Dobbiamo tutti resistere. Dobbiamo, in ogni modo possibile, fare pressioni sul governo britannico per fermare il linciaggio giudiziario di Assange. Se Assange sarà estradato e processato, si creerà un precedente legale che metterà fine alla capacità della stampa

 

 

L’arresto, giovedì scorso, di Julian Assange mette a nudo tutta la finzione del principio di legalità e dei diritti di una stampa libera. Le illegalità commesse dai governi ecuadoriano, britannico e statunitense nel sequestro di Assange sono inquietanti. Sono il presagio di un mondo in cui i meccanismi interni, gli abusi, la corruzione, le menzogne e i crimini, specialmente quelli di guerra, commessi dagli stati corporativi e dall’élite dominante mondiale saranno nascosti al pubblico. Sono il presagio di un mondo in cui quelli che avranno il coraggio e l’integrità per denunciare l’uso improprio del potere verranno braccati, torturati, sottoposti a processi fittizi e condannati a pene detentive in isolamento. Sono il presagio di una distopia orwelliana, in cui le notizie sono sostituite da propaganda, futilità e intrattenimento. L’arresto di Assange, temo, segna l’inizio ufficiale del totalitarismo corporativo che condizionerà tutte le nostre vite.

In base a che legge il presidente ecuadoriano Lenin Moreno ha arbitrariamente posto fine al diritto di asilo di Julian Assange come rifugiato politico? In base a quale legge Moreno ha autorizzato la polizia britannica ad entrare nell’ambasciata ecuadoriana, un legittimo territorio sovrano secondo gli accordi diplomatici, per arrestare un cittadino naturalizzato dell’Ecuador? In base a quale legge il Primo Ministro Theresa May ha ordinato alla polizia britannica di arrestare Assange, che non ha mai commesso alcun crimine? In base a quale legge il presidente Donald Trump ha chiesto l’estradizione di Assange, che non è un cittadino degli Stati Uniti e la cui organizzazione giornalistica non ha sede negli Stati Uniti?

Sono sicuro che i procuratori di stato stanno mettendocela tutta, in quella che ormai è la norma per lo stato corporativo, usando argomenti legali pretestuosi, per distruggere i diritti sanciti dalla legge giudiziaria. Questo è il modo in cui abbiamo il diritto alla privacy senza privacy. Questo è il modo in cui abbiamo elezioni “libere” finanziate da fondi aziendali, coperte da media corporativi allineati e sotto il ferreo controllo societario. Questo è il modo in cui abbiamo un processo legislativo in cui i lobbisti delle multinazionali scrivono le proposte e i politici a libro paga delle stesse aziende le trasformano in leggi. Questo è il modo in cui abbiamo il diritto ad un giusto processo senza un giusto processo. Questo è il modo in cui abbiamo un governo, la cui responsabilità fondamentale è proteggere i cittadini, che ordina ed esegue l’assassinio dei propri cittadini, come il religioso radicale Anwar al-Awlaki e suo figlio di 16 anni. Questo è il modo in cui abbiamo una stampa legalmente autorizzata a pubblicare informazioni riservate e un editore chiuso in prigione in Gran Bretagna in attesa di estradizione negli Stati Uniti e un informatore, Chelsea Manning, nella cella di un carcere degli Stati Uniti.

La Gran Bretagna userà come pretesto legale per l’arresto la richiesta di estradizione di Washington, basata su accuse di cospirazione. Questa argomentazione legale, in un sistema giudiziario funzionante, verrebbe respinta da qualsiasi tribunale. Sfortunatamente, non abbiamo più un sistema giudiziario funzionante. Presto sapremo se anche la Gran Bretagna ne è priva.

Ad Assange era stato concesso asilo nell’ambasciata nel 2012, per evitare la sua estradizione in Svezia, dove sarebbe stato interrogato per presunti reati sessuali, accuse che alla fine erano state ritirate. Assange e i suoi avvocati hanno sempre sostenuto che, se fosse stato trattenuto in custodia da parte degli Svedesi, sarebbe poi stato estradato negli Stati Uniti. Una volta ottenuto l’asilo e la cittadinanza ecuadoriana, il governo britannico si era rifiutato di concedere ad Assange un salvacondotto per l’aeroporto di Londra, intrappolandolo nell’ambasciata per sette anni, mentre la sua salute lentamente si deteriorava.

L’amministrazione Trump tenterà di processare Assange in base all’accusa di aver cospirato con la Manning, nel 2010, per rubare le registrazioni di guerra sull’Iraq e sull’Afghanistan, che erano poi state fatte pervenire a WikiLeaks. Il mezzo milione di documenti riservati trafugati dalla Manning dal Pentagono e dal Dipartimento di Stato, insieme al video del 2007 degli elicotteristi statunitensi che sparano disinvoltamente sui civili iracheni, bambini compresi, e su due giornalisti della Reuters, hanno fornito abbondanti prove dell’ipocrisia, della violenza indiscriminata, e dell’uso routinario della tortura, delle bugie, della corruzione e delle rozze tattiche di intimidazione da parte del governo degli Stati Uniti nelle sue relazioni internazionali e nelle sue guerre in Medio Oriente. Assange e WikiLeaks ci hanno permesso di vedere dall’interno il funzionamento dell’impero, [quello che dovrebbe essere] il ruolo più importante della stampa, e, per questo, sono diventati preda dell’impero.

