Potrebbe seguire gli ordini della procura di Madrid e impedire il voto, oppure le indicazioni del governo della Catalogna e chiudere un occhio

Mossos d'Esquadra regional police officers patrol during a rally to commemorate those killed in the recent attacks in Barcelona, in Cambrils, Spain, Friday, Aug. 25, 2017. The Islamic State group has claimed responsibility for the attacks on Aug. 17-18 in Barcelona and Cambrils that left 15 dead and more than 120 injured. Eight suspects are dead and four more under investigation, two of them in jail. (AP Photo/Manu Fernandez)

Un agente dei Mossos d’Esquadra a Cambrils, in Catalogna, Spagna (AP Photo/Manu Fernandez)

 

Una delle cose meno chiare e allo stesso tempo più discusse del referendum sull’indipendenza della Catalogna è il comportamento che avranno i Mossos d’Esquadra, la polizia regionale catalana, il giorno del voto, cioè domenica 1 ottobre. È una questione importante, da cui probabilmente dipenderà l’esito di buona parte delle operazioni di voto: i Mossos potrebbero decidere di eseguire alla lettera gli ordini della procura di Madrid, chiudendo i seggi e impedendo alle persone di votare; oppure potrebbero seguire le indicazioni del governo catalano, che chiede loro di garantire lo svolgimento del referendum nella maniera più regolare possibile. Finora non si è capito cosa farà la polizia catalana, anche se qualcosa tra le molte dichiarazioni contraddittorie di questi ultimi giorni si può provare a ricostruire.

Chi sono i Mossos d’Esquadra e a chi rispondono 
Come ha scritto il Wall Street Journal, «la tensione tra le autorità nazionali e i Mossos è un microcosmo del duro e secolare scontro tra Madrid e la Catalogna, che negli ultimi mesi si è trasformato nella peggior crisi politica in Spagna da decenni». I Mossos furono infatti creati nel Diciottesimo secolo dall’amministrazione borbonica e nel corso del Novecento furono eliminati e poi reintrodotti dalla dittatura militare spagnola. Oggi sono uno dei quattro corpi autonomi di polizia in Spagna – anche se per funzioni e grandezza sono paragonabili solo alla polizia dei Paesi Baschi – e hanno grandi poteri, alcuni dei quali condivisi con la Polizia nazionale. Oggi in Catalogna ci sono circa 14 mila agenti dei Mossos, che fanno a capo al ministro degli Interni catalano, Joaquim Forn. Il capo dei Mossos si chiama Josep Trapero ed è diventato noto in tutto il mondo per le conferenze stampa tenute dopo gli attentati a Barcellona e Cambrils, alla fine di agosto: Trapero viene considerato molto vicino ai leader indipendentisti catalani.

Il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, e il capo dei Mossos d'Esquadra, Josep Trapero, a Barcellona l'11 settembre 2017 (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)

Il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, e il capo dei Mossos d’Esquadra, Josep Trapero, a Barcellona l’11 settembre 2017 

Ufficialmente i Mossos hanno detto che seguiranno gli ordini che arrivano dalla procura di Madrid, come sono obbligati a fare per legge: nonostante rispondano al ministero degli Interni catalano, infatti, non si possono considerare completamente indipendenti dal governo centrale. Ed è qui che cominciano i problemi.

Seguire Madrid o Barcellona?
Qualche giorno fa il procuratore incaricato di impedire il referendum – considerato illegale non solo dal governo di Madrid, ma anche dal Tribunale costituzionale spagnolo – ha nominato un colonnello della Guardia civile come coordinatore delle operazioni di polizia in Catalogna prima, durante e dopo il referendum, Diego Pérez de los Cobos. In pratica ha obbligato i Mossos ad agire per ordine di un membro delle forze di sicurezza che dipendono direttamente dal governo centrale spagnolo, senza mediazioni da parte del governo catalano.

