venerdì 27 dicembre 2013

Milano – Il 18 dicembre è stato approvato dall’Ecofin il cosiddetto meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie secondo il modello del “Bail in” o modello Cipro.

Secondo le eminenti menti che lo hanno pensato e applicato a Cipro per primo, tale meccanismo permette secondo i proponenti, e cioè un agronomo e qualche burocrate UE, finalmente di spezzare il legame tra i problemi bancari e i bilanci statali coi primi risolti grazie ai soldi dei cittadini contribuenti attraverso iniezioni di capitale pubblico nelle banche macilente e aggravio di tasse oltre che di innalzamento del debito pubblico.

Dallo scoppio della crisi subprime in tutto il globo terracqueo vi sono stati decine e decine di casi di banche piene zeppe di ciarpame subprime, prodotti finanziari che al loro interno raccolgono le cartolarizzazioni emesse dalle banche per i mutui concessi a chi era sotto il prime, ovvero sotto la soglia del merito per storie creditizie pregresse non limpide, per aver concesso il finanziamento vuoi per scarsità di reddito vuoi per mancanza di garanzie collaterali. Ma basandosi sull’assunto che il mutuo sarebbe servito a comprare un bene immobile che anno dopo anno sarebbe salito di valore, rendendo più solida la garanzia di quel bene per la banca, si erogava facilmente.

E non solo, a fronte della salita dei prezzi immobiliari si erogavano anche altri finanziamenti a latere del mutuo sempre basati che il prezzo dell’immobile era salito tra il momento della stipula e il presente.

Questi prodotti erano altamente attrattivi per il loro elevato rendimento e fino al 2007 il giochetto di dare mutui a chi non si doveva, cartolarizzare, impacchettare e vendere il prodotto ad alta cedola era un business fiorentissimo nato, cresciuto, sviluppato e scoppiato nei paesi anglosassoni. Ci guadagnavano tutti, la banca erogante si assicurava un mutuo a tassi più alti, la banca cartolarizzante si assicurava una bella fetta di commissioni, l’ente acquirente si assicurava un bel ritorno cedolare, il costruttore di immobili vendeva a tre volte il prezzo di costruzione e il cattivo pagatore incallito si vedeva spalancate le porte di nuovo credito.

Un bel giorno la favoletta dell’immobiliare che sempre cresce è però è scoppiata e i subprime bond ad alto rendimento hanno presentato agli investitori la loro controparte naturale: l’alto rischio.

Dalla sera alla mattina si è inceppato il sistema finanziario globale in quanto il ciarpame subprime viaggiava di banca in banca, di fondo in fondo, di investitore in investitore grazie alle alte cedole e nel momento in cui ha iniziato ad essere un problema è diventato pressoché indesiderabile da tutti; illiquido e con valore tendente a zero. Nei bilanci bancari di chi aveva abusato, facendo utili molto superiori alla media, è stato il dramma, un uragano incommensurabile che a confronto il 1929 sembrava una brezza autunnale. Nell’ottobre 2008 scoppia Lehman Bros e nel giro di poche ore il sistema finanziario globale rischia il crack e il ritorno al baratto; iniziano ad ammassarsi file di persone agli sportelli bancari degli istituti più chiacchierati per ritirare i depositi mettendo ancor di più in crisi il sistema che si basa sulla riserva frazionale, se tutti vanno a ritirare anche la banca più sana esplode.

A quel punto arriva la cavalleria FED e con essa il resto delle banche centrali mondiali o i singoli stati che mettono mano al portafogli e di fatto nazionalizzano gran parte delle banche in circolazione tranquillizzando i correntisti che ordinatamente tornano a casa.

Di contro la massiccia iniezione di capitali dovuti alla crisi bancaria affossa i bilanci sia delle banche centrali che degli stati; questi ultimi vedono esplodere il debito pubblico e di conseguenza alzano le tasse e tagliano i bilanci.

In tutto questo vi è un’isoletta felice dove gli immobili sono si saliti di prezzo ma senza i picchi anglosassoni e le banche, vuoi per cronica arretratezza a cogliere i frutti della cosiddetta finanza creativa, vuoi perché forse la vigilanza bancaria ha funzionato impedendo l’ammassarsi del ciarpame subprime: l’Italia.

Già. Le nostre banchette non hanno risentito minimamente dell’effetto subprime, non hanno dovuto essere ricapitalizzate (tranne Mps ma per ben altre ragioni legate a malagestio) dalla sera alla mattina, non hanno visto file di gente agli sportelli. In definitiva non hanno gravato sulle casse pubbliche nonostante la predisposizione dei Tremonti/Monti Bond, usati da chi voleva per assicurare liquidità al sistema e restituiti (sempre con l’eccezione di Mps).

Arriva il 2011 e la crisi da bancaria diventa crisi dei debiti sovrani.

E qui succede qualcosa di losco e strano: le banche dei paesi attaccati speculativamente, Italia e Spagna, vengono “elegantemente” convinte attraverso la Bce a comprarsi i bond dei loro paesi e in breve passano dal 30 al 70% di detenzione dei rispettivi bond nazionali attraverso prestiti all’1%. Ora lì per lì sembrerebbe un affare, ti indebiti all’1% con la Bce e compri btp al 6%. Risultato: 5% profitto netto senza sforzo.

