioranze assolute. Nel complesso, il suo gradimento è sceso di ben dieci punti percentuali, dal 37 per cento del 2011 all’attuale 27 per cento.
Rajoy ha già avvertito che un’esclusione del Pp dal potere potrebbe far naufragare la ripresa economica della Spagna. “Gestiremo la nostra maggioranza con umità”, ha detto uno dei leader popolari, Carlos Floriano, ai giornalisti, “La prossima sarà la legislatura del dialogo e degli accordi”. Podemos ribatte: se la ripresa di Rajoy significa gli attuali milioni di disoccupati in Spagna, stipendi da fame e pensioni tagliate con la povertà che dilaga, non la vogliamo. Vogliamo cambiare tutto e abbandonare questa politica Ue che ha distrutto la Spagna.
E gli spagnoli stanno con Podemos

tratto da: (cliccaqui)

2015.05.21 – PARLA CRAXI

Posted by Presidenza on 21 Maggio 2015
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Craxi: “La pace [che] si organizza con la cooperazione, la collaborazione, il negoziato e non con la spericolata globalizzazione forzata. Ogni Nazione ha una sua identità, una sua storia, un ruolo geopolitico cui non può rinunciare. Più Nazioni possono associarsi, mediante trattati per perseguire fini comuni, economici, sociali, culturali, politici, ambientali. Cancellare il ruolo delle Nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità che si vogliono costruire. Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare.”

 

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Quelle che seguono sono alcune citazioni che ho estratto dal volume “Io parlo e continuerò a parlare”, una raccolta di note e appunti di Bettino Craxi dall’esilio, redatti negli anni novanta fino alla morte avvenuta nel 2000. Sono a metà della lettura del libro e questi sono i passaggi che ho trovato finora particolarmente significativi ed in alcuni casi sorprendenti, agghiaccianti, al limite della preveggenza.
I pericoli che Craxi vede, vent’anni fa, per il futuro dell’Italia, sono ora qui davanti a noi in tutta la loro crudezza. Coloro che “si sono salvati” a differenza di chi, come lui, è finito tra i sommersi, ora sono i protagonisti assoluti di quella che il leader socialista chiamò allora violenta normalizzazione.

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Craxi è uno sconfitto e ne ha per tutti: per Prodi, per D’Alema, per l’adesso doppiamente emerito Napolitano che, dice Craxi, essendo stato il responsabile delle relazioni internazionali del PCI, potrebbe finalmente raccontare come funzionava veramente il meccanismo – assolutamente bipartizan – di finanziamento occulto dei partiti. Sembrano giudizi scaturiti dal mero rancore personale ma la Storia ormai sta dando ragione al leader socialista di tanta severità di giudizio.
Soprattutto, al di là della semplificazione comune che vorrebbe Craxi come corresponsabile dello sfacelo attuale e quindi indegno di parlare, questi appunti ci riconsegnano un uomo politico che, a confronto dei figuri attuali, dei monumenti all’incompetenza, delle azdore, degli antistatisti sociopatici fautori del patricidio, risulta un assoluto gigante della politica.

Vediamo assieme questi passaggi salienti di una testimonianza storica interessantissima e della quale consiglio vivamente la lettura.

Craxi si è fatto un’idea assai realistica dei veri scopi della globalizzazione, a differenza di certi progressisti in ecopellaccia che conosciamo.

“La pace [che] si organizza con la cooperazione, la collaborazione, il negoziato e non con la spericolata globalizzazione forzata. Ogni Nazione ha una sua identità, una sua storia, un ruolo geopolitico cui non può rinunciare. Più Nazioni possono associarsi, mediante trattati per perseguire fini comuni, economici, sociali, culturali, politici, ambientali. Cancellare il ruolo delle Nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità che si vogliono costruire. Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare.” (pag. 6, “Incipit”)

Identità nazionale? Nazione in maiuscolo? Ohibò! Nel nuovo secolo del “patriottismo sovranazionale” dei lottacontinuisti, del multisubculturalismo e del razzismo al contrario, ovvero di quello contro i propri simili, propugnati dalla vera sinistra (secondo la definizione data del PD dell’on. Serracchiani) queste parole sembra impossibile provengano da un leader socialista.
Eppure Craxi intuisce che dietro all’attacco alla partitocrazia potrebbe celarsi un progetto di delegittimazione della politica intesa come strumento di democrazia, mirante a costruire un futuro di alzamanos senza alcun vero potere rappresentativo popolare ma solo la delega ad “eseguire gli ordini” delle élite secondo il classico schema della banalità del male.

