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A grande richiesta proponiamo, a puntate, il libro “La Grande Truffa” di Paolo Maleddu, uno di noi, un grande uomo che per il suo coraggio, la sua lealtà e la sua voglia di verità si trova oggi sotto l’attacco duro e sleale dello Stato italiano, uno Stato burattino delle lobbies bancarie internazionali

 

 

 

 

 

 

Paolo MALEDDU: “Ho scritto questo libro per una incontenibile necessità di condividere con quante più persone possibile un insieme di informazioni nelle quali mi sono imbattuto, e che hanno gradualmente aperto davanti ai miei occhi una visione del tutto nuova della realtà del mondo nel quale viviamo. 

Una realtà insospettata, spaventosa, nella quale siamo immersi ma che non riusciamo a vedere, perché confusa dietro una barriera di notizie ed immagini sapientemente filtrate, falsate o anche solamente ignorate. 

Le notizie che non vengono divulgate sono le più importanti.

C’è un mondo reale nel quale gli eventi scorrono così come avvengono, lieti o dolorosi che siano, in un flusso continuo. E uno parallelo, virtuale, creato dalla rappresentazione che i media danno di questa successione di eventi. 

Noi viviamo nel mondo virtuale che ogni giorno radio, giornali, televisioni e cinema costruiscono per noi. “Educati” sin dai primi anni di scuola ad essere prigionieri di verità ufficiali, ci è poi difficile accettare versioni diverse, scomode, che non rientrano nei nostri orizzonti.” 

Esistono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che si insegna “ad usum Delphini”, e la storia segreta, in cui si rinvengono le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa.”

 

La Grande Truffa – dalla 1° alla 20°parte                              La Grande Truffa – 21°parte

La Grande Truffa – 22° parte

 

 

 

L’emissione monetaria

LA GRANDE TRUFFA

Come gli usurai internazionali si impossessano
di tutta la ricchezza prodotta dalla popolazione mondiale

23° parte

 

 

………………………..

Continuate ad andare a votare, non farete altro che legittimare con il mandato popolare tali comportamenti dei vostri rappresentanti.

Per quanto mi riguarda, ho smesso già da una ventina di anni di dare deleghe a uomini piccoli piccoli.

Che rubino pure, ma senza il mio consenso.

In questa falsa democrazia, con il rito delle votazioni, Usurai e politici cercano solo una legittimazione popolare a continuare con i loro meschini inganni.

 

La banca ci ruba la vita.

Restiamo intrappolati nel meccanismo del debito infinito, una prima volta collettivamente, ed ora pure individualmente, comprendendo ormai cosa tutto ciò comporta.

Se le cose dovessero andar bene, riusciremo a recuperare la proprietà dei nostri immobili ceduti gratuitamente all’istituto di credito, che, altrimenti, avrà tutto il diritto di tenerseli.

La banca ha iniziato l’operazione senza aver messo niente di suo, ha fatto circolare una promessa di pagamento e chiude con la sicurezza di avere o 150 mila euro di soldi veri, o le nostre proprietà.

In assenza del nostro impegno a versare 150 mila euro in 20 anni, il banchiere non avrebbe assolutamente nulla da prestare.

Obiezione: sarà pure una promessa di pagamento, però il costruttore mi ha consegnato l’appartamento, ed è ciò che in fin dei conti mi interessa.

È un ragionamento che trova origine nella colonna portante di questo sistema monetario basato sull’usura e sull’inganno: la nostra ignoranza in materia.

Non sappiamo che ci è stato sottratto un nostro diritto fondamentale, la sovranità monetaria, e che in realtà potremmo avere soldi in prestito senza dover pagare interessi.

Sembriamo dei condannati ai lavori forzati, ci facciamo trattare come schiavi, siamo vessati ed impoveriti da regole e norme, dettate dai banchieri, che arrivano chissà da dove, sempre più numerose e limitanti le nostre libertà.

La nostra ignoranza in materia monetaria è inversamente proporzionale alla nostra libertà: quanto più ignoranti, meno liberi. Un rovesciamento totale della realtà: siamo schiavi impotenti invece di essere sovrani.

Quando il governo teme il popolo, c’è libertà. Quando il popolo teme il governo, c’è tirannia

             Thomas Jefferson, presidente degli Stati Uniti d’America.

 

L’acquisto di uno spazio dove poter vivere, lungi dall’essere reso di facile acquisizione dalle istituzioni, diventa un impegno che pesa come un macigno su tutta la nostra vita lavorativa.

