2013.12.27 – Euro, arriva la conferma dell’UE: ci hanno sempre truffato

Posted by Presidenza on 27 Dicembre 2013
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di Francesco Filini

Finalmente arriva la risposta all’interrogazione presentata dall’Europarlamentare Marco Scurria sulla natura giuridica dell’€uro, e finalmente arriva la conferma: ci stanno truffando. Ci hanno sempre truffati. Ma andiamo per ordine

Marco Scurria aveva chiesto chiarimenti sulla risposta data dalla commissione europea alla prima interrogazione sulla proprietà giuridica dell’euro presentata dall’On. Mario Borghezio, nella quale si affermava che nella fase dell’emissione le banconote appartengono all’Eurosistema, mentre nella fase della circolazione appartengono al titolare del conto sulle quali vengono addebitate. Attenzione perchè le parole negli atti ufficiali e nel linguaggio tecno-eurocratico vanno soppesate per bene. Quindi il commissario Olli Rehn rispondeva a Borghezio che la proprietà delle banconote cartacee (dove troviamo ben impressa in ogni lingua dell’Unione la sigla della Banca Centrale Europea) è dell’EUROSISTEMA. Ma cos’è quest’Eurosistema?
“L’Eurosistema è composto dalla BCE e dalle BCN dei paesi che hanno introdotto la moneta unica. L’Eurosistema e il SEBC coesisteranno fintanto che vi saranno Stati membri dell’UE non appartenenti all’area dell’euro.”
Questa è la definizione che si legge sul sito ufficiale della BCE. Quindi le Banche centrali nazionali stampano le banconote e si appropriano del loro valore nominale (ad Es. se stampare un biglietto da 100 ha un costo fisico per chi lo conia di 0,20 centesimi – valore intrinseco – le BCN si appropriano anche del valore riportato sul biglietto stampato). E l’On Scurria chiedeva quali fossero le basi giuridiche su cui poggiava l’affermazione del Commissario Olli Rehn:

<<Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012
alla Commissione
Articolo 117 del regolamento
Marco Scurria (PPE)

Oggetto: Natura giuridica della proprietà dell’euro

In risposta ad un’interrogazione scritta sul medesimo tema presentata dall’on. Borghezio fornita il 16 giugno 2011, la Commissione informa il collega che “al momento dell’emissione, le banconote in euro appartengono all’Eurosistema e che, una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono addebitate in conseguenza”.
Può la Commissione chiarire quale sia la base giuridica su cui si basa questa affermazione?>>

Nei tempi stabiliti dal Parlamento Europeo arriva la risposta:

<<IT
E-000302/2012
Risposta di Olli Rehn
a nome della Commissione
(12.3.2012)

L’articolo 128 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea costituisce la base giuridica per la disciplina dell’emissione di banconote e monete in euro da parte dell’Eurosistema (costituito dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali). La proprietà delle banconote e delle monete in euro dopo l’emissione da parte dell’Eurosistema è disciplinata dalla legislazione nazionale vigente al momento del trasferimento delle banconote e monete al nuovo proprietario, ossia al momento dell’addebito del conto corrente bancario o dello scambio delle banconote o monete.>>

Olli Rehn non fa altro che ribadire che dopo l’emissione, ossia dopo la creazione fisica delle banconote o più verosimilmente dell’apparizione in video delle cifre sui terminali dell’Eurosistema (totalmente a costo zero, se si esclude l’energia elettrica che mantiene accesi i computers…) la proprietà dei valori nominali appartiene al nuovo proprietario, ovvero a chi ha accettato l’addebito, a chi ha accettato di indebitarsi. Non solo. Olli Rehn, per giustificare l’affermazione secondo la quale rispondeva a Borghezio che l’Euro appartiene nella fase dell’emissione all’Eurosistema, cita l’articolo 128 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, dove nel comma 1 si legge:

<<La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.>>

E’ chiarissimo. Non c’è scritto da nessuna parte che la proprietà giuridica dell’euro emesso appartiene alla BCE o alle BCN. C’è soltanto scritto che la BCE può autorizzare l’emissione di euro a se stessa e alle BCN, dovendo controllare l’inflazione nella zona euro, così come stabilito dal Trattato di Maastricht. Ribadisce che solo l’Eurosistema può stampare le banconote o creare elettronicamente i valori nominali. Ma nessun riferimento giuridico, nessun trattato, nessuna legge, nessuna deliberazione, niente di niente ci dice che l’Eurosistema ha la facoltà di addebitare la moneta. E’ evidente che si appropria di questo grande ed esclusivo privilegio.
Ciò che diceva il prof. Giacinto Auriti trova finalmente conferma in un atto ufficiale

della Commissione Europea: le Banche Centrali si appropriano del valore della moneta perchè emettono solo addebitando, prestando, e il prestare è una qualità esclusiva del proprietario. Auriti chiamava questo meccanismo latruffa del signoraggio, parola sulla quale oggi si fa volutamente grande confusione, essendo per la massa direttamente associabile alla farfallina di Sara Tommasi e a qualche improbabile personaggio del mondo della politica che fa avanspettacolo che le si accompagna

