giovedì 26 giugno 2014

NEW YORK – Il New York Times intervista il leader di Alternativa per la Germania eletto al parlamento eruopeo e ne racconta l’ascesa e i progetti. Principale dei quali è: la fine dell’euro.

Leggiamo.

Era uno dei dirigenti aziendali di spicco in Germania, capo di un’importante lobby industriale e dirigente della sezione europea dell’IBM. Ma recentemente Hans-Olaf Henkel si è lanciato in una nuova carriera, che lo mette in radicale contrasto con la maggior parte dei suoi colleghi d’affari in Europa.

Henkel vuole l’abolizione dell’euro. Il suo paese, sostiene, starebbe meglio se tornasse al marco tedesco, piuttosto che permettere che i laboriosi, disciplinati tedeschi continuino a pagare tasse per dare un sostegno a chi è rimasto indietro in Grecia, in Italia e in altri paesi dell’eurozona che, egli dice, hanno sperperato il loro diritto d’appartenenza alla moneta unica. Il mese scorso Henkel ha ottenuto un seggio al Parlamento Europeo, il che gli offre una piattaforma dalla quale tentare di smantellare l’unione monetaria.

Le possibilità che ce la faccia sono remote. La maggior parte dei dirigenti aziendali tedeschi non ha alcun desiderio di tornare ai giorni in cui il marco tedesco forte li poneva in un severo svantaggio di prezzo nei mercati dell’export. Nonostante le lamentele per i costi da sostenere, i tedeschi hanno fornito un sostegno fondamentale all’unità dell’euro, quando è sembrato a rischio di crollo negli anni recenti ─ consapevoli che l’economia relativamente robusta del loro paese era uno dei principali beneficiari dell’euro-sistema.

Ma il signor Henkel e il nuovo partito che egli rappresenta hanno già dato una scossa alla politica tedesca, diventando una spina nel fianco per la cancelliera Angela Merkel ed anche complicando le sue relazioni col primo ministro britannico David Cameron.

Non sorprende che il signor Henkel fosse esuberante la settimana scorsa, il giorno in cui aspettava in fila alla mensa del Parlamento Europeo, dove entrerà ufficialmente in carica il mese prossimo. “La Merkel è terrorizzata da noi,” ha detto Henkel. Pochi minuti più tardi, davanti ad un cappuccino, ha spiegato il suo percorso da euro-entusiasta ad euro-contrario.

“Un paese è responsabile del proprio debito e della stabilità delle proprie banche,” ha detto. “Per cercare di salvare l’euro ci si è spinti troppo oltre. Questo mi disturba.” Il desiderio di Henkel di far naufragare l’euro non è condiviso dalla maggior parte dei dirigenti aziendali, specialmente in Germania.

“L’introduzione dell’euro era e rimane la cosa giusta,” ha detto Ulrich Grillo, presidente della Federazione delle Industrie Tedesche, un gruppo che Henkel ha guidato dal 1995 al 2000. “Specialmente per la Germania e la sua economia d’esportazione,” ha detto il signor Grillo in uno scambio via email, “la moneta unica è la base per la prosperità e l’occupazione.”

Henkel è una rarità in Germania, dove non esiste praticamente tradizione di dirigenti d’azienda che si mettano in politica. Si è finanziato da sé la campagna elettorale, che ha avuto successo, come fanno molti politici americani. Henkel ha contribuito al suo partito, Alternativa per la Germania, con un milione di euro (1.36 milioni di dollari),  il che si è rivelato fondamentale per l’ottenimento del 7 percento dei voti alle elezioni europee dello scorso mese e di sette seggi al parlamento europeo.

La delegazione del suo partito è minuscola in un’assemblea di 751 membri. Ma Henkel fa parte di un’ondata di scontento che ha portato ad un potere senza precedenti i partiti euroscettici a Bruxelles, ponendo una minaccia politica all’unione monetaria fin da quando i leader politici dell’eurozona erano alle prese con la minacciosa situazione finanziaria ed economica che ha quasi distrutto l’euro.

Con echi del Tea Party statunitense, Henkel e una piccola armata di altri membri neo-eletti vogliono dare un taglio a quello che vedono come l’opprimente potere dell’Unione Europea, e vogliono abolire l’euro, o almeno espellere membri come la Grecia e l’Italia, che vedono come degli irresponsabili cronici.

Con il suo curriculum aziendale d’alto livello e un nome reso famoso da anni di apparizioni nei talk show televisivi tedeschi, Henkel rappresenta il modo in cui il movimento anti-euro sta diventando socialmente accettabile ─ ed è sempre più difficile per i partiti centristi pro-euro ignorarlo.

Allo stesso tempo, tuttavia, il suo tipo particolare di critiche a Bruxelles ci fa capire quanto sarà difficile per i partiti euro-scettici riconciliare le loro eclettiche piattaforme. Sebbene molti gruppi condividano un’ostilità verso l’Unione Europea, portano spesso anche dei chiari elementi di nazionalismo e xenofobia, rendendo così difficile unirsi in una causa comune per una qualsiasi questione importante.