Tutti coloro che erano bambini negli anni ’50, in un paese ancora relativamente libero dall’abbraccio opprimente di tante norme burocratiche, ricordano probabilmente l’usanza dei nostri padri di radunarsi all’occorrenza nei fine settimana per costruire tutti insieme la casa di un amico, ricambiando magari il favore ricevuto in precedenza. In una società sicuramente non ricca, era ancora facile entrare in possesso di una casa di proprietà, un semplice diritto di ogni essere umano, non certo un lusso.

Ed oggi?

Ci vuole tutta una vita, e la casa acquistata non sarà mai completamente nostra perché, considerando la moltitudine di nuovi balzelli che continuano a gravare su di essa, c’è sempre la possibilità che ci venga pignorata.

Questa possibilità viene mantenuta viva ad arte da una  classe politica servile  che esegue altrui criminali disegni, con tutti i peggiori propositi.

 

Si potrebbe facilmente ribattere all’obiezione sollevata: sì, hai avuto l’appartamento, ma rischi 200 mila euro per un immobile che  vale meno della metà; consolidi lo strapotere dei banchieri sulla società; paghi 150 ciò che costa 100; hai garantito lo scambio con le tue proprietà, non c’è nessuna sicurezza che il tutto vada a buon fine, vivendo nell’incubo dell’insolvenza  della moneta debito i successivi  20 anni della tua vita.

Un inganno totale del quale però non sei consapevole.

Se ti pare poco …

 

La banca cosa ha messo in definitiva?

Niente.

Conduce l’operazione ed assume la funzione di garante della procedura, non del rischio.

Avete presente il film “Il padrino”?

Quando il mafioso fa da garante di un patto fatto di promesse reciproche, è meglio mantenere gli impegni presi.

È chiaro a tutti cosa succederà se non si rispetteranno i patti.

La banca si comporta come un capo mafia.

Garantisce che tutto vada a buon fine con il rispetto ed il timore che incute.

Considerando che il giudizio verrà emesso su norme dettate da banchieri, chi se la sente di entrare in causa con una banca senza avere un buon patrimonio alle spalle?

Ricapitolando: la moneta nasce come debito inestinguibile perché ci viene solo data in prestito ad interesse, con un indebitamento collettivo o individuale.

In entrambi i casi, garantiamo sempre ed esclusivamente noi con le nostre proprietà e con il nostro lavoro.

La moneta nasce nella mente dell’essere umano, che la crea convenzionalmente ed induce il valore nel simbolo cartaceo accettandolo, garantendolo con i propri beni ed il proprio lavoro.

Ci sono ancora dubbi sul fatto che siamo noi i creatori del valore monetario?

Chi presta a chi nello scambio con la banca?

Noi apportiamo il valore che la banca fa finta di prestarci, dopo avercelo scippato.

Che c’entrano i custodi della cassaforte con la proprietà del valore monetario?

 

Cosa significa  “la moneta nasce come debito”?

 

Per ogni credito esiste un debito corrispondente.

Ogniqualvolta una somma di denaro entra in circolazione, si creano un debitore ed un creditore.

Il popolo, creatore del valore monetario, viene indicato dai banchieri come ideale debitore.

I politici, per partecipare al saccheggio delle ricchezze prodotte dal nostro lavoro, ci trasformano da padroni in debitori della moneta.

I banchieri, depositari da millenni ormai del segreto della creazione del valore monetario basato sulla fiducia, assumono per sé stessi il ruolo di proprietari della moneta e quindi di creditori.

Sui prestiti che dicono di erogarci, caricano un accessorio velenoso chiamato interesse, che ci lega a loro per sempre con la catena del debito infinito.

Noi, ignoranti in materia monetaria, ci sottomettiamo alla volontà delle “autorità monetarie”, una definizione virtuale, vaga, che gli stessi usurai si sono attribuiti in mancanza di titoli veri.

La banconota emessa dalla banca centrale e addebitata alla popolazione è la manifestazione cartacea di un debito. Nonostante l’illusione fuorviante del valore del mezzo di scambio che permette di acquisire merci, sino a quando rimarrà in circolazione la banconota rappresenterà un debito che verrà saldato solo quando rientrerà nelle casse della banca.

Ma, dal momento che la banconota circola accompagnata da un interesse crescente che al banchiere conviene non stampare, il debito, capitale più interesse, è inestinguibile.

Inoltre, l’altro grande inganno è rappresentato dal fatto che ciò che il banchiere presta è carta, non denaro. Solamente quando sarà accettata dal popolo diventerà denaro e come tale circolerà.