Non a caso l’indomito professore dell’Università di Teramo aveva denunciato la Banca d’Italia (organismo privato in mano per il 94% a banche commerciali e fondazioni bancarie) per truffa, associazione a delinquere, usura, falso in bilancio e istigazione al suicidio (grave piaga dei tempi nostri). Infatti la moneta, essendo il mezzo di scambio con il quale i cittadini riescono ad interagire tra loro dando vita al mercato, ovvero riuscendo a scambiarsi reciprocamente beni e servizi prodotti grazie al loro lavoro, deve appartenere esclusivamente a chi lavora, ovvero al popolo. Chi si appropria indebitamente del valore della moneta non fa altro che sfruttare il lavoro del popolo, lucrare sulle fatiche e sulla produzione altrui chiedendo che gli vengano pagati gli interessi sul prestito erogato. Questa è la gigantesca distorsione del nostro tempo, questa è la Grande Usura. E sotto il giogo di questa malefica piaga, sono finiti tutti i popoli d’europa che oggi pagano sulla propria pelle una crisi sistemica e indotta, figlia di un paradigma che dal 1694 (anno di costituzione della prima Banca Centrale, la Bank of England) si è imposto sulla vita dell’uomo.

Il meccanismo dell’indebitamento degli Stati da parte di organismi privati quali sono le Banche Centrali Nazionali è presente quasi ovunque. La Federal Reserve conia negli USA il dollaro, la Bank of England conia nel Regno Unito la Sterlina, la BCE conia l’Euro. Ma per quanto ci riguarda, esiste un’abissale differenza, che rende il sistema ancora più perverso: gli Stati dell’Unione non possono ricevere il credito direttamente dalla BCE (cosa che invece accade in modo diretto e subordinato negli altri paesi, ed Es. negli USA dove il Congresso ordina di stampare e la FED esegue) ma devono finanziarsi sul mercato, la parolina magica con cui ci prendono per i fondelli. In poche parole funziona così: la BCE crea denaro a suo piacimento, lo da in prestito alle banche commerciali (Draghi ha recentemente creato circa 1000 miliardi di euro prestandoli all’1%) e queste possono decidere se acquistare o meno i cosiddetti BOND, i titoli del debito (con tassi che vanno dal 5 al 7%). Non è possibile, quindi, per i paesi della UE attuare una propria politica monetaria, pur volendo accettare il meccanismo dell’indebitamento pubblico.

Tutto è nelle mani della Grande Usura. I signori della Goldman Sachs, banca d’affari

targata USA, siedono ai vertici delle grandi istituzioni bancarie, Mario Draghi ne è l’emblema. Ora hanno deciso di gestire direttamente anche le Istituzioni politiche, Mario Monti e Papademos sono i primi alfieri al servizio della Goldman.
La politica è messa sempre più all’angolo, ostaggio del sistema finanziario che controlla partiti, sindacati e mondo dell’informazione.

L’unica soluzione che abbiamo è quella di informare il più possibile. Questi meccanismi perversi devono essere conosciuti da tutti, nonostante il boicottaggio del sistema dell’informazione del regime usurocratico. Lo sforzo deve essere titanico, la volontà e la determinazione non devono piegarsi di fronte a niente.

A tutti noi un in bocca al lupo.

tratto da: (clicca qui)

 

Questa intervista ha avuto luogo il 30 maggio tramite il settimanale russo “NoviDen”.

Un whistleblower che lavorava nel top management di una grande banca svizzera vuota il sacco riguardo a ciò che ha visto o sentito durante lo svolgersi della sua attività.

Il panorama che viene tracciato rispecchia tutto il peggio che la letteratura cospirazionistica ha attribuito alla corrotta gestione del potere mondiale.

Ma qui viene detto da un insider, che ovviamente non fornisce abbastanza dati per essere individuato, pena la sua morte.

Ci avviciniamo alla totale disclosure…

Jervé

D: Può dirci qualcosa riguardo il suo coinvolgimento nel settore bancario svizzero?

A: Ho lavorato per le banche svizzere per molti anni. Fui designato come uno dei direttori di una delle più grandi banche svizzere. Durante il mio lavoro venni coinvolto nel pagamento, nel pagamento diretto in contanti di una persona che uccise il presidente di un paese straniero. Ero presente alla riunione in cui venne deciso di dare questi soldi in contanti all’assassino. Tale decisione mi ha riempito di rimorsi. Non fu l’unico caso grave, ma fu sicuramente il peggiore. Vennero inviate istruzioni di pagamento su ordine di un servizio segreto straniero, scritte a mano, con le disposizioni di pagare una certa somma ad una persona che aveva ucciso un leader di un paese straniero. E non fu l’unico caso. Abbiamo ricevuto numerose lettere scritte a mano, provenienti da servizi segreti stranieri, che davano l’ordine di pagamenti in contanti, da conti segreti, per finanziare rivoluzioni o per l’uccisione di persone. Posso confermare quello che John Perkins ha scritto nel suo libro “Confessioni di un Sicario Economico”. Esiste veramente un solo Sistema e le banche svizzere hanno le mani in pasta in esso.

D: Il libro di Perkins è stato tradotto ed è disponibile in russo. Ci può dire di quale banca si tratta e chi è il responsabile?

A: Era una delle prime 3 banche svizzere a quell’epoca il responsabile fù il presidente di un paese del terzo mondo. Non voglio però entrare nei dettagli, mi troverebbero facilmente se dicessi il nome del presidente e il nome della banca. Rischio la mia vita.

D: Non è possibile fare il nome di una persona di quella banca?

