{"id":8905,"date":"2020-07-22T15:37:15","date_gmt":"2020-07-22T13:37:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/?p=8905"},"modified":"2020-07-22T15:37:15","modified_gmt":"2020-07-22T13:37:15","slug":"2020-07-22-intervista-sullindipendentismo-al-prof-francesco-casula","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/2020-07-22-intervista-sullindipendentismo-al-prof-francesco-casula\/","title":{"rendered":"2020.07.22 &#8211; INTERVISTA SULL\u2019INDIPENDENTISMO AL PROF. FRANCESCO CASULA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\"><em><strong>Prof. Francesco Casula: &lt;&lt;Dani Morgan, una ricercatrice boliviana, che sta facendo il dottorato a Cagliari sul tema dell\u2019Indipendentismo sardo, mi ha intervistato. Ecco, di seguito le sue domande con le relative mie risposte.&gt;&gt;<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/ziccu.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-8904\" src=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/ziccu.jpg\" alt=\"\" width=\"169\" height=\"189\" \/><\/a><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><strong>1.Perch\u00e8 professor Francesco Casula, essere indipendentista?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Risposta<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">L\u2019ipotesi indipendentista, fino a qualche decennio fa demonizzata e criminalizzata, oggi \u00e8 entrata prepotentemente nel dibattito politico e nelle pi\u00f9 alte sedi istituzionali, Consiglio regionale compreso. E certo si pu\u00f2 convenire e dissentire. Una cosa per\u00f2 occorre affermare con nettezza: il diritto alla Autodeterminazione dei popoli \u2013 e dunque alla Indipendenza e persino alla secessione e separazione \u2013 \u00e8 garantito dal Diritto e da tutte le Convenzioni internazionali. Con buona pace della stessa Costituzione italiana che prevede la repubblica \u201cuna e indivisibile\u201d. E anche con buona pace dell\u2019ordinamento giuridico italiano liberticida secondo cui la \u201csecessione\u201d \u00e8 addirittura un reato (art. 241, Attentati contro la integrit\u00e0, l\u2019indipendenza o l\u2019unita\u2019 dello Stato) da punire con la reclusione non inferiore a dodici anni.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Del resto, il diritto alla \u201csecessione\u201d \u00e8 stato praticato negli ultimi decenni \u2013 per limitarci solo al Vecchio Continente \u2013 da decine di popoli europei, dando vita a nuovi stati con la disgregazione dell\u2019URSS e della Iugoslavia; con la \u201cseparazione\u201d della Slovacchia dalla repubblica Ceca ecc.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Il diritto all\u2019autodeterminazione e dunque all\u2019indipendenza del popolo sardo si fonda sul suo essere \u201cnazione\u201d; ovvero sulla sua storia, diversa e dissonante rispetto alla coeva storia italiana. Ed anche europea. Storia che incardina la sua specifica identit\u00e0 culturale e linguistica che non pu\u00f2 essere sciolta e dispersa \u2013 come fino ad oggi \u00e8 successo \u2013 nel calderone della \u201citalianit\u00e0\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La Sardegna \u00e8 entrata nell\u2019orbita italiana nel 1720 , quando per un \u201cbaratto di guerra\u201d, l\u2019Isola passa dalla Spagna al Piemonte. Ritrovandosi una provincia di uno staterello ottuso e famelico, specie dopo la rinuncia all\u2019Autonomia stamentaria nel 1847.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Oggi \u00e8 arrivato il momento storico di riprenderci la nostra indipendenza nazionale persa.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Perch\u00e9?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Perch\u00e9 anche, per non dire soprattutto, dopo la cosiddetta Unit\u00e0 d\u2019Italia, la nostra Isola viene considerata, trattata e utilizzata dallo Stato Italiano come una colonia d\u2019oltremare, una colonia interna, in cui alloccare industrie nere e inquinanti (segnatamente quelle petrolchimiche) e stazione di servizio per basi e servit\u00f9 militari.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">L\u2019onere militare che grava sulla Sardegna \u00e8 enorme: a ribadirlo recentemente \u00e8 stato lo stesso Presidente della Regione sarda Francesco Pigliaru secondo cui la Sardegna \u201ccontribuisce per oltre il 60% del totale nazionale, in termini di presenza militare e gravami, con una popolazione pari al 2%\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">I numeri parlano chiaro: nell\u2019Isola sono oltre 35.000 gli ettari di territorio sotto vincolo di servit\u00f9 militare. In occasione delle esercitazioni viene interdetto alla navigazione, alla pesca e alla sosta, uno specchio di mare di oltre 20.000 chilometri quadrati, una superficie quasi pari all\u2019estensione dell\u2019intera Sardegna. Sull\u2019isola ci sono poligoni missilistici (Perdasdefogu), per esercitazioni a fuoco (Capo Teulada), poligoni per esercitazioni aeree (Capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburanti (nel cuore di Cagliari) alimentati da una condotta che attraversa la citt\u00e0, oltre a numerose caserme e sedi di comandi militari (di Esercito, Aeronautica e Marina). Si tratta di strutture e infrastrutture al servizio delle forze armate italiane o della Nato. Il poligono del Salto di Quirra-Perdasdefogu (nella Sardegna orientale) di 12.700 ettari e il poligono di Teulada di 7.200 ettari sono i primi due poligoni italiani per estensione, mentre il poligono Nato di Capo Frasca (costa occidentale) ne occupa oltre 1.400.