Sarà quindi vero denaro quando tornerà in banca, così che il banchiere dà carta e riceve denaro, mentre il popolo riceve carta e restituisce denaro.

Dal momento che per procurarci il denaro dobbiamo lavorare, in pratica diamo il nostro lavoro in cambio della carta del banchiere. Cioè, lavoriamo in cambio di carta che vale niente.

Lavoriamo gratis per i banchieri. Gli usurai ci rubano tutto il lavoro e tutta la ricchezza prodotta.

Lavorare gratis per un padrone equivale ad essere in uno stato di schiavitù.

I padroni avevano potere di vita e di morte sugli schiavi, ma con molti più fastidi dei banchieri.

Gli schiavi infatti rappresentavano un capitale, la forza lavoro, da mantenere efficiente e di cui prendersi cura. Si doveva spendere per nutrirli, vestirli, alloggiarli e curarli.

Se uno schiavo giovane e forte moriva, rappresentava una perdita patrimoniale per il padrone.

Noi invece siamo schiavi senza vitto e alloggio, liberi di pagarci di tasca nostra il cibo, l’alloggio, l’abbigliamento, ed una infinità di opprimenti tributi.

Se qualcuno di noi dovesse morire, avanti un altro disperato, i grandi Usurai  non perdono niente.

Gli schiavi avevano un grande vantaggio su di noi, sapevano di essere prigionieri e nutrivano in cuor loro la speranza di poter un giorno recuperare la libertà con la fuga.

Noi non siamo consapevoli della nostra prigionia, crediamo di essere liberi perché non vediamo sbarre intorno a noi; non troveremo la libertà perché non la cerchiamo.

La nostra è una gabbia mentale che sta sempre attorno a noi, tenendoci prigionieri.

È una gabbia virtuale, ma il debito che ci tiene incatenati è, purtroppo, reale.

 

Nessuno è più schiavo senza speranza di chi erroneamente crede di essere libero”, parole di Wolfgang Goethe.

 

Sino a quando ci faremo intrattenere dalle televisioni e dal cinema del padrone e crederemo a giornalisti ed esperti che, partecipando al banchetto, spacciano gli Usurai per “autorità monetaria”, non ci renderemo conto di essere sovrani e non schiavi, padroni e non debitori del valore monetario.

E continueremo a subire situazioni tanto assurde come quelle che descriviamo qui di seguito.

 

 La banca stampa 100 euro, prestandoli con un interesse del 10%.

Abbiamo già visto sull’isola di Maldiventre con il nostro amico Gavino, che il banchiere stampa il capitale 100, ma non i 10 dell’interesse.

Una volta erogato il primo prestito, per poter far sì che le vengano restituiti pure quei 10 euro di interessi, la banca deve stampare altro denaro, diciamo 1.000 euro.

Come?

Sempre sotto forma di prestito verso un altro membro della società, Achille per esempio.

Quindi la nuova situazione che si presenta è che ci sono 1100 euro in circolazione (100 Gavino + 1.000 Achille), il debito da restituire è cresciuto a 1210 (110 Gavino + 1100 Achille), e mancano ora 110 euro di interessi.

Continuando con la stessa procedura di emettere moneta-debito per soddisfare la domanda di mezzi di scambio e permettere che altri membri della comunità possano saldare il debito, il divario tra moneta circolante e debito generato è naturalmente destinato a diventare sempre maggiore.

Prima assurdità: più una società è intraprendente, ricca di industrie, scambi commerciali e di denaro circolante, più risulta indebitata.

Una società prospera, benestante, produce contemporaneamente una gran quantità di merci da consumare e di debiti da rimborsare.

Come abbiamo visto con la riserva frazionaria, c’è però un limite che le banche non possono superare nella produzione di credito onde evitare il rischio di trovarsi senza contanti per soddisfare le richieste dei clienti.

Se la riserva obbligatoria è del 2%, non potranno prestare più di 50 volte quel valore, se la riserva è del 10%, come è stato per tanto tempo, sarà rischioso prestare più di dieci volte il valore custodito.

Con una riserva obbligatoria di 100 (10%) è bene non erogare più di 1.000, onde evitare di trovarsi senza liquidi ed evidenziare pericolosamente i problemi di insolvenza agli occhi del pubblico, col rischio di innescare la corsa agli sportelli dei clienti per riavere indietro il proprio denaro.