R: No non posso, ma vi posso assicurare che tutto ciò è accaduto. Eravamo in molti nella sala riunioni. Il responsabile del pagamento fisico del denaro è venuto da noi (dirigenti) e ci ha chiesto se gli fosse consentito il pagamento di una così grande somma di denaro in contanti. Uno dei direttori spiegò lui il caso e tutti gli altri acconsentirono a procedere.

D: Accaddero spesso cose del genere? I soldi erano una specie di fondi neri?

R: Sì. Questo era un fondo speciale gestito in un posto speciale nella banca dove arrivavano tutte le lettere in codice dall’estero. Le lettere più importanti venivano scritte a mano. Una volta decifrate, contenevano l’ordine di pagare una certa somma di denaro da conti per l’assassinio di persone, il finanziamento di rivoluzioni, il finanziamento di attentati e per il finanziamento di ogni tipo di partito. So per certo che alcune persone all’interno del gruppo Bilderberg erano coinvolti in questo genere di operazioni. Hanno dato l’ordine di uccidere.

D: Puoi dirci in quale anno o decade tutto questo è accaduto?

R: Preferisco non darvi l’anno preciso ma è stato negli anni 80.

D: Hai mai avuto problemi con questo lavoro?

R: Sì, un problema molto grande. La notte non riuscivo a dormire e dopo un po’ lasciai la banca. Diversi servizi segreti provenienti dall’estero, soprattutto di lingua inglese, diedero l’ordine di finanziare azioni illegali, compresa l’uccisione di persone attraverso le banche svizzere. Dovevamo pagare, sotto ordine di potenze straniere, per l’uccisione di persone che non seguirono gli ordini del Bilderberg o del FMI o della Banca Mondiale, per esempio.

D: Quella che stai facendo è una rivelazione molto importante. Perché senti il bisogno di dirlo qui e adesso?

R: Perché il prossimo Bilderberg meeting si farà in Svizzera. Perchè la situazione mondiale peggiora sempre di più. Infine perché le maggiori banche Svizzere sono coinvolte in attività non etiche. La maggior parte di queste operazioni sono al di fuori del bilancio. Non sono sottoposte a verifica e non prevedono tasse. Si parla di cifre con molti zeri. Somme enormi.

D: Si parla di miliardi?

A: Molto ma molto di più, si parla di triliardi, illegali, non sottoposti a controllo fiscale. Fondamentalmente si tratta di una rapina per tutti. Voglio dire le persone normali pagano le tasse e rispettando le leggi. Quello che sta accadendo qui è completamente contro i nostri valori svizzeri, come la neutralità, l’onestà e la buona fede. Negli incontri dove fui coinvolto, le discussioni erano completamente contro i nostri principi democratici. Vedete, la maggior parte degli amministratori delle banche svizzere non sono più locali, sono stranieri, soprattutto anglosassoni, sia americani che britannici, non rispettano la nostra neutralità, non rispettano i nostri valori, sono contro la nostra democrazia diretta, basta loro usare le nostre banche come mezzi per fini illegali. Utilizzano enormi quantità di denaro creato dal nulla e distruggono la nostra società e distruggono le persone in tutto il mondo solo per avidità. Cercano il potere e distruggono interi paesi, come Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda. Una persona come Josef Ackermann, che è un cittadino svizzero, è l’uomo di punta di una banca tedesca e usa il suo potere per avidità e non rispetta la gente comune. Ha un bel paio di casi legali in Germania e ora anche negli Stati Uniti. E’ un Bilderberger e non si preoccupa della Svizzera o di qualsiasi altro paese.

D: Stai dicendo che, alcune di queste persone che citi parteciperanno alla imminente riunione del Bilderberg a St. Moritz?

R: Sì.

D: Quindi i partecipanti sono attualmente in una posizione di potere?

R: Sì. Hanno enormi quantità di denaro disponibile e lo utilizzano per distruggere interi paesi. Distruggono la nostra industria e la ricostruiscono in Cina. Dall’altra parte hanno aperto le porte a tutti i prodotti cinesi in Europa. La popolazione attiva europea guadagna sempre meno. Il vero obiettivo è quello di distruggere l’Europa.

D: Pensa che la riunione del Bilderberg a St. Moritz abbia un valore simbolico? Perché nel 2009 erano in Grecia, nel 2010 in Spagna e guardi cosa è successo loro. Può significare che la Svizzera dovrà subire qualcosa di brutto?

R: Sì. La Svizzera, per loro, è uno dei paesi più importanti, perché vi sono immensi capitali. Si riuniscono in Svizzera anche perchè vogliono distruggere ciò che questa terra rappresenta. Capisca che è un ostacolo per loro, non essendo nella UE o nell’euro, non del tutto controllata da Bruxelles e così via. Per quanto riguarda i “valori” non sto parlando delle grandi banche svizzere, perchè non hanno più niente di svizzero, la maggior parte di esse sono guidate da americani. Sto parlando, invece, del vero spirito svizzero a cui la gente comune tiene.
Certo che l’incontro ha e ha avuto un valore simbolico. Il loro scopo è quello di essere una specie di club elitario esclusivo che gestisce tutto il potere, mentre quelli sotto di loro, appassiscono.

D: Pensa che lo scopo del Bilderberg sia quello di creare una sorta di dittatura globale, controllata dalle grandi imprese globali, dove non esisteranno più gli stati sovrani?