“I partiti dipinti come congreghe parassitarie divoratrici del danaro pubblico, sono una caricatura falsa e spregevole di chi ha della democrazia un’idea tutta sua, fatta di sé, del suo clan, dei suoi interessi e della sua ideologia illiberale.” (pag. 12, “Era un sistema”)
“Fa meraviglia, invece, come negli anni più recenti ci siano state grandi ruberie sulle quali nessuno ha indagato. Basti pensare che solo in occasione di una svalutazione della lira, dopo una dissennata difesa del livello di cambio compiuta con uno sperpero di risorse enorme ed assurdo dalle autorità competenti, gruppi finanziari collegati alla finanza internazionale, diversi gruppi, speculando sulla lira evidentemente sulla base di informazioni certe, che un’indagine tempestiva e penetrante avrebbe potuto facilmente individuare, hanno guadagnato in pochi giorni un numero di miliardi pari alle entrate straordinarie della politica di alcuni anni.
Per non dire di tante inchieste finite letteralmente nel nulla.” (pag. 17)
“Me lo dissero, anzi me lo scrissero, nel mese di luglio. Il mese dei veleni della politica, il mese in cui cadono i regimi, si fanno o si preparano le crisi, si ordiscono congiure prima di andare in vacanza.” (pag. 60 “Una nota di luglio”, 1994)

Già, il mese di luglio che ritornerà prepotentemente d’attualità nel 2011, quando, tra scambi di lettere e trame sotterranee, proprio nella mezza estate, si preparerà il golpe della Troika e l’arrivo dei “supertecnici” per l’autunno.

“Il regime avanza inesorabilmente. Lo fa passo dopo passo, facendosi precedere dalle spedizioni militari del braccio armato. La giustizia politica è sopra ogni altra l’arma preferita. Il resto è affidato all’informazione, in gran parte controllata e condizionata, alla tattica ed alla conquista di aree di influenza.
Il regime avanza con la conquista sistematica di cariche, sottocariche, minicariche, e con una invasione nel mondo della informazione, dello spettacolo, della cultura e della sottocultura che è ormai straripante.” (pagg. 75-76, “Il ventennio”, 1997)

L’informazione, la propaganda, l’infiltrazione del pensiero unico in ogni ganglio della repubblica. Le riforme…

“Non contenti dei risultati disastrosi provocati dal maggioritario, si vorrebbe da qualche parte dare un ulteriore giro di vite, sopprimendo la quota proporzionale per giungere finalmente alla agognata meta di due blocchi disomogenei, multicolorati, forzati ed imposti. Partiti che sono ben lontani dalla maggioranza assoluta pensano in questo modo di potersi imporre con una sorta di violenta normalizzazione.” (pag. 81, “I più puri che epurano”)

Ancora sulla globalizzazione e il ruolo sempre più subalterno dell’Italia.

“Sono oggi evidentissime le influenze determinanti di alcune lobbies economiche e finanziarie e di gruppi di potere oligarchici.
A ciò si aggiunga la presenza sempre più pressante della finanza internazionale, il pericolo della svendita del patrimonio pubblico, mentre peraltro continua la quotidiana, demagogica esaltazione della privatizzazione.
La privatizzazione è presentata come una sorta di liberazione dal male, come un passaggio da una sfera infernale ad una sfera paradisiaca. Una falsità che i fatti si sono già incaricati di illustrare, mettendo in luce il contrasto che talvolta si apre non solo con gli interessi del mondo del lavoro ma anche con i più generali interessi della collettività nazionale.
La “globalizzazione” non viene affrontata dall’Italia con la forza, la consapevolezza, l’autorità di una vera e grande Nazione, ma piuttosto viene subìta in forma subalterna in un contesto di cui è sempre più difficile intravedere un avvenire, che non sia quello di un degrado continuo, di un impoverimento della società, di una sostanziale perdita di indipendenza.” (pag. 88-89, “Globalizzazione”)

I salvati e come si salvarono.