Nell’economia in espansione di una società attiva, il livello dei debiti cresce rapidamente per la grande richiesta di mutui per l’acquisto di proprietà immobiliari ed investimenti per finanziare la crescita di industria e commercio.

Il livello di guardia è presto raggiunto e la banca inizia a sentirsi a disagio per l’esposizione creditizia. Arresta l’erogazione di prestiti, inizia a richiedere a clienti in piena espansione di “rientrare”, invertendo così la rotta del ciclo economico.

Presto quel gran numero di merci prodotte non troveranno compratori, e si ripeteranno tutti quei fenomeni normali di ogni recessione già descritti.

Tutto questo non fa altro che portarci ad un’altra paradossale conclusione: in questo sistema monetario a riserva frazionaria dove la moneta nasce come debito, la crescita economica è costretta a fermarsi nel momento di maggior espansione, facendo mancare la moneta per l’acquisto dei beni prodotti proprio quando esiste una grande offerta di merci.

Abbiamo detto che più una società è ricca, più è indebitata con i banchieri. Questa affermazione ci porta ad un paradosso ancora più sconcertante: se ipoteticamente si potessero ripagare tutti i debiti esistenti nel pianeta, la totalità dei soldi rientrerebbe nel sistema bancario, sparendo così dalla circolazione.

Non rimarrebbe in giro un solo centesimo.

Sarebbe la paralisi dell’economia e della vita sociale.

La società, per sopravvivere, deve essere indebitata.

Incredibile, non è vero?

 

Questo è un assunto sconcertante. Siamo completamente dipendenti dalle Banche Commerciali.

Qualcuno deve prendere in prestito ogni singolo dollaro in circolazione, che sia contante o credito.

Se le Banche creano abbondante denaro artificiale noi stiamo bene; in caso contrario, facciamo la fame. Siamo del tutto privi di un sistema monetario stabile. Quando uno coglie la visione totale della situazione, la tragica assurdità della nostra posizione è quasi incredibile, ma è proprio così.

È la questione più importante che le persone intelligenti possano prendere in esame e sulla quale riflettere. È così importante che la nostra presente civiltà potrebbe arrivare al collasso in mancanza di una comprensione diffusa e di una rapida correzione dei difetti.”

 

                                            Robert H. Hemphill, Credit Manager of Federal Reserve Bank, Atlanta, Georgia

 

Come è possibile che nel mondo dell’opulenza siamo tutti così indebitati?

Se prima non sapevamo, ora abbiamo la risposta.

Probabilmente capiremo da ora in avanti che se le nostre aziende falliscono non è certo per nostra incapacità e non dovremmo vergognarcene.

Che è più che normale che non riusciamo a pagare la miriade di scadenze, bollette e tributi vari.

Il sequestro della casa di abitazione e di altre proprietà immobiliari è un crimine organizzato.

Che dietro la disperazione per insolvenza, i suicidi per depressione, e le sempre più frequenti esplosioni di violenza improvvisa ed inspiegabile in persone apparentemente normali, ci sono in realtà dei validi motivi.

Per continuare a vivere in questo sistema monetario dobbiamo indebitarci sempre più.

Se individualmente stiamo meglio senza debiti, come società non possiamo vivere senza di essi.

Su questo pianeta la popolazione mondiale, che fa tutto il lavoro fisico producendo la ricchezza, si ritira stanca la sera senza forze per pensare. L’elite finanziaria, fresca e riposata perché non esegue nessun lavoro fisico, ha tutto il tempo di pensare e creare sempre nuovi meccanismi per  impossessarsi della ricchezza prodotta dal popolo.

Alla massa lavoratrice in cerca del meritato riposo per riprendersi da stress e fatica fisica, le televisioni ed il cinema somministrano programmi di evasione che indottrinano e rendono inoffensivo il cervello.

 

Gente che non muoverà un singolo badile di terra nel progetto (…), né apporterà una libbra di materiale, metterà insieme più denaro dagli Stati Uniti, della gente che apporterà tutto il materiale e eseguirà tutto il lavoro.

Questa è la cosa terribile riguardo all’interesse (usura) . . . Ma ecco il punto: se la nazione può emettere una OBBLIGAZIONE DA UN DOLLARO, può anche emettere una BANCONOTA DA UN DOLLARO.

L’elemento che dà valore ai titoli di stato dà valore pure alla banconota . . . è assurdo dire che il nostro paese può emettere obbligazioni e non può emettere valuta.

Entrambe sono promesse di pagamento, ma una ingrassa gli usurai e l’altra aiuta la gente.