R: Sì, la Svizzera è l’unico posto in cui vige ancora la democrazia diretta e lo stato si trova nel mirino di questi gruppi elitari (proprio perchè non è completamente asservito ad essi). Utilizzano il ricatto del “too big to fail”, come nel caso di UBS per far aumentare il debito del nostro paese, proprio come hanno fatto con molti altri paesi. Quello che si deduce è che forse si vuole fare con la Svizzera quello che è stato fatto con l’Islanda, in cui sia banche che paese erano in bancarotta.

D: Anche l’UE è sotto queste influenze negative?

R: Certo. L’Unione europea è sotto la morsa del Bilderberg.

D: Come pensa che si potrebbe fermare questo piano?

R: Beh, questa è la ragione per cui mi rivolgo a voi. La verità. La verità è l’unica strada. Fare luce sulla situazione, esporli ai riflettori. A loro non piace molto essere al centro dell’attenzione. Dobbiamo creare trasparenza nel settore bancario e in tutti i livelli della società.

D: Quello che sta dicendo ora, è che c’è un lato sano del business delle banche svizzere, mentre ci sono delle “mele marce”, cioè alcune grosse banche che fanno cattivo uso del sistema finanziario, per portare a termine le loro attivitù illegali.

R: Sì. Le grandi banche formano il loro personale con i valori anglo-sassoni. Li formano ad essere avidi e spietati. Avidità e spietatezza che stanno distruggendo la Svizzera e tutti gli altri paesi europei e mondiali. Come paese abbiamo, se si guardano le banche piccole e medie, la maggior correttezza finanziaria al mondo. Sono le banche grandi che operano a livello mondiale che sono fonte di problemi. Esse non sono più svizzere e non si considerano tali.

D: Pensi che sia una buona cosa che la gente stia esponendo il Bilderberg e mostrando chi siano veramente i suoi componenti?

R: Il caso Strauss-Kahn dimostra quanto queste persone siano corrotte, mentalmente instabili, sature di vizi, vizi che vengono tenuti nascosti dagli ordini a cui appartengono. Alcuni di loro come Strauss-Kahn stuprano le donne, altri praticano il sado maso, altri ancora si dedicano alla pedofilia, molti si appassionano al satanismo. Quando andate in alcune banche potete vedere chiaramente questi simboli satanisti, come nella Banca dei Rothschild a Zurigo. Queste persone vengono controllate tramite il ricatto data la loro debolezza mentale. Devono seguire ordini o saranno svergognati pubblicamente, distrutti o addirittura uccisi.

D: Da quando Ackermann è nel comitato direttivo del Bilderberg, pensa che abbia preso delle decisioni importanti?

R: Sì. Ma ce ne sono molti altri, come Lagarde, che probabilmente sarà il prossimo capo del FMI, ed è anche un membro del Bilderberg, poi Sarkozy e Obama. Hanno un nuovo piano per censurare Internet, perché Internet è ancora libero. Vogliono controllare e usare il terrorismo per creare il motivo. Potrebbero anche inventarsi qualcosa di orribile per avere la scusa.

D: Quindi è questa la sua paura?

A: Non è solo paura, ne sono certo. Come ho detto, hanno dato l’ordine di uccidere, sono quindi in grado di compiere azioni terribili. Se avessero la sensazione che stanno per perdere il controllo, come nelle rivolte in Grecia e in Spagna, con l’Italia che probabilmente sarà la prossima, allora faranno un altro Gladio. Ero vicino alla rete Gladio. Come sapete istigarono il terrorismo pagandolo con soldi americani per controllare il sistema politico in Italia e in altri paesi europei. Per quanto riguarda l’assassinio di Aldo Moro, il pagamento è stato fatto attraverso lo stesso sistema come ti ho detto su.

D: Ackermann faceva parte di questo sistema di pagamenti?

A: (Sorriso) … E’ lei il giornalista. Guardì come la sua carriera è arrivata rapidamente alla cima.

D: Cosa pensa si possa fare per impedirglielo?

R: Beh ci sono molti buoni libri là fuori che spiegano il contesto e fanno chiarezza sull’argomento, come quello che ho citato di Perkins. Queste persone hanno veramente sicari che vengono pagati per uccidere. Alcuni di loro ricevono i soldi attraverso le banche svizzere. Ma non solo, hanno un sistema capillarizzato in tutto il mondo. Per evitare che esso venga scoperto sono addestrate a fare di tutto. Quando dico di tutto intendo tutto proprio.

D: Attraverso l’informazione si potrebbero sgominare?

R: Sì, bisogna dire la verità. Siamo di fronte a criminali davvero spietati, compresi grandi criminali di guerra. Sono pronti e in grado di uccidere milioni di persone solo per restare al potere e avere il controllo.

D: Può spiegarci dal suo punto di vista, perché i mass media in Occidente se ne stanno più o meno completamente in silenzio per quanto riguarda il gruppo Bilderberg?

R: Perche’ esiste un accordo tra loro e i proprietari dei mezzi di comunicazione. Alle riunioni vengono invitate anche alcune personalità di spicco del mondo dei media, ma viene detto loro di non riferire nulla di ciò che vedono o sentono.

D: Nella struttura del Bilderberg, vi è una cerchia interna che conosce i piani e poi c’è una maggioranza che segue solo gli ordini?

R: Sì. Hai la cerchia interna dedita al satanismo ci sono poi le persone ingenue o meno informate. Alcuni addirittura pensano di fare qualcosa di buono, nella cerchia esterna.

D: Secondo i documenti esposti e le stesse dichiarazioni, il Bilderberg ha deciso nel 1955 di creare l’Unione europea e l’Euro, quindi hanno preso importanti decisioni.

R: Sì e deve sapere che il Bilderberg è stato fondato dal principe Bernardo, ex membro delle SS e del partito nazista lavoro infine anche per la IG Farben, che era una sussidiaria della Cyclone B. L’altro tipo che ha fondato il gruppo era a capo della Occidental Petroleum, che aveva stretti rapporti con i comunisti dell’Unione Sovietica. Lavorarono per entrambe le parti, in realtà, però, queste persone sono fascisti che vogliono controllare tutto e tutti quelli che si frappongono sulla loro strada vengono “rimossi”.

D: Come fanno a mantenere queste operazioni fuori del sistema internazionale Swift?

R: Beh, alcune delle liste Clearstream erano vere in pricipio. Inserirono solo dei nomi falsi per far credere alla gente che l’intero elenco fosse falso. Anche loro fanno degli errori. Il primo elenco era vero e si possono estrapolare un sacco di cose. Vedete, ci sono delle persone in giro che scoprono le irregolarità e poi trasmettono agli altri la verità. Verranno poi ovviamente costituiti disegni di legge che ridurranno al silenzio questo genere di persone. Il miglior modo per fermarli è quello di dire la verità, portando alla luce le loro malefatte. Se non riusciamo a fermarli diventeremo i loro schiavi.

D: Grazie per questa intervista.

tratto da: (clicca qui)

2013.12.26 – Il futuro secondo Google? Un bel microchip nel cranio

Posted by Presidenza on 26 Dicembre 2013
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Scott Huffman, direttore tecnico di Google, preconizza un mondo in cui i microfoni di Google, inseriti nel soffitto, ascolteranno le nostre conversazioni intercettando le risposte verbali date a qualunque domanda sia posta. Il futuro di un business da 300 miliardi di dollari dipende dal successo nel riuscire a prevedere, automaticamente, le necessità di ricerca degli utenti, per poter presentare loro i dati di cui hanno bisogno. «La capacità di calcolo sta diventando così poco costosa che è inevitabile che prima o poi avremo una completa ubiquità di sistemi connessi tra loro attorno a tutti noi», dal microfonino personale attaccato al bavero della giacca fino all’abitacolo della nostra auto e persino ai Google Glass, gli occhiali muniti di un mini-computer ottico. Google ti ascolta: un piccolo microfono appeso al soffitto, abilitato a rispondere a interrogazioni verbali al motore di ricerca, eliminerebbe la necessità di tenere un’agenda, “ricordando” impegni e orari.

Huffman, scrive Adam Sherwin sull’“Independent”, è l’uomo che più di ogni altro ha lavorato, negli ultimi quindici anni, per raffinare il funzionamento dei motori di ricerca. Secondo lui, l’atto fisico dell’usare una tastiera per compilare il campo di ricerca della pagina di Google andrà gradualmente scomparendo. Le informazioni necessarie potrebbero essere rese disponibili tramite «un piccolo sistema indossabile, che potrebbe avere un piccolo schermo, e con cui si interagirà semplicemente attraverso la nostra voce, forse con qualche piccolo tocco, e nient’altro». Esempio: «Immagina che io possa dire al microfono inserito nel soffitto di una stanza: “Puoi farmi vedere il video con gli highlights della partita di ieri dei Pittsburgh Steelers sulla Tv del salotto?”, e che questo funzioni, grazie al fatto che con il Cloud ogni cosa è connessa». Oppure: «Potrei chiedere al mio “assistente” di suggerirmi un ristorante francese non troppo caro. Google dirà “ok, andremo in quel ristorante”, e prima ancora che io salga in macchina il navigatore avrà già impostato il percorso».

Che poi gli utenti di Google vogliano davvero un microfono inserito in ogni soffitto è un’altra questione, osserva Sherwin, specie dopo che la società è stata coinvolta nella crisi di fiducia generata dalle rivelazioni di Edward Snowden a proposito del programma di sorveglianza elettronica clandestino Prism operato per anni dalla National Security Agency americana. Google ha unito le proprie forze a quelle di altri giganti della tecnologia come Facebook, Apple e Yahoo!, insieme ai quali ha chiesto un cambiamento nelle norme che regolano le procedure di sorveglianza elettronica negli Usa e una messa al bando su scala internazionale della raccolta massiva di “metadati”, per aiutare a mantenere la fiducia del pubblico nella rete internet. Dopodiché, aggiunge Sherwin, «Google ritiene di poter un giorno soddisfare il bisogno di informazioni dei suoi utenti inviando i risultati delle sue ricerche direttamente a dei microchip impiantati nel loro cervello». Primo step: «Sono state già avviate ricerche relative alla possibilità di utilizzare simili microchip per poter aiutare persone disabili a sterzare guidando le proprie sedie a rotelle».

L’attuale attuale priorità è utilizzare “Google’s Knowledge Graph”, un magazzino di informazioni in continua espansione che al momento contiene 18 miliardi di informazioni su fatti relativi a 60 milioni di soggetti, per produrre un sistema di risposta più “umano”. Le richieste di informazioni di tipo vocale sono molto più complesse di quelle fatte immettendo un paio di parole nella finestra di dialogo di un comune motore di ricerca. «Il mio team sta lavorando molto sull’idea di avere una più ricca modalità di conversare con Google», sostiene il direttore del colosso digitale, secondo cui il traguardo è ormai alla portata: tra cinque anni, «Google ti risponderà esattamente nel modo in cui lo farebbe una persona», arrivando cioè a «comprendere il contesto di una conversazione».

tratto da: (clicca qui)

 

lunedì 23 dicembre 2013

BRUXELLES – L’accordo sull’Unione bancaria raggiunto al livello dei governi europei rischia di non superare lo scoglio del Parlamento europeo, che vede nel sistema progettato grosse lacune che rischiano di annacquare gli stessi principi che hanno richiesto la nascita di una maggiore collaborazione per evitare nuove crisi finanziarie.

A dirlo è niente di meno che il presidente dell’europarlamento, Martin Schulz del Partito Socialista Europeo, secondo il quale più un sistema è lento e inefficiente, più costoso risulterà per tutti. Come già espresso da molti osservatori anche secondo il presidente del Parlamento europeo, nonché candidato del Partito Socialista Europeo alla guida della prossima Commissione Europea, l’Unione bancaria su cui si è giunti ad un faticoso accordo non rappresenterebbe una vera unione, bensì una sommatoria che non elimina le problematiche che intende risolvere.

C’è innanzitutto una questione relativa ai tempi: le banche europee potrebbero ritornare in una situazione di difficoltà già nel prossimo anno, quando i risultati del asset quality review della Banca centrale europea renderanno noto il numero delle banche che necessitano di rafforzare il proprio capitale nonché il denaro effettivamente necessario per mettere al sicuro le 130 banche esaminate. La cifra potrebbe arrivare a 600 miliardi nel caso peggiore, secondo il think tank Bruegel, ed in tal caso è assolutamente certo che ci saranno banche da salvare.

Il meccanismo a ciò preposto, tuttavia, entrerà in funzione solo tra molti anni (si parla del 2025), per questo l’Unione Europea rischia di proseguire la sua striscia negativa che già ha portato alla perdita della tripla A secondo l’agenzia di rating Standard and Poor’s. Per evidenziare la traballante struttura dell’accordo basti ricordare che il fondo di risoluzione verrà alimentato in 10 anni fino a raggiungere la ridicola cifra di 55 miliardi di euro, quando la crisi degli ultimi anni ha chiesto ai governi di investire 4500 miliardi per puntellare i propri sistemi finanziari.

È pur vero che l’intenzione dei ministri delle Finanze dell’Unione è far pagare in primo luogo, ovvero fino all’8 per cento degli attivi, chi ha investito nella banca in dissesto, ovvero azionisti, obbligazionisti e depositanti oltre la soglia assicurata di 100mila euro; un ulteriore 5 per cento di perdita in rapporto agli attivi verrà poi coperto dal suddetto un fondo di risoluzione e solo in terza stanza i governi potranno intervenire per aiutare la banca, ammesso e non concesso che l’Unione Europea, attraverso un nuovo organo comunitario a ciò preposto dia il via libera al progetto.

Una simile struttura è evidentemente inefficiente per intervenire in modo tempestivo, se si considera che grandi banche possono fallire (e sono fallite) anche nel giro di pochi giorni, gettando i mercati nel caos e costringendo i governi ad utilizzare i soldi dei contribuenti per sopperire alle mancanze dei grandi finanzieri, ma pure ai ritardi in sede europea quando l’Unione bancaria entrerà pienamente in vigore (ma anche nel periodo di transizione). Insomma, il nuovo sistema potrebbe impiegare settimane, se non mesi, per puntellare il crollo di una banca che potrebbe avvenire nel giro di una notte, facendo danni ai cittadini mentre l’Europa discute (e litiga) su come salvare quello che nel frattempo è diventato un rudere di banca. Un po’ come intervenire sui rischio idrogeologico dopo che un’alluvione si è portata via mezza Sardegna.

Forse sarebbe stato più semplice seguire la strada americana, dove si è ritornati ad una forma di separazione fra le banche che raccolgono risparmi privati e banche dedite ad investimenti finanziari più rischiosi (la cosiddetta Volcker Rule), abbassando così il rischio di moral hazard che fino al 2008 vedeva le banche investire in pratica qualsiasi risorsa passasse fra le loro mani in attività rischiose, perché tanto poi sarebbe intervenuto il contribuente a correggere gli inevitabili effetti negativi della loro pessima gestione, mentre i guadagni sarebbero stati tutti privati.

Impedendo alle banche commerciali di investire i depositi in attività rischiose il governo statunitense non dovrà intervenire massicciamente per salvare la fiducia nel sistema finanziario, lasciando semplicemente fallire gli istituti finanziari con una gestione meno virtuosa, senza che questo abbia un forte impatto negativo sull’intero sistema. In altre parole resta la garanzia sui depositi, mentre viene meno (almeno in parte) quella sugli investimenti speculativi.

