2013.12.03 – Da oggi assassinare anonimamente un politico si può

Posted by Presidenza on 3 Dicembre 2013
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La piattaforma “Assassination Market” permette di raccogliere fondi per pagare i killer. Sei gli obiettivi finora finanziati. Tra questi Obama, il direttore dell’Nsa e il presidente della Federal Reserve.

lunedì 2 dicembre 2013

La scheda sulla piattaforma “Assassination Market” che riguarda la raccolta fondi per l’assassinio del Presidente Usa Barak Obama.

di Franco Fracassi

Desiderate ardentemente che un politico che voi disprezzate venga ucciso? A quanto pare, da oggi è possibile. Esiste un sito che raccoglie fondi per finanziare assassinii politici. Si chiama Assassination Market. Si trova nel web più nascosto, quella parte di internet utilizzata dai trafficanti di droga e dai venditori illegali di armi. Il sito è online dal luglio di quest’anno. Finora sei gli obiettivi per cui si stanno raccogliendo fondi: il ministro della Giustizia svedese Eva Carin Beatrice Ask, il premier finlandese Jyrki Tapani Katainen, il presidente francese François Hollande, il presidente Usa Barak Obama, il presidente della Federal Reserve statunitense Ben Shalom Bernanke, il direttore della National Security Agency Keith Alexander e il direttore nazionale dell’Intelligence Usa James Robert Clapper. La cifra più alta raggiunta è quella raccolta per la morte di Bernanke, pari a 65.000 euro (far fuori Obama per il momento ne frutterebbe 60.000). Ma il tesoretto aumenta ogni giorno.

Contattato dal giornalista Andy Greenberg della rivista Usa “Forbes”, il creatore di “Assassination Market” si è identificato come Kuwabatake Sanjuro (nome del protagonista del film di Akira Kurosawa “Yiojimbo”): «Lo scopo è quello di distruggere tutti i governi, ovunque. Ho concepito il sito dopo aver letto le notizie di operazioni di spionaggio della Nsa, fatte trapelare da Edward Snowden. Grazie a questo sistema, è decisamente alla nostra portata un mondo senza guerre, retate, sorveglianza, armi nucleari, eserciti, repressione, manipolazione di denaro e limiti al commercio. Credo che non appena alcuni politici vengano fatti fuori chi detiene il potere si renderà conto che ha perso la guerra contro la privacy. Quindi, gli omicidi si potranno fermare e saremo in grado di transitare verso una fase di pace, privacy e laissez-faire».

Un vero campione del Capitalismo selvaggio: «Il limite della democrazia è quello di basarsi su una Costituzione. Si tratta in realtà di una forma di schiavismo. Bisogna permettere al mercato di autoregolarsi e non di essere sottomesso alla politica e alle regole da essa stabilite. Facciamo fuori chi ci mette le catene!».

La piattaforma creata da Sanjuro permette di finanziare il killer in maniera completamente anonima, utilizzando il programma Tor e i soldi virtuali Bitcoin.

Attualmente ci sono in circolazione circa dodici milioni di Bitcoin. Non esistono come unità fisiche della moneta, ma come un valore nominale espresso dal software. I Bitcoin non sono regolati da nessun governo o banca centrale, ma possono essere usati per acquistare su internet qualsiasi cosa, dai libri alle biciclette.

Il grosso del clamore sul lato più oscuro del Bitcoin è stato centrato sull’arresto avvenuto ad ottobre di Ross William Ulbricht, 29 anni, conosciuto anche online come “Dread Pirate Roberts”, che è accusato di gestire un sito online profondamente criptato chiamato “La via della seta”. Una sorta di Amazon per gli spacciatori e per i loro clienti. L’Fbi ritiene, inoltre, che Ulbricht reclutasse in questo modo anche sicari.

Secondo il senatore Usa Tom Carper, «Gli scambi con Bitcoin consentono ai criminali di eludere la legge. Bitcoin è utilizzato per crimini che includono la vendita armi, la pornografia infantile e anche servizi di omicidio a pagamento».

“Assassination Market” prende ispirazione dalla cultura cypherpunk e dalle nuove incarnazioni dell’omicidio politico teorizzate nei primi anni Novanta.

Nel 1994, l’ingegnere elettronico e ideologo del crypto-anarchismo Timothy C. May scrisse e pubblicò un documento chiamato “Cypheronomicon”, in cui descriveva ipotetici enti (chiamati, appunto, «Assassination Market») che avrebbero consentito a chiunque di piazzare una scommessa sull’esatta data di decesso di un personaggio di spicco. L’Assassination Market di Sanjuro sfrutta la capacità di indovinare la data di morte di un personaggio.