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Insomma un\u2019Isola militarizzata. Con enormi porzioni del suo territorio sottratte all\u2019uso civile. Alla coltivazione. Inquinati delle esercitazioni militari con l\u2019utilizzo dell\u2019uranio impoverito, causa di morti per tumore e di malformazioni, per gli umani e gli animali.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Ma la Sardegna non \u00e8 solo una colonia interna dell\u2019Italia ma anche una \u201cnazione oppressa\u201d, \u201cproibita\u201d, \u201cnon riconosciuta\u201d dallo Stato Italiano, emarginata dalla storia, insieme a tutte le altre minoranze etniche del mondo. In Europa al pari dei Baschi, Catalani, Bretoni, Occitani, Irlandesi ecc. Contro cui \u00e8 ancora in atto un pericolosissimo processo di \u201cgenocidio\u201d soprattutto culturale ma anche politico e sociale. Si tratta di \u201cminoranze\u201d che \u2013 ha scritto Antonio Simon Mossa, il grande teorico Algherese dell\u2019Indipendentismo sardo moderno \u2013 \u201cl\u2019imperiale geometria delle capitali europee vorrebbe ammutolire\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La Sardegna ha infatti una precisa identit\u00e0 etno-nazionale: per la sua storia; la sua lingua millenaria (per secoli, durante i regni Giudicali, lingua ufficiale e \u201ccancelleresca\u201d), nata secoli e secoli prima dell\u2019Italiano; le sue tradizioni e la sua civilt\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>1. Come definisce l\u2019Autonomia? In che modo \u00e8 diversa da altri concetti come Federalismo, e Indipendenza?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Risposta<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">1. Autonomia.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La visione autonomistica dello Stato, \u00e8 ancora tutta dentro l\u2019ottica dello Stato unitario e centralista \u2013 cos\u00ec come in buona sostanza \u00e8 ancora disegnato dalla Costituzione repubblicana, \u2013 che al massimo pu\u00f2 dislocare territorialmente spezzoni di potere nella \u201cperiferia\u201d o, pi\u00f9 semplicemente pu\u00f2 prevedere il decentramento amministrativo e concedere deleghe parziali alla Regione, che comunque in questo modo continua ad esercitare una funzione di \u201cscarico\u201d, continua ad essere utilizzata come un terminale di politiche sostanzialmente decise e gestite dal potere centrale; che vede il rapporto Stato-Sardegna in termini asimettrici, di pura e semplice dipendenza, che prefigura da un lato l\u2019accettazione di uno Stato coinvolgente e ancora totalizzante \u2013 nonostante qualche timido tentativo di \u201cdimagrimento\u201d \u2013 dall\u2019altro la concessione di uno spazio di gestione amministrativa e politica del tutto ininfluente. Insomma, uno scambio ineguale, che pone la Regione in uno stato di marcata inferiorit\u00e0.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">2. Federalismo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Scrive Emilio Lussu in un saggio del 1933, pubblicato nel n. 6 di \u00abGiustizia e Libert\u00e0\u00bb: \u201dFrequentemente accade di parlare con uno che riteniamo federalista perch\u00e9 si professa autonomista e scopriamo invece, che \u00e8 unitario con tendenze al decentramento\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">E precisa: \u201dOra la differenza essenziale fra decentramento e federalismo consiste nel fatto che per il primo la sovranit\u00e0 \u00e8 unica ed \u00e8 posta negli organi centrali dello Stato ed \u00e8 delegata quando \u00e8 esercitata dalla periferia; per l\u2019altro \u00e8 invece divisa fra Stato federale e Stati particolari e ognuno la esercita di pieno diritto\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Quando Lussu parla di sovranit\u00e0 \u201cdivisa\u201d fra Stato federale e Stati particolari \u2013 o meglio federati, aggiungo io \u2013 di \u201cfrazionamento della sovranit\u00e0\u201d, pensa quindi alla rottura e alla disarticolazione dello stato unitario \u201cnazionale\u201d che deve dar luogo a una forma nuova di Stato di Stati, in cui \u201cper Stati non si intendono pi\u00f9 gli Stati nazionali degradati da Enti sovrani a parti di uno stato pi\u00f9 grande, ma parte o territori dello stato grande elevati al rango di stati membri\u201d: l\u2019intera frase virgolettata \u00e8 tratta da \u00abFederalismo\u201d di Norberto Bobbio, \u201cIntroduzione a Silvio Trentin\u00bb.