Joaquim Forn, ministro degli Interni della Catalogna, ha reagito con parole molto dure, dicendo che i Mossos «non rinunceranno mai a esercitare le loro funzioni». Il capo dei Mossos, Trapero, ha diffuso un comunicato ai suoi agenti dicendo che avrebbe eseguito gli ordini della procura di Madrid, ma ha aggiunto di non condividere che parte delle sue attività fosse ordinata e controllata «da un organo dipendente dal ministero degli Interni» spagnolo. Mercoledì il suo superiore, Pere Soler, ha aggiunto confusione alla confusione, dicendo che l’obiettivo principale delle forze di polizia, i Mossos, la Guardia civile e la Polizia nazionale, «è garantire i diritti delle persone, non impedire il loro esercizio»: una formula usata spesso per sostenere il diritto dei catalani ad andare a votare al referendum.

Il capo dei Mossos d'Esquadra, Josep Trapero, e il ministro degli Interni catalano, Joaquim Forn, durante una conferenza stampa tenuta dopo gli attentati in Catalogna, il 31 agosto 2017 (LLUIS GENE/AFP/Getty Images)

Il capo dei Mossos d’Esquadra, Josep Trapero, e il ministro degli Interni catalano, Joaquim Forn, durante una conferenza stampa tenuta dopo gli attentati in Catalogna, il 31 agosto 2017

Sempre mercoledì i Mossos hanno pubblicato dei tweet piuttosto ambigui, nei quali si diceva che gli agenti seguiranno le istruzioni del procuratore secondo i principi di «opportunità, proporzionalità e congruenza». Alcuni Mossos, ha scritto il Wall Street Journal, hanno interpretato questi tweet come segno della possibilità di «guardare dall’altra parte» durante il referendum, cioè non fermare le persone ai seggi come invece chiesto da Madrid.

Cattura

Confusione e divisioni nei Mossos

Anche all’interno dei Mossos non sembra esserci accordo su cosa fare durante il referendum. Qualche giorno fa, per esempio, il Confidencial aveva parlato di una lettera che stava circolando tra i Mossos e che era stata scritta da una frangia piuttosto radicale a favore dell’indipendenza, che chiamava “traditori” gli agenti non catalani che accettavano di seguire gli ordini della procura di Madrid. Diversi agenti si stanno chiedendo a quale potere esecutivo debbano rispondere, se al governo spagnolo o a quello catalano. Un esempio di questa ambiguità è la posizione dei Mossos per l’Indipendenza, un’organizzazione che include diverse centinaia di agenti e che è legata all’Assemblea Nazionale Catalana (ANC), gruppo che ha appoggiato il referendum. Albert Donaire, coordinatore dell’organizzazione, ha detto: «Se mi dovessero forzare a rimuovere le urne, non riuscirei a farlo. Non puoi mettere un bavaglio alle persone e costringerle a non votare».

Al di là delle divisioni interne, alcuni sindacati di polizia si sono lamentati del comportamento dei politici spagnoli e catalani, che hanno messo i loro agenti in una posizione molto difficile. Benet Salellas, deputato della Candidatura d’Unitat Popular nel Parlamento catalano (CUP, un partito di sinistra indipendentista), ha detto per esempio: «Devono disobbedire. Mettersi dalla parte della gente. In questo paese [riferendosi alla Catalogna, ndr] l’80 per cento della popolazione ha detto che vuole un referendum, che vuole votare». La disobbedienza è però considerata un reato. David Miguel, portavoce del sindacato delle Polizie della Catalogna, ha detto a BBC Mundoche le conseguenze di non eseguire un ordine preciso della procura potrebbero essere “molto gravi”, tra cui la sospensione dall’incarico e una denuncia.

Non si può dire con certezza cosa succederà domenica ai seggi, o nei giorni successivi, così come non si sa ancora quale sarà l’atteggiamento dei Mossos d’Esquadra, o se i suoi agenti si scontreranno in qualche maniera con quelli della Guardia civile o della Polizia nazionale. Il governo spagnolo sembra comunque avere solo una possibilità per portare i Mossos sotto il pieno controllo del governo di Madrid: applicando l’articolo 155 della Costituzione, che sospenderebbe l’autonomia all’intera Catalogna.

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