“D’Alema ha detto che con la caduta del muro di Berlino si aprirono le porte ad un nuovo sistema politico. Noi non abbiamo la memoria corta. Nell’anno della caduta del muro, nel 1989, venne varata dal Parlamento italiano una amnistia con la quale si cancellavano i reati di finanziamento illegale commessi sino ad allora.
La legge venne approvata in tutta fretta e alla chetichella. Non fu neppure richiesta la discussione in aula. Le Commissioni, in sede legislativa, evidentemente senza opposizioni o comunque senza opposizioni rumorose, diedero vita, maggioranza e comunisti d’amore e d’accordo, a un vero e proprio colpo di spugna.
La caduta del muro di Berlino aveva posto l’esigenza di un urgente “colpo di spugna”.
Sul sistema di finanziamento illegale dei partiti e delle attività politiche, in funzione dal dopoguerra, e adottato da tutti anche in violazione della legge sul finanziamento dei partiti entrata in vigore nel 1974, veniva posto un coperchio.” ( pag. 124 “Il colpo di spugna”)
“La montagna ha partorito il topolino. Anzi il topaccio. Se la Prima Repubblica era una fogna, è in questa fogna che, come amministratore pubblico, il signor Prodi si è fatto le ossa.” Pag. 135. “L’uomo nuovo”)

Quelle sull’Europa ed i suoi parametri, infine, sono tra le pagine più profetiche delle memorie craxiane. E’ inevitabile confrontare queste parole con le appassionate difese dell’euro dei vari giannizzeri, sindacalisti, economisti embedded e ministri per caso.

“I parametri di Maastricht non si compongono di regole divine. Non stanno scritti nella Bibbia. Non sono un’appendice ai dieci comandamenti.
I criteri con i quali si è oggi alle prese furono adottati in una situazione data, con calcoli e previsioni date. L’andamento di questi anni non ha corrisposto alle previsioni dei sottoscrittori. La situazione odierna è diversa da quella sperata.
Più complessa, più spinosa, più difficile da inquadrare se si vogliono evitare fratture e inaccettabili scompensi sociali. Poiché si tratta di un Trattato, la cui applicazione e portata è di grande importanza per il futuro dell’Europa Comunitaria, come tutti i Trattati può essere rinegoziato, aggiornato, adattato alle condizioni reali ed alle nuove esigenze di un gran numero ormai di paesi aderenti.
Questa è la regola del buon senso, dell’equilibrio politico, della gestione concreta e pratica della realtà.
Su di un altro piano stanno i declamatori retorici dell’Europa, il delirio europeistico che non tiene contro della realtà, la scelta della crisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione […].
Affidare effetti taumaturgici e miracolose resurrezioni alla moneta unica europea, dopo aver provveduto a isterilire, rinunciare, accrescere i conflitti sociali, è una fantastica illusione che i fatti e le realtà economiche e finanziarie del mondo non tarderanno a mettere in chiaro […]. (pagg. 152-153, “Comandamenti e parametri”, 1997.)

tratto da: (clicca qui)

In un trattato concluso mercoledì tra Santa Sede e governo palestinese si parla per la prima volta di “Stato di Palestina”, e non più di OLP

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Foto: Papa Francesco con il presidente palestinese Mahmoud Abbas in Vaticano, durante lo storico incontro in cui era presente anche il presidente israeliano Shimon Peres, l’8 giugno

 

 

Mercoledì il Vaticano ha riconosciuto ufficialmente lo stato palestinese, nominandolo per la prima volta in un trattato bilaterale. Il Vaticano aveva già aderito alla decisione presa nel 2012 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in cui si promuoveva la Palestina da “entità non statuale” a “stato osservatore non membro”. Il trattato di oggi è comunque il primo documento legale in cui il Vaticano parla di “Stato di Palestina” anziché di “Organizzazione per la Liberazione della Palestina” (OLP): si tratta di fatto di un riconoscimento ufficiale. Domenica prossima il presidente palestinese Mahmoud Abbas e Papa Francesco si incontreranno in Vaticano, prima della messa di canonizzazione di due suore nate in Palestina nell’Ottocento.
Come ha spiegato all’Osservatore romano Monsignor Antoine Camilleri, a capo della delegazione del Vaticano che ha partecipato alla riunione bilaterale:
«Il 29 novembre 2012 è stata adottata da parte dell’Assemblea generale dell’Onu la risoluzione che riconosce la Palestina quale Stato osservatore non membro delle Nazioni Unite, e lo stesso giorno la Santa Sede, che ha anch’essa lo status di osservatore presso l’Onu, ha pubblicato una dichiarazione. Questa ha accolto con favore il risultato della votazione, inquadrata nei tentativi di dare una soluzione definitiva, con il sostegno della comunità internazionale, alla questione già affrontata con la risoluzione 181 del 29 novembre 1947 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la quale prevedeva la creazione di due Stati, di cui finora uno solo ha visto la luce. Si segnalava, inoltre, che si poteva rispondere adeguatamente ai problemi esistenti nella regione solo impegnandosi effettivamente a costruire la pace e la stabilità nella giustizia e nel rispetto delle legittime aspirazioni, tanto degli israeliani quanto dei palestinesi, con la ripresa in buona fede dei negoziati. Il riferimento allo Stato di Palestina e quanto affermato nell’accordo sono dunque in continuità con quella che è stata allora la posizione della Santa Sede».
Camilleri ha anche detto che:
«Anche se in modo indiretto, sarebbe positivo che l’accordo raggiunto potesse in qualche modo aiutare i palestinesi nel vedere stabilito e riconosciuto uno Stato della Palestina indipendente, sovrano e democratico che viva in pace e sicurezza con Israele e i suoi vicini, nello stesso tempo incoraggiando in qualche modo la comunità internazionale, in particolare le parti più direttamente interessate, a intraprendere un’azione più incisiva per contribuire al raggiungimento di una pace duratura e all’auspicata soluzione dei due Stati. Questo sarebbe un bel contributo per la pace e la stabilità in una regione da tanto tempo afflitta da conflitti, e da parte loro la Santa Sede e la Chiesa locale sono desiderose di collaborare in un cammino di dialogo e di pace».