I procuratori degli Stati Uniti tenteranno di separare WikiLeaks e Assange dal New York Times e dal quotidiano britannico The Guardian, che avevano entrambi pubblicato il materiale divulgato dalla Manning, implicando Assange nel furto dei documenti. La Manning è stata ripetutamente e spesso brutalmente ‘messa sotto pressione’ durante la sua detenzione e il suo processo per indurla a coinvolgere Assange nel furto del materiale, cosa che si è sempre rifiutata di fare. È attualmente in prigione a causa del suo rifiuto di testimoniare, senza la presenza del suo avvocato, davanti al gran giurì riunito per il caso Assange. Il presidente Barack Obama aveva concesso alla Manning, a cui era stata inflitta una condanna a 35 anni, il perdono, dopo averle fatto scontare sette anni in un carcere militare.

Dopo che i documenti e i video forniti dalla Manning ad Assange e a WikiLeaks erano stati pubblicati e diffusi da organizzazioni giornalistiche, come il New York Times e il Guardian, la stampa, in modo cinico e sciocco, si era rivoltata contro Assange. Le agenzie mediatiche che avevano pubblicato per diversi giorni il materiale di WikiLeaks si erano trasformate in fretta in conduttori di una bieca campagna propagandistica, volta a screditare Assange e WikiLeaks. Questa campagna diffamatoria coordinata era stata descritta in modo dettagliato in un documento trapelato dal Pentagono, preparato dal Cyber Counterintelligence Assessments Branch e datato 8 marzo 2008. Il documento invitava gli Stati Uniti a sradicare il “sentimento di fiducia” che è il “centro di gravità” di WikiLeaks e a distruggere la reputazione di Assange.

Assange, che con i documenti riservati trasmessigli dalla Manning, aveva denunciato i crimini di guerra, le menzogne e le manipolazioni criminali dell’amministrazione di George W. Bush, si era in seguito attirato le ire della dirigenza del Partito Democratico pubblicando 70.000 e-mail hackerate dal Democratic National Committee (DNC) e da funzionari dello stesso partito. Le e-mail erano state copiate dagli accounts di John Podesta, il responsabile della campagna di Hillary Clinton. Le e-mail di Podesta avevano reso pubblica la donazione di milioni di dollari da parte dell’Arabia Saudita e del Qatar, due dei maggiori finanziatori dello Stato Islamico, alla Fondazione Clinton. Avevano reso di pubblico dominio i 657.000 dollari che Goldman Sachs aveva pagato a Hillary Clinton per tenere alcuni discorsi, una somma così grande che può essere solo considerata una tangente. Avevano fatto conoscere la ripetuta mendacità della Clinton. Si era scoperto, per esempio, che nelle e-mail diceva alle élite finanziarie di volere “un commercio libero e senza frontiere” e di credere che i dirigenti di Wall Street fossero nella posizione migliore per gestire l’economia, un’affermazione che contraddiceva le dichiarazioni della sua campagna elettorale. Avevano esposto i tentativi della campagna della Clinton per influenzare le primarie repubblicane, per fare in modo che Trump fosse il candidato repubblicano. Avevano fatto sapere a tutti che la Clinton conosceva in anticipo le domande che le erano state poste in un dibattito per le primarie. Avevano denunciato la Clinton come il principale artefice della guerra in Libia, una guerra che, secondo lei, avrebbe dato lustro alle sue credenziali di candidato presidenziale. I giornalisti possono sostenere che queste informazioni, come le registrazioni di guerra, dovrebbero rimanere segrete, ma allora non possono definirsi giornalisti.

La leadership democratica, tutta intenta ad incolpare la Russia per la sua sconfitta elettorale, afferma che le e-mail di Podesta sarebbero state trafugate dagli hacker del governo russo, sebbene James Comey, l’ex direttore dell’FBI, abbia ammesso che le e-mail sono state probabilmente consegnate a WikiLeaks da un intermediario. Assange ha detto che le e-mail non erano state fornite da “funzionari statali.”

WikiLeaks ha fatto più di qualsiasi altra organizzazione giornalistica per mettere in luce gli abusi di potere e i crimini dell’Impero Americano. Oltre alle registrazioni di guerra e alle e-mail di Podesta, ha reso pubblici i metodi di hackeraggio utilizzati dalla CIA e dalla National Security Agency e la loro interferenza nelle elezioni straniere, comprese quelle francesi. Ha rivelato la cospirazione interna contro il leader del Partito Laburista Britannico, Jeremy Corbyn, da parte di rappresentanti parlamentari dello stesso Partito Laburista. È intervenuta per salvare Edward Snowden, che aveva denunciato la totale sorveglianza del pubblico americano da parte dai nostri servizi segreti, dall’estradizione negli Stati Uniti, aiutandolo a fuggire da Hong Kong a Mosca. Le rivelazioni di Snowden avevano anche fatto sapere che Assange era in una “lista di ricercati degli Stati Uniti.”

Un Assange dal volto stremato, mentre veniva trascinato fuori dall’ambasciata dalla polizia britannica, ha alzato il dito e ha gridato: “L’U.K. deve resistere a questo tentativo dell’amministrazione Trump. … L’U.K. deve resistere!”

Dobbiamo tutti resistere. Dobbiamo, in ogni modo possibile, fare pressioni sul governo britannico per fermare il linciaggio giudiziario di Assange. Se Assange sarà estradato e processato, si creerà un precedente legale che metterà fine alla capacità della stampa, che Trump ha ripetutamente definito “il nemico del popolo,” di mettere il potere di fronte alle sue malefatte. I crimini finanziari e di guerra, la persecuzione dei dissidenti, delle minoranze e degli immigrati, il saccheggio da parte delle corporazioni della nazione e dell’ecosistema e lo spietato impoverimento dei lavoratori e delle donne per gonfiare i conti bancari dei ricchi e consolidare il totale controllo del potere da parte degli oligarchi globali, non solo si espanderà, ma non farà più neanche parte del dibattito pubblico. Prima Assange. Poi noi.

Chris Hedges

tratto da: (clicca qui)