La Sardegna non è in vendita.

 

Ogni volta che la stampa annuncia di un qualche incontro tra il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, o qualche altro politicante locale, ed emiri miliardari o società straniere per vendere pezzi di Sardegna perchè costoro hanno intenzione di investire i loro capitali nella nostra isola, non posso fare a meno di provare una sensazione mista tra tristezza e rabbia. Ma è possibile che gran parte di questi amministratori (non tutti, per fortuna) non riescano a vivere senza un padrino politico che detti loro ordini da Roma o Milano, o addirittura vogliano portarsi un padrone in casa?

Ottana, la Saras, Portotorres, la Costa Smeralda e le servitù militari non ci hanno insegnato nulla?

Cosa penserebbero (e che ne farebbero …) di tali amministratori i Giudici di Arborea che hanno lottato sino all’ultimo per conservare la nostra isola sovrana e indipendente?

Nei giorni scorsi abbiamo dovuto leggere dell’isola di Budelli che viene venduta da un miliardario straniero ad un altro, o di una società che a Torre Grande, dopo aver inquinato con mai ben identificati rifiuti di industrie farmaceutiche ettari di terreni a pochi metri dal mare e aver ricevuto soldi regionali per la bonifica, si appresta a costruire hotel di lusso, ville e un campo da golf per miliardari annoiati in giro per il mondo con il beneplacito dell’intero consiglio comunale di Oristano. Immagino che i pochi Sardi ai quali sarà permesso l’accesso al resort dovranno lavare la biancheria, pulire le camere e riportare le palline ai ricchi golfisti. I nostri orgogliosi antenati del Giudicato di Arborea che preferirono una dignitosa morte in battaglia, piuttosto che arrendersi allo straniero, non sarebbero molto orgogliosi dei loro discendenti che si vendono per pochi vetrini colorati ai moderni colonizzatori con l’assegno facile. 

 

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La Sardegna appartiene a tutti i Sardi: non può essere venduta da un amministratore di passaggio.

 

Paolo Maleddu (Direttivo MLNS)

2013.10.07 – CHI VI AUTORIZZA

                         

                                             Chi vi autorizza?

 

 

La terra non si può possedere fisicamente, prendere e spostare: si può solamente custodire, lavorare, far fruttare.

La terra sulla quale viviamo sarà ancora qui, abitata dai nostri figli e nipoti, quando noi non ci saremo.       

La proprietà è un concetto fittizio, si riduce a un diritto di uso. Per questo motivo si crea un titolo di proprietà che è in effetti un diritto di usufruire di un determinato appezzamento di terra.

Un determinato territorio appartiene, temporaneamente, a tutti gli Esseri Viventi che su di esso nascono e vivono, lo lavorano, lo custodiscono e lo abitano; sentendosi parte di quel territorio nel quale affondano le proprie radici.

 

La Sardegna è la Terra dei Sardi.

 

Gli amministratori chiamati temporaneamente a custodire le proprietà della Comunità non possono vendere, per dei pezzi di carta colorata chiamata denaro, il territorio che abbiamo preso in prestito dai nostri figli e nipoti sino al momento in cui dovremo consegnarglielo.

Se vendiamo oggi la loro casa futura, dove andranno a vivere il giorno in cui il nuovo proprietario, legittimamente, la occuperà per viverci? Dovranno continuare ad emigrare?

Amministratori comunali e regionali, come potete vendere pezzi di Sardegna a società straniere che solamente vogliono lucrarci sopra, senza aver prima consultato il popolo sardo?

Perché costringere i nostri figli ad un futuro da camerieri e addetti alle pulizie, nella loro terra, in attività turistiche che potremmo facilmente costruire e gestire da proprietari semplicemente attivando una Moneta Comunale ?

La Sardegna appartiene a tutti i Sardi.

E non è in vendita !

Paolo Maleddu (Direttivo MLNS)

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