tratto da: (clicca qui)

 

I paesi che riconoscono lo stato palestinese, in una mappa

Dopo il riconoscimento da parte della Svezia, sono diventati oltre 130 (più di 40 in più rispetto al 1988)

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Il primo ministro svedese Stefan Lofven, leader del nuovo governo di centrosinistra, ha annunciato durante il suo discorso di insediamento che la Svezia riconoscerà lo stato palestinese: «La soluzione dei due stati richiede il reciproco riconoscimento e la volontà di una coesistenza pacifica. La Svezia perciò riconoscerà lo stato della Palestina», ha detto Lofven. La Svezia diventerà quindi il primo grande paese membro dell’Unione Europea a riconoscere lo stato palestinese. Compresa la Svezia, i paesi nel mondo che riconoscono lo Stato di Palestina attualmente sono più di 130; nel 1988, quando l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) adottò unilateralmente la soluzione dei due stati, i paesi che riconoscevano la Palestina erano invece circa 90.

 

I paesi che riconoscono lo stato palestinese nel 2014

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I paesi che riconoscevano lo stato palestinese nel 1988

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Il riconoscimento da parte della Svezia segue di quasi due anni l’assemblea generale delle Nazioni Unite che promosse la Palestina da “entità non statuale” a “stato osservatore non membro”, con 138 voti favorevoli (compreso quello dell’Italia), 9 contrari (tra cui Stati Uniti, Canada e Israele) e 41 astenuti. Nel luglio del 2011, chiedendo il riconoscimento internazionale, la Palestina aveva presentato un documento (PDF) in cui sosteneva che i paesi che riconoscevano lo Stato di Palestina erano 122.
Nessuno degli altri grandi paesi dell’Unione Europea ha ancora formalmente riconosciuto lo stato palestinese: altri stati membri – come l’Ungheria e la Polonia – lo avevano invece riconosciuto prima ancora di entrare a far parte dell’Unione.

tratto da: (clicca qui)

2015.05.13 – Il Sistema ci vuole depressi

Posted by Presidenza on 13 Maggio 2015
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Le presunte differenze nelle “opposizioni” partitiche sono una finzione, una propaganda per i sogni e le illusioni del “popolo” ed è impossibile che “questo sistema” permetta verità e cambiamento attraverso il voto. Veniamo alienati, distrutti mentalmente e non ci lasciano il tempo per pensare impegnandoci allo spasimo nella lotta per la sopravvivenza. Essi vincono quando le persone cominciano a dire cose come: ” è così che va il mondo, non possiamo farci niente”.

 

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“Una popolazione arrabbiata puo’ essere difficile da governare, ma una depressa è un giochetto da bimbi”. Riflessioni di autore inglese dopo le elezioni britanniche con la vittoria dei Conservatori..

 

 

 

 

 

La ragione per cui traduco e sintetizzo l’articolo che segue, è che le riflessioni sollevate dall’autrice dopo le recenti elezioni politiche britanniche, potrebbero essere estremamente utili e pertinenti fra poche settimane anche da noi (ovvero nel post elezioni amministrative di fine maggio 2015 in alcune regioni) . Si certo, il leader attuale di questo “belpaese” e il suo partito non hanno l’etichetta di “conservatore”,come quella del vincitore britannico, ma mi pare ormai dovrebbe essere chiaro che le presunte differenze nelle “opposizioni” partitiche sono una finzione, una propaganda per i sogni e le illusioni del “popolo”.