Se la valuta emessa dalla gente non dovesse avere valore, neanche le obbligazioni dovrebbero avere valore. È una terribile situazione quando il Governo, per assicurare il benessere della nazione, deve indebitarsi e consegnare rovinosi oneri di interesse nelle mani di uomini che controllano il fittizio valore dell’oro. L’interesse è una invenzione di Satana.”

                                      Thomas A. Edison

 

“No loans, no money”. La lingua inglese ha una grande capacità di sintesi.

Il collasso è inevitabile e sempre più vicino. Non ulteriormente rimandabile.

Il divario tra denaro in circolazione e debito va allargandosi sempre più.

Con i mutui a 25 e 30 anni la situazione peggiora perché generano un debito maggiore, anche se spalmato su periodi più lunghi.

Mi è appena capitato di vedere nei giorni scorsi la pubblicità di un prestito rimborsabile in 50 anni!

Un cappio al collo per tutta una vita.

I prestiti a lunga scadenza si offrono perchè sempre meno gente ha oggi la possibilità di accollarsi le pesanti rate dei mutui decennali.

Quando il numero di coloro che potranno prendersi l’impegno di ripagare un prestito andrà sotto una certa soglia, il sistema imploderà su se stesso.

Minato alle fondamenta, come le Torri Gemelle.

 

Capitolo XVII

Il segreto del valore monetario

 

Sino al Medioevo gran parte dei paesi europei condannavano il prestito di denaro ad interesse, seguendo gli insegnamenti di Aristotele e Tommaso d’Aquino, secondo i quali scopo del denaro era porsi al servizio della società per facilitare gli scambi di beni necessari a condurre un’esistenza dignitosa. L’interesse, considerato ingiusto, venne condannato come un reato chiamato “Usura”.

Lo scorrere del tempo e le continue pressioni sulle autorità ammorbidiscono le posizioni più drastiche, ed oggi il concetto di Usura è stato, diciamo, “ritoccato”, ridotto ad una valutazione numerica: sotto un certo numero è giusto interesse; al di sopra è Usura, immorale ed illegale.

Un tasso (diciamo) del 13,9 è “giusto”, legale, etico; il 14%  è Usura.

Basta quindi un misero 0,1% a separare ciò che è giusto da ciò che è assolutamente illecito ed immorale.

Potenza del denaro dei banchieri che riesce a ridurre l’etica ad un decimale!

In origine non c’era nessun limite da superare, per Usura si intendeva qualsiasi richiesta, anche minima, di un onere per l’uso di denaro avuto in prestito.

E questo per ovvi motivi. Era considerato immorale che si potesse produrre un beneficio senza lavoro, che è appunto ciò che succede con la rendita prodotta dal capitale.

Come ebbe a dire Henry Ford, il fondatore della casa automobilistica, severo critico del comportamento degli Usurai criminali:

 

. . la moneta non ha la funzione di produrre moneta, ma di movimentare beni”.

 

Solo il frutto del lavoro è etico, il capitale non lavora, non può generare denaro per il solo fatto di esistere.

 

Nummus non parit nummus (il denaro non si riproduce)

                                                                      Tommaso d’Aquino

 

Nel mondo islamico ancora oggi l’interesse è inammissibile, illegale.

Ma non sappiamo ancora per quanto, visto che le guerre per portare “pace e democrazia” con missili intelligenti, morte e distruzione di intere comunità, hanno come funzione principale quella di convincere i paesi arabi della bontà del nostro sistema monetario.

La religione cristiana ha condannato con decisione in passato l’Usura, ma per quanto riguarda oggi, la chiesa ha un atteggiamento molto poco chiaro al riguardo. Si schiera con gli Usurai.

Partecipa alla spartizione del bottino e tace.

Un silenzio molto colpevole.

La terza grande religione monoteista, quella ebraica, condanna pure la pratica del prestito ad interesse, lasciando però uno spiraglio aperto, una possibilità della quale hanno approfittato numerosi membri di quella comunità.