Si tratta di una strada completamente diversa rispetto ai bizantinismi europei, dove tirare automaticamente in ballo i creditori e rendere meno forte l’assicurazione sui loro investimenti rischia di rendere ancora più complicato il reperimento di capitali da parte degli istituti finanziari, poiché i possessori di obbligazioni ed i depositanti non assicurati vorranno remunerazioni maggiori conseguenti al maggior rischio che dovranno sopportare.

Il maggior costo della raccolta bancaria finirà inevitabilmente per ricadere sul costo del credito, visto che le banche, per far fronte a tali maggiori costi, chiederanno maggiori interessi a famiglie ed imprese sui prestiti che esse richiederanno, approfondendo così la spirale della credit crunch e apportando le attuali speranze di ripresa dell’economia.

C’è un motivo se gli Stati Uniti, nonostante tutto, riescano ad assaggiare una ripresa economica che sembra guadagnare momentum, mentre gli stati che compongono la cosiddetta Unione Europea vedono ogni giorno nuovi motivi di preoccupazione, che però i governi, pur di salvaguardare il proprio orticello, fingono di ignorare affidandosi ad una fiducia sempre più sbiadita invece che cercare di far funzionare un organismo sempre più barcollante. L’economia europea, banche comprese, sono molto più integrate della politica continentale, ed è questo il difetto fondamentale che la peggior classe dirigente al potere in Europa non sembra voler correggere.

Articolo scritto da Giovanni De Mizio per ibtimes.com

tratto da : (clicca qui)

domenica 22 dicembre 2013

VIENNA – Dopo Francia e Olanda anche in Austria la formazione che si oppone alla moneta unica è ora il primo partito. Il più recente sondaggio ATV Austria Trend pone l’Fpo, cioè il Partito della Libertà di Heinz Christian Strache, in testa alla classifica del consenso con una percentuale del 26%. Rispetto alle politiche di tre mesi fa registra un aumento del 5%. Calano, invece i Popolari e i Socialdemocratici che si sono alleati dando vita ad una Grande Coalizione in salsa viennese. In base agli ultimi dati i due partiti, insieme, non hanno più la maggioranza assoluta.

Giova ricordare che l’FPO fu fondato da Jörg Haider che poi nel 2005 ne uscì, in disaccordo con la dirigenza di allora. Strache ha rinnovato completamente la formazione politica e la battaglia contro l’euro tirannia dell’Unione Europea l’ha portato a balzare in testa ai consensi in tutta l’Austria e non più sol in Carinzia, come ai tempi di Haider.

E’ in corso in Austria una massicia  perdita di consenso dell’euro e della UE che si aggiunge a quanto accade altrove. Risultano essere il primo partito il Front National di Marine Le Pen in Francia e il Freedom Party di Geert Wilders in Olanda con percentuali che variano fra il 20 e il 26%. In crescita il Vlaams Belang belga, l’Ukip in Gran Bretagna e l’Afd in Germania. Anche in Italia il blocco composto da Grillo e dalla Lega si pone in testa alle classifiche.

Ovviamente sono estrapolazioni basate sui risultati delle ultime politiche quando i due partiti, insieme avevano raggiunto la soglia del 30%. Non ci sono ancora sondaggi per le Europee dal momento che mancano più di cinque mesi alle elezioni. In ogni caso è facile immaginare un largo consenso anche da noi. La rivolta dei Forconi, per quanto male organizzata e peggio guidata, ha dato voce ad un disagio sociale molto diffuso.

All’inizio della settimana, infatti, l’Istat ha diffuso una statistica molto allarmante. Ha certificato che nel 2012, il 29,9% degli italiani è a rischio di povertà o esclusione sociale. Significa che circa una persona su tre sta precipitando verso la soglia della povertà. Una percentuale di quattro punti più alta rispetto alla media europea (24%). Una situazione direttamente figlia delle politiche di austerità imposte dall’euro.

Una situazione insostenibile che ha portato anche il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi a usare parole dure nei confronti del governo. Se anche gli industriali passano all’opposizione per il presidente del consiglio si mette proprio male. Tuttavia non si vedono all’orizzonte cambi di strategia. Tutto sembra destinato a continuare come prima. Fra cinque mesi, al momento del voto, i popoli d’Europa, stanchi di austerità e oppressione fiscale, presenteranno il conto.

Fonte notizia: una scelta diversa.it

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2013.12.21 – I quattordici punti di Woodrow Wilson

Posted by Presidenza on 21 Dicembre 2013
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I “Quattordici punti” (in inglese “Fourteen Points”) è il nome dato ad un discorso pronunciato dal presidenteWoodrow Wilson l’8 gennaio 1918 davanti al Senato degli Stati Uniti e contenente i propositi di Wilson stesso in merito all’ordine mondiale seguente la prima guerra mondiale, basati su appunto quattordici principi di base.

In un quadro globale nel quale gli Stati Uniti, protetti dalla vastità di due oceani e già all’epoca prima potenza economica mondiale, si delineavano come unica potenza rimasta di fatto immune dalla catastrofe della guerra, Wilson intendeva promuovere una “pace senza vincitori”, poiché era convinto che una pace imposta con la forza ai vinti avrebbe contenuto in sé gli elementi di un’altra guerra.

Doveva trattarsi di una pace basata sull’eguaglianza delle nazioni, sull’autogoverno dei popoli, sulla libertà dei mari, su una riduzione generalizzata degli armamenti.