Henkel, da lungo tempo membro del gruppo per i diritti umani in Amnesty International, nega strenuamente che il partito Alternativa per la Germania, noto in Germania come AfD, possa fornire un aggancio all’estrema destra. Dice che tali etichette vengono da giornalisti che “vorrebbero chiuderci nell’angolo dell’anti-immigrazione o nell’angolo di quelli di destra, in modo da poterci ignorare.”

Ha escluso la cooperazione con gruppi di estrema destra e contrari all’immigrazione, come il Front National francese della Le Pen o il Partito Indipendentista britannico (UKIP) di Nigel Farage.

Al contrario, AfD si è unito al Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei, l’ECR. Questo gruppo include anche membri del Partito Conservatore britannico, la cui decisione di accogliere AfD la scorsa settimana ha teso ulteriormente le già difficili relazioni tra la signora Merkel e David Cameron, il leader conservatore. (La Gran Bretagna, naturalmente, si è opposta da molto tempo all’unione monetaria, avendo optato per il mantenimento della sterlina britannica.)

Ma l’appartenenza all’ECR non sembra destinata a tranquillizzare le voci critiche secondo cui l’AfD, guidato da Bernd Lucke, un professore di economia all’Università di Amburgo, sia un cavallo di troia dell’estrema destra tedesca. L’ECR include anche partiti populisti di destra come i Veri Finlandesi e il Partito Popolare Danese.

Manfred Güllner, capo della società di sondaggi Forsa, a Berlino, ha messo in luce che alle elezioni europee di maggio AfD ha ottenuto risultati particolarmente buoni nei collegi elettorali che  tradizionalmente erano bastioni dell’estrema destra, come una regione a sud-est della Germania nota come Svizzera Sassone. Benché Henkel contribuisca a dare al suo partito un’aria di rispettabilità, Güllner dice “per me è un partito di estrema destra.”

Nonostante ciò, Henkel potrebbe rendere difficile stereotipizzare le forze anti-euro al Parlamento Europeo come una manica di stravaganti di destra. AfD ha chiaramente tolto voti al partito centrista della Merkel, i Cristiano-Democratici.

“È buona cosa che ci sia un partito politico in Germania che sia composto di persone che hanno una reputazione come quella di Henkel,” a detto Jan Zahradil, membro Ceco del Parlamento Europeo e vice-presidente dell’ECR, durante una telefonata dopo che il gruppo ha votato per l’inclusione di AfD. “È una vera risorsa.”

Prima di essere in corsa per la carica, Henkel era già un noto sostenitore dell’allentamento delle rigide regole tedesche sul lavoro. La sua rabbia contro ciò che egli descrive in modo sprezzante come “mano pesante del governo”  si è nutrita all’IBM, dove ha lavorato per oltre tre decenni. Henkel ha ricordato come, da capo dell’IBM tedesca alla fine degli anni ’80, egli sia incorso nella feroce opposizione dei sindacati, dei leader politici e perfino della Chiesa Cattolica quando ha cercato di far lavorare una fabbrica di semiconduttori a Stuttgart anche di domenica.

Henkel è andato avanti fino a diventare capo dell’IBM in Europa, in Medio Oriente e in Africa, ma si è ritirato nel 1995. In seguito è diventato presidente non retribuito della Federazione delle Industrie Tedesche. Dopo aver lasciato la federazione nel 2000, Henkel è emerso come una specie di professionista bastian contrario, facendo spesso apparizioni nei talk show in favore della riduzione dello stato sociale tedesco.

In seguito è stato membro del consiglio di amministrazione di grandi compagnie come la Bayer, il produttore tedesco di medicinali e sostanze chimiche, e consigliere della Bank of America. Si è poi ritirato da tali incarichi prima di entrare in politica.

Sebbene Henkel dica di aver avuto in privato dei dubbi sull’euro fin dall’inizio, nel 1999 ha sostenuto pubblicamente il progetto della moneta unica. Divenne decisamente contrario, a suo dire, dopo che la Merkel si dichiarò d’accordo nel 2010 col piano di salvataggio per la Grecia ─ che Henkel tuttora rigetta come nulla più che un sussidio alle banche francesi che avevano fatto investimenti in Grecia.

L’obiettivo di AfD, dice, è quello di ripetere il recente successo nelle prossime numerose elezioni locali, e successivamente, sotto la guida di Bernd Lucke, cavalcare l’onda per ottenere rappresentanza nel Parlamento tedesco ─ il Bundestag ─ nel 2017. “Poi lascerò la politica,” ha detto Henkel. “Il mio obiettivo finale è vedere Lucke parlare al Bundestag.”

Finendo il suo cappuccino, Henkel ha asserito che un crescente numero di uomini d’affari suoi colleghi condividono privatamente i suoi dubbi sull’euro. Ha paragonato i suoi tentativi odierni a quelli degli anni ’80 e ’90, quando era una voce nel deserto che chiedeva meno interferenza pubblica nel business.

“Allora ero solo,” ha detto, “e ancora mi trovo solo.”

Articolo scritto da JACK EWING per il New York Times e tradotto da Henry Tougha per Voci dall’Estero che ringraziamo.

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