Nel 1995, un ingegnere dell’Intel, al secolo Jim Bell, aveva già proposto un sistema simile in un saggio chiamato “Assassination Politics”: «Se anche solo lo 0,1 per cento della popolazione pagasse un dollaro per vedere morto qualche farabutto del governo, di fatto su quella testa penderebbe una taglia di 250.000 dollari. Considerate, poi, la possibilità che chiunque decida di guadagnarsi quella taglia possa farlo con la matematica certezza di non essere identificato, e che possa incassarla senza incontrare o parlare con qualcuno che in seguito potrebbe identificarlo. Questo, combinato a un processo anonimo e sicuro di raccolta fondi, metterebbe un impiegato governativo disonesto in una posizione estremamente rischiosa».

Il Bitcoin, la moneta virtuale che permette di acquistare qualunque cosa su internet.

tratto da : (clicca qui)

 

2013.12.03 – Nascere da schiavi

Posted by Presidenza on 3 Dicembre 2013
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La schiavitù è quel sistema sociale ed economico basato sull’imposizione del diritto di proprietà, non su di un bene ma si di una persona, la quale è considerata a tutti gli effetti un oggetto facente parte del patrimonio del suo padrone. Nel passato gli schiavi conoscevano bene lo status della propria persona e ciò consentiva loro di aspirare ad un’eventuale liberazione. Oggi invece lo stato di schiavitù può nascondersi tra le pieghe di un ordinamento giuridico complesso, diversificato e estremamente capzioso che dona l’illusione della libertà quando in sostanza convalida il suo opposto, lo schiavismo implicito generale. Non stiamo parlando dunque di casi eccezionali, come i bambini o gli immigrati sfruttati, ma della regola formale che coinvolge tutti i cittadini di uno stato, che volontariamente anche se in maniera non consapevole, si sottomettono a questa condizione.

In pratica la questione basilare è quella dell’annullamento della sovranità della persona che, attraverso procedure ingannevoli, viene drasticamente limitata nel momento stesso in cui si entra a far parte del contesto sociale. Quando nasciamo la libertà sovrana, che secondo il diritto naturale qualifica ogni individuo su questo pianeta, ci verrebbe sottratta già con la firma che i genitori appongono per ottenere il certificato di nascita del loro bambino. Quel certificato non consiste in una semplice registrazione dell’evento della nascita, ma nella sottoscrizione di un contratto che consente allo Stato la costituzione di una personalità giuridica, attraverso l’imposizione di un nome commerciale del nuovo nato. A quel punto vengono a crearsi due entità differenti, una del soggetto in carne ed ossa, con piena sovranità e libertà, l’altra fittizia che ha valore giuridico ed è quindi limitata all’interno delle regole del sistema. Il nome commerciale del bambino sarà ciò che gli consentirà quando sarà maggiorenne di entrare ufficialmente nella società per avere rapporti con le altre personalità giuridiche. Senza quel nome non potrà fare niente.

Perché c’è bisogno di disporre di una personalità giuridica per interagire con le altre personalità giuridiche? E presto detto: un soggetto sovrano ha pieni poteri su stesso ed è responsabile al 100% delle proprie azioni. Una personalità giuridica non ha pieni poteri e quindi ha una responsabilità limitata all’interno del contesto giuridico. Quindi per stabilire un qualsiasi contratto c’è bisogno che tutti siano limitati allo stesso modo. Una personalità giuridica non può condurre affari con una personalità sovrana secondo il diritto naturale perché non condividono le stesse responsabilità. E’ ciò che approfondisce Victor Varjabedian in questa conferenza parlando delle origini della schiavitù moderna.

Se ci facciamo caso il nostro nome ufficiale è scritto sempre a lettere maiuscole, mai in minuscole. Possiamo verificarlo in tutti i documenti che abbiamo, c’è sempre il nostro nome in lettere maiuscole. Questo riflette ciò che il diritto romano definisce come capitis deminutio maxima, ovvero una diminuzione radicale dei diritti dal precedente status della persona. Il concetto è lo stesso che si applica quando in tribunale la prima cosa che ci viene chiesta è il nostro nome. Nel momento in cui accettiamo di essere identificati con quel nome e cognome, limitiamo i diritti sovrani dovuti al nostro essere in carne ed ossa ed entriamo nel contesto delle limitazioni dovute alla nostra personalità giuridica. In questo caso teoricamente il giudice non può procedere con l’udienza.

Nella pratica non è così semplice, perché occorre comprendere bene qual’è l’effettiva architettura che regge il sistema giuridico e comportarsi di conseguenza. E’ ciò che sta facendo il gruppo di attivisti guidato fra le altre dalle tesi di Frank O’Collins, che ha studiato in profondità quale sia la reale dinamica che interviene durante le udienze in tribunale. Egli arriva a concludere che secondo le leggi vigenti in realtà noi non siamo neanche considerati schiavi, ma semplice merce da gestire con le norme scritte dalle leggi vigenti in materia di commercio internazionale (UCC – Uniform Commercial Code). In tal senso la prigione non ha niente a che vedere con il tentativo di rieducare i condannati, cosa di cui ce ne eravamo ormai resi conto, ma semplici luoghi di stoccaggio, in cui si immagazzina per periodi più o meno lunghi la merce in attesa di sdoganamento.

tratto da : (clicca qui)