In UK i recenti risultati elettorali hanno dato la vittoria ai conservatori di Cameron .

According to the rules of the British system, he has won a supposed mandate to carry out all his party’s policies, even though the Tories gained the support of slightly less than 25% of the total electorate, and little more than a third of those who actually voted. That in itself should be enough to discredit the idea that Britain is a democracy in any meaningful sense. – See more at: http://www.jonathan-cook.net/blog/2015-05-08/the-real-lessons-of-the-tory-victory/#sthash.y1uGyJWR.dpuf

“Secondo le regole del sistema britannico, [Cameron] ha vinto un presunto mandato per portare avanti le politiche del suo partito anche se i Tories (il suo partito) hanno avuto il sostegno di ca meno del 25% dell’elettorato e poco piu’ di un terzo di quelli che effettivamente hanno votato . Questo in sè basta per screditare l’idea che la gran Bretagna sia una democrazia in senso significativo” . fonte

In aggiunta, sono emerse quanto meno “perplessità”, sulla correttezza degli spogli elettorali (come già fu per il referendum separatista scozzese, per altro)…
Vedi anche:
Concerns over ballot rigging after last-minute flood of postal votesConcerns over ballot rigging after last-minute flood of postal votes
Scrap postal votes or elections will be fixed, says judge who warns ballot-rigging is now a ‘probability’ in parts of Britain

Spero ovviamente di sbagliarmi, ma mi sorge il dubbio… che gli esiti delle prossime elezioni amministrative italiane, possano risultare altrettanto “strani”… Il mio punto di partenza è l’impossibilità che “questo sistema” permetta verità e cambiamento attraverso il voto.

Ricordare…per la evenienza: una popolazione arrabbiata puo’ essere difficile da governare, ma una depressa… è un giochetto da bimbi