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">In questa visione federalista il potere sovrano originario e non derivato spetta a pi\u00f9 Enti, a pi\u00f9 Stati e perci\u00f2 scompare la sovranit\u00e0 di un unico centro, di un unico potere e soggetto singolare per far capo a pi\u00f9 soggetti e poteri plurali. In questa visione la Regione cessa di essere la rappresentanza in sede regionale e periferica dell\u2019Amministrazione statale per diventare l\u2019Ente esponenziale della Comunit\u00e0 sarda.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">3. Indipendenza.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Per Sardegna sovrana e indipendente intendo il suo diritto e la sua possibilit\u00e0 e capacit\u00e0 di realizzare l\u2019Autogoverno, l\u2019autodecisione, l\u2019autogestione economica e sociale delle proprie risorse e del territorio, il diritto a usare e valorizzare la propria lingua e cultura, a gestire la scuola, i trasporti, il credito, le finanze e l\u2019ordine pubblico, la possibilit\u00e0 di controllare i grandi mezzi di comunicazione di massa e dell\u2019informazione, di fronte alla quale oggi la Regione \u00e8 totalmente disarmata e niente pu\u00f2 fare perch\u00e9 essi rispondano a criteri di uso democratico e socialmente utile. Il potere infine, nei settori fondamentali quali la difesa e i rapporti internazionali, di decidere in piena sovranit\u00e0 e autonomia.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Porre in questi termini la questione della Nazione sarda, significa a mio parere, pensare alla creazione di un nuovo Stato, separato dallo Stato italiano, in cui storicamente \u00e8 stato incorporato.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Separazione che non significa isolamento e chiusura in se stesso, e neppure che, in prospettiva, possa rifiutare superiori livelli, anche istituzionali, di integrazione e di interdipendenza, necessari oggi per affrontare i problemi socio-economici, a dimensione continentale e mondiale, connessi:<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">\u2981 alla diffusione delle nuove tecnologie e alla globalizzazione dell\u2019economia e dei mercati;<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">\u2981 al crescente grado di interdipendenza e di integrazione raggiunto dall\u2019economia dei singoli paesi e delle singole aree e regioni;<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">\u2981 al carattere europeo e internazionale assunto dai flussi e dallo scambio di materie prime, di prodotti manufatti, di tecnologie e di capitali;<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">\u2981 all\u2019importanza soverchiante che in tali condizioni acquistano le economie su scala e le imprese che non producono solo per il mercato locale ma per mercati pi\u00f9 ampi e lontani.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">3.Quando, secondo lei, \u00e8 nata la questione sarda? Perch\u00e9 \u00e8 nata?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Risposta<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La paternit\u00e0 dell\u2019espressione \u201cQuestione sarda\u201d si deve a Gian Battista Tuveri. Intellettuale, politico e scrittore sardo repubblicano, federalista democratico e progressista.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La sua notoriet\u00e0 ebbe inizio ai primi del 1848, in seguito agli avvenimenti succedutisi alla fusione con il Piemonte, con l\u2019abolizione degli antichi istituti autonomi del Regnum Sardiniae e con la concessione dello Statuto Albertino: il Tuveri fu tra coloro che considerarono quelle decisioni \u2013 e prima ancora la legge \u201cdelle chiudende\u201d e l\u2019abolizione dei diritti feudali \u2013 gravi errori che avrebbero aggravato le condizioni economiche e sociali della Sardegna, provocando la rovina del mondo agro-pastorale. Di qui la critica implacabile contro la politica accentratrice e colonialista del Piemonte, di cui la Sardegna \u201cera diventata una fattoria, misera e affamata di un governo senza cuore e senza cervello\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Con questa espressione si vuole reclamare l\u2019attenzione della politica statale sulle difficolt\u00e0 dell\u2019Isola, promuovendo il riscatto della Sardegna e del popolo sardo contro uno stato centralista e oppressivo. Che tale sar\u00e0 soprattutto dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Questa infatti si risolver\u00e0 sostanzialmente nella \u201cpiemontesizzazione\u201