Lascio spazio alle parole di Marco Della Luna e Antonio Miclavez, autori di “Euroschiavi”, testo fondamentale per chiunque voglia saperne di più sul sistema monetario:

 

“Ma andiamo alle fonti del Cristianesimo e vediamo come i sacerdoti-scribi autori del Deuteronomio istruiscono Israele, il popolo eletto dal dio Javhé, in materia monetaria e finanziaria. (Deut 15, 1-8):

 

  • Alla fine di ogni sette anni concederai la remissione dei debiti.
  • E questa sarà la forma della remissione: ogni creditore condonerà ciò che ha dato in prestito al suo prossimo; non esigerà la restituzione dal suo prossimo e dal suo fratello, perché è stata proclamata la remissione dell’Eterno. Potrai richiederlo dallo straniero; ma condonerai al tuo fratello ebreo quanto egli ti deve.
  • Non vi sarà tuttavia alcun bisognoso tra di voi, perché l’Eterno ti benedirà grandemente nel paese che l’Eterno, il tuo DIO, ti dà in eredità, perché tu lo possieda,
  • solo però se tu obbedisci diligentemente alla voce dell’Eterno, il tuo DIO, avendo cura di mettere in pratica tutti questi comandamenti, che oggi ti prescrivo.
  • Poiché l’Eterno, il tuo DIO, ti benedirà come ti ha promesso; allora farai prestito a molte nazioni, ma tu non chiederai prestiti; dominerai su molte nazioni, ma esse non domineranno su di te.
  • Se vi sarà qualche tuo fratello bisognoso in mezzo a te, in alcuna delle tue città del paese che l’Eterno, il tuo DIO, ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la tua mano davanti al tuo fratello bisognoso; ma gli aprirai generosamente la tua mano e gli presterai quanto gli occorre per venire incontro al bisogno in cui si trova.

 

Premesso che già al tempo di Mosè si praticavano prestiti finanziari non solo in monete d’oro e d’argento ma pure mediante denaro simbolico (mamrè, terafim,), la remissione dei debiti ogni sette anni impedisce il formarsi del debito infinito, e infinitamente crescente, all’interno del popolo d’Israele – debito che ha effetti, come sappiamo a nostre spese, distruttivi sulla società e sull’economia. Al contempo, la non applicabilità della remissione dei debiti ai non ebrei, alle altre nazioni, sancita dal versetto 3, fa si che il debito infinito possa svilupparsi in esse. Ricordiamo che l’Ebraismo è una religione etnica, non ecumenica; e che l’Antico Testamento è la storia di una alleanza tra un dio, Javhè, e un popolo specifico, in contrapposizione agli altri popoli e ai loro dèi.

Il Cristianesimo è una religione ecumenica, ossia rivolta a tutti, ma altre religioni, come l’Ebraismo e l’Induismo, si rivolgono solo a uno specifico popolo, agli Ebrei e agli Hindù, e hanno (come pure l’Islam) una doppia morale, che prescrive un comportamento leale solo verso i “fratelli” e consente lo sfruttamento degli altri.

L’osservanza dei suddetti precetti produrrà prosperità al popolo eletto (versetto 4), a condizione che esso si attenga alle predette regole dell’Eterno (versetto 5); se lo farà, Javhè lo benedirà, e Israele presterà a interesse a molte nazioni, ma da nessuna chiederà prestiti a interesse (il testo latino ha fenerabis, ossia prestare ad interesse); in tal modo il popolo eletto dominerà su molte nazioni (attraverso il meccanismo dell’indebitamento infinito) e da nessuna sarà dominato. Insomma il clero di Javhè insegna ad Israele l’imperialismo finanziario. Ma, se sostituiamo “Israele” e “popolo eletto” con la parola “banchieri”, abbiamo semplicemente la rappresentazione della realtà politico-finanziaria dei tempi moderni.

I sacerdoti-scribi del Deuteronomio insegnano dunque al popolo eletto a fare i banchieri”.

 

La religione (= ordine superiore e divino)  insegna al popolo eletto a dominare su molte nazioni, indebitandole con lo strumento monetario.

Incoraggia i suoi membri a diventare Usurai …

 

La moneta è il mezzo di scambio.

Abbiamo visto che qualsiasi materiale può essere usato come mezzo di scambio; è solo un accordo (convenzione) tra i membri della comunità.

Sin dalle origini, la moneta-merce è l’espressione più efficace del mezzo di scambio, perché con lo scambio di due beni reali, ha carattere liberatorio.

La moneta-merce, essendo un bene con valore intrinseco, una pelle di castoro, una pecora, una quantità di sale o di riso, conclude lo scambio, libera dal debito, lo annulla.

Anche oro e argento, quando usati in principio come moneta-merce con valore intrinseco che variava a seconda del peso, espletavano in maniera egregia la funzione di moneta.

Il proprietario di quella moneta aveva un valore reale in mano, era padrone del bene.

continua………

 

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Paolo MALEDDU