Ma vediamo alla traduzione e sintesi….
“Poche ore dopo la rielezione dei Conservatori, il governo ha messo mano ai tagli nell’assistenza ai disabili. Si poteva pensare che almeno avrebbe avuto la decenza di offrire dei fiori prima di fare a pezzi i vulnerabili, ma così non è stato. Non per questi tipi. Oggi Cameron non ha solo la volontà politica di decurtare il welfare e rendere ancora più ampio il divario della ricchezza: egli ha un mandato per questo.
Ho passato le ultime 48 ore letto, fissando il soffitto, leggendo i post disperanti sui social media e cercando di capire perché cavolo sia mai successo questo; come se chiunque con almeno mezzo cervello non sapesse…[ ricorda niente di italico la scena?…]
La voce incasinata ed equivoca di ciò che un tempo era il partito della sinistra, non ha potuto competere con il messaggio impietoso della austerità che ci diceva che avevamo ciò che sta arrivando. E sappiamo cosa è: più tagli ai servizi pubblici, più disuguaglianza, più menzogne…
Oggi molti sono molto depressi, e con buona ragione. Quindi penso è importante parlare della depressione. Parlarne aiuta. L’ho letto da qualche parte.
La depressione è una malattia fisica ed emozionale, con una profonda componente socio-politica. E anche assolutamente bastarda. La depressione ti dice che sei pigro e senza valore. Che le cose cattive che possono accaderti e possono accadere alla tua famiglia sono colpa tua e che se ti senti morire, meglio tu lo faccia, così potrà diminuire il surplus della popolazione. Ti suona familiare?
C’è una ragione per cui la depressione e la sua precaria cugina, l’ansia, sono le modalità politiche dominanti del tardo capitalismo. Così è come dovresti sentirti. Questo è proprio come ti senti, se accetti la loro logica. Non hai bisogno di una vocina fetente nella tua testa che ti dice che sei inutile e che non meriti nulla.
I Tories (Conservatori ndt) prendono di mira le politiche della disperazione e io penso che glielo abbiamo consentito. Non è un nostro errore. La depressione è ancora vergogna, specialmente in un paese come questo (UK) Quando tutto sembra orrendo e fuori controllo, è paradossalmente più facile incolpare se stessi e i propri vicini, che esprime direttamente all’esterno la rabbia .
Quando le cose peggiorano molto velocemente, quando la società diventa più meschina e costosa, quando il tuo lavoro è precario, la tua casa diventa precaria e la precarietà stessa diventata una realtà quotidiana e ansiosa, in qualche modo conforta pensare che tu e la tua comunità avrebbero potuto cambiare il tutto, facendo scelte diverse.
E’ tua la colpa per essere pigro e malato. Forse tutto ciò non è buono ma fa sentire al sicuro, Più al sicuro che affrontare l’idea che persone i cui interessi sono così alieni dai tuoi, prendono un sacco di decisioni sulla tua vita, senza che tu dica qualcosa…
Lo psichiatra M Scott Peck, è uno dei molti esperti ad osservare che la depressione è semplicemente rabbia rivolta contro se stessi. Questo è vero su piano sociale ma anche sul piano politico. Una popolazione arrabbiata è difficile da governare. Invece una popolazione depressa e facilissima da governare.
Quindi non è un caso che, tra tutti servizi pubblici che sono stati tagliati in cio’ che dobbiamo ora pensare siano i primi cinque anni della austerità Tory, il sistema della salute mentale, già sotto-sovvenzionato prima, sia quello che piu’ ha sofferto.
La crisi della salute mentale in Gran Bretagna è profondamente politica.
Le politiche della destra moderna sono le politiche della depressione. E proprio ora stanno vincendo. Ciò che rimane della sinistra britannica è piattume che fissa il soffitto, in un casino infinito e urlare contro ora non sarà di aiuto.
Non sono qui a dirvi di stare allegri… piuttosto di trattare voi stessi e gli altri, se lo stomaco regge, con una certa carità di fondo. Sto dicendo di fare attenzione a non cadere in un pensiero catastrofico, cosa difficile a non farsi perché quello che è accaduto è effettivamente una catastrofe.
Non è fuori luogo essere depressi di questi tempi. Ma il momento in cui date adito alla depressione, è maledettamente il momento in cui costoro vincono. Essi vincono quando le persone cominciano a dire cose come: ” è così che va il mondo, non possiamo farci niente”.
L’opposto della repressione non è la felicità. Non è persino la speranza. L’opposto della depressione è l’azione.
E’ trascinare la tua carcassa stanca sotto la doccia e fare ciò che serve che sia fatto, perché tu possa affrontare la giornata. E’ fare una lista di cose da fare, anche se nove su 10 dei punti che elenchi sono “bere- fanculo’’.
L’opposto della depressione è l’azione. L’azione è la sola cosa che ci porta in un mondo migliore e grandi azioni cominciano con azioni piccole. La depressione vince quando sentirsi meglio sembra così impossibile, sembra che non si possa fare. Il riprendersi ha inizio con un piccolo passo alla volta.
Capisco che per me sia relativamente facile dirlo perché ho un lavoro e perché sto studiando all’estero in una università americana elitaria. C’è un enorme differenza tra essere depressi perché il tuo paese sta andando all’inferno e le tue comunità si stanno frammentando ed essere depresso per la tua vita personale. Coloro tra noi che hanno una buona fortuna e sono nella prima categoria che ho citato, possono fissare il muro bianco perché almeno hanno una parete su cui guardare. Più di chiunque altro queste persone hanno una responsabilità, quella di alzarsi e fare qualcosa, prima che i postumi della sbronza… peggiorino.
Per chi ce l’ha fatta negli ultimi cinque anni ad vedere una certa stabilità finanziaria con coscienza intatta, non è questo il momento di accettare la narrativa che l’assegnazione politica segue a seconda della classe sociale. Che il modo migliore per leggere la nostra etica , la nostra comprensione dello scopo e del valore dell’umanità, sia cavalcando un’affermazione di una maledetta banca. Non è questo il momento di alzare le mani, aprire un pacchetto di biscotti e dire “fanculo, io il mio almeno ce l’ho”. Perchè fare questo, è veramente una cosa disgustosa.
Non sono interessata a come e se i Laburisti elaboreranno qualcosa di alternativo alle politiche di paura e alla non speranza. Spero lo facciano ma ora io sono più preoccupata per ciò che sta per accadere alla gente sul posto.
Ora quel che conta è prenderci cura l’uno dell’altro ed essere più possibile gentili l’uno con l’altro. Perché in vista c’è una grande battaglia e la gentilezza è ancora più importante. La gentilezza è obbligatoria. La rabbia è necessaria. La disperazione è una cosa terribile. La disperazione è come lo vincono. E non vinceranno per sempre.”

tratto da: (clicca qui)