Ma per far questo hanno dovuto ritirare liquidità dal sistema produttivo ed in special modo dal settore immobiliare paralizzando di fatto il credito. Ah naturalmente se c’è chi compra, le nostre banche, c’è sempre chi vende, quelle franco/tedesche (chissà perché…)

Ora veniamo al 2013 e al Modello Cipro ovvero la nobile proposizione di spezzare il legame tra crisi bancaria che poi si riversa sui bilanci pubblici a danno dei cittadini tassati. Tale modello prevede che in caso di crisi di una banca a pagare non sia più Lo Stato attraverso la nazionalizzazione ma nell’ordine:

– azionisti attraverso l’azzeramento delle loro azioni

– obbligazionisti subordinati e normali attraverso l’azzeramento del loro credito

– correntisti sopra i 100.000 euro attraverso la confisca dell’eccedenza.

– Se non basta si attinge o al fondo salva Stati o al proprio stato con l’obbligo di trasformarlo in credito privilegiato da rimborsare. Punto ancora tutto da discutere (ma non interessa per lo scopo ultimo…)

In tal modo la banca NON fallisce, NON chiude, continua ad operare e viene ristrutturata. Evviva, tutto bellissimo, finalmente lo Stato e i contribuenti non devono sborsare nulla a fondo perduto. Peccato però che ad essere massacrato sia solo e soltanto lo sporco capitalista azionista, il ricco obbligazionista e l’ignaro correntista, e quest’ultimo doppiamente.

Infatti, alzi la mano chi non ha mai visto offrirsi allo sportello prodotti obbligazionari della propria banca e chissà quanti attraverso opera di convincimento quotidiana siano stati indotti a togliere liquidità dal cc per acquistare tali obbligazioni. Spessissimo per importi ben inferiori ai 100.000 euro pseudo garantiti da tale schema. Prendete la sora Adele, pensionata con un gruzzoletto che so di 30.000 euro di sudatissimi risparmi di una vita, arriva la telefonatina del Direttore di banca che “signora non sta bene tutta quella liquidità sul cc per giunta non rende nulla, venga che le offro una bella obbligazione, magari subordinata, al 3%, ne sottoscriva 25.000 e si lasci 5.000 sul cc per le spese impreviste…”

Dunque, abbiamo una pletora di correntisti che hanno parcheggiato la loro liquidità in bond bancari e un bel giorno se la loro banca ha problemi arriva la Sig.ra Merkel insieme all’agronomo Djisselbloem presidente eurogruppo e motore proponente del Modello Cipro e gli porta via praticamente tutti i risparmi di una vita azzerando le obbligazioni e l’eccedenza dei 100.000 euro sui cc.

Cui prodest? Chi ci guadagna, quindi?

Il nostro caro ministro banchiere Saccomanni era contentissimo dell’accordo raggiunto. E te credo. In pratica con tale sistema si ricapitalizzano le banche fallite coi soldi dei depositanti/obbligazionisti!!!

Gli istituti continueranno ad esistere, i vertici che hanno causato il disastro continueranno a star seduti sulla cadrega e a percepire bonus e stipendi da nababbi continuando a perpetrare prestiti agli amici degli amici dei politici senza garanzie o investimenti folli. Intanto il povero correntista sarà fallito al posto della banca vedendo distrutta una vita di risparmi. Bel modello, davvero.

In aggiunta a questo quadretto idilliaco per l’Italia si aggiunge un ulteriore rischio sistemico: oggi le nostre care banche sono infarcite di Btp fino all’orlo grazie alla moral suasion Bce post 2011 . Lo stato Italiano secondo le cattive agenzie di rating ha una valutazione a due gradini da Junk ovvero spazzatura, fallimento, ciarpame del ciarpame, ha deb/pil a quasi 140%, debiti per 2080 miliardi, quasi il 13% di disoccupazione, ha sottoscritto accordi capestri con l’UE che non faranno altro che aggravare i ratio finanziari e nessuna sovranità monetaria. Ditemi voi con quale coraggio si può sottoscrivere un prestito ad un tale soggetto. Infatti le banche hanno comprato e lo stanno facendo a mani basse!

Ecco, cosa accadrebbe se per pura ipotesi lo Stato italiano venisse declassato di quei due gradini, se partissero di conseguenza le liquidazioni coatte da parte di tutti i fondi mondiali che non possono avere investimenti non investment grade, coi tassi che schizzerebbero al 12%, col crollo dei prezzi dei bond e con in definitiva il default?Accadrebbe che il legame perverso tra banca e Stato alla base della follia del Modello Cipro si ripresenterebbe. Ma al contrario.

Lo Stato, attraverso i suoi bond metterebbe in seria crisi le banche. Ma non due/tre, l’intero sistema bancario scatenando una crisi sistemica, isteria di massa, corsa agli sportelli, distruzione dei risparmi di tutti gli italiani. E a pagare sarebbero tutti i correntisti che poi sarebbero tutti i cittadini contribuenti. In altre parole: non c’è scampo per nessuno.

Lorsignori banchieri politicanti italioti hanno trovato il modo di consegnare all’Europa le chiavi dei nostri 1400 miliardi di depositi degli italiani tutti, garantendo di fatto i Btp coi nostri soldi mentre il resto dell’Europa si liberava di essi. Ora è cosa nostra, per loro possiamo anche fallire allegramente.

Ecco a cui prodest. Chi ci guadagna.

Autore: Mirko Ciuffa per ilNord.it

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