La diplomazia “segreta” doveva essere abbandonata. Gli accordi segreti tra potenze avevano infatti caratterizzato buona parte dei passaggi chiave della politica estera negli ultimi decenni; tale stato di cose – noto ai governi, ma ignoto alla pubblica opinione – era stato clamorosamente smascherato poco prima dai bolscevichi i quali, appena giunti al potere in Russia, avevano pubblicato i patti segreti intercorsi tra lo zar deposto e altre potenze dell’Intesa – tra i quali il “Patto di Londra” – nei quali era «prefigurato il futuro dell’Europa e del Medio Oriente con una stupefacente mancanza di riguardo per i desideri o addirittura per gli interessi delle popolazioni delle varie regioni»[1].

Bisognava, infine, costituire una lega perpetua di tutte le nazioni pacifiche e indipendenti.

Il princìpio di nazionalità – popolarmente rivisitato con il nome di “autodeterminazione dei popoli” – fu la base per la costruzione dell’Europa democratica e degli Stati nazionali. Tali princìpi furono applicati soprattutto all’Europa orientale e al Medio oriente, per riempire il vuoto lasciato dal crollo simultaneo dei tre grandi imperi multi-etnici (quello Russo, quello Asburgico e quello Ottomano), in un processo che può essersi ritenuto concluso solo con la dissoluzione dell’ex Jugoslavia. Tuttavia, data la complessità etnica del continente, esso fu anche impropriamente utilizzato come pretesto per vere e proprie pulizie etniche e per la preparazione di nuove guerre, come la Seconda guerra mondiale e i conflitti che hanno insanguinato il Medio oriente, nel corso del XX secolo[2].

I 14 punti

  1. Pubblici trattati di pace, stabiliti pubblicamente e dopo i quali non vi siano più intese internazionali particolari di alcun genere, ma solo una diplomazia che proceda sempre francamente e in piena pubblicità.
  2. Assoluta libertà di navigazione per mare, fuori delle acque territoriali, così in pace come in guerra, eccetto i casi nei quali i mari saranno chiusi in tutto o in parte da un’azione internazionale, diretta ad imporre il rispetto delle convenzioni internazionali.
  3. Soppressione, per quanto è possibile, di tutte le barriere economiche ed eguaglianza di trattamento in materia commerciale per tutte le nazioni che consentano alla pace, e si associno per mantenerla.
  4. Scambio di efficaci garanzie che gli armamenti dei singoli stati saranno ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna.
  5. Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della sovranità gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i cui titoli debbono essere stabiliti.
  6. Evacuazione di tutti i territori russi e regolamento di tutte le questioni che riguardano la Russia senza ostacoli e senza imbarazzo per la determinazione indipendente del suo sviluppo politico e sociale e assicurarle amicizia, qualsiasi forma di governo essa abbia scelto. Il trattamento accordato alla Russia dalle nazioni sorelle nel corso dei prossimi mesi sarà anche la pietra di paragone della buona volontà, della comprensione dei bisogni della Russia, astrazion fatta dai propri interessi, la prova della loro simpatia intelligente e generosa.
  7. Il Belgio – e tutto il mondo sarà di una sola opinione su questo punto – dovrà essere evacuato e restaurato, senza alcun tentativo per limitarne l’indipendenza di cui gode al pari delle altre nazioni libere.
  8. Il territorio della Francia dovrà essere completamente liberato e le parti invase restaurate. Il torto fatto alla Francia dalla Prussia nel 1871, a proposito dell’Alsazia–Lorena, torto che ha compromesso la pace del mondo per quasi 50 anni, deve essere riparato affinché la pace possa essere assicurata di nuovo nell’interesse di tutti.
  9. Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le nazionalità.
  10. Ai popoli dell’Austria–Ungheria, alla quale noi desideriamo di assicurare un posto tra le nazioni, deve essere accordata la più ampia possibilità per il loro sviluppo autonomo.
  11. La Romania, la Serbia ed il Montenegro dovranno essere evacuati, i territori occupati dovranno essere restaurati; alla Serbia sarà accordato un libero e sicuro accesso al mare, e le relazioni specifiche di alcuni stati balcanici dovranno essere stabilite da un amichevole scambio di vedute, tenendo conto delle somiglianze e delle differenze di nazionalità che la storia ha creato, e dovranno essere fissate garanzie internazionali dell’indipendenza politica ed economica e dell’integrità territoriale di alcuni stati balcanici.
  12. Alle regioni turche dell’attuale impero ottomano dovrà essere assicurata una sovranità non contestata, ma alle altre nazionalità, che ora sono sotto il giogo turco, si dovranno garantire un’assoluta sicurezza d’esistenza e la piena possibilità di uno sviluppo autonomo e senza ostacoli. I Dardanelli dovranno rimanere aperti al libero passaggio delle navi mercantili di tutte le nazioni sotto la protezione di garanzie internazionali.
  13. Dovrà essere creato uno stato indipendente polacco, che si estenderà sui territori abitati da popolazioni indiscutibilmente polacche; gli dovrà essere assicurato un libero e indipendente accesso al mare, e la sua indipendenza politica ed economica, la sua integrità dovranno essere garantite da convenzioni internazionali.
  14. Dovrà essere creata un’associazione delle nazioni, in virtù di convenzioni formali, allo scopo di promuovere a tutti gli stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d’indipendenza e di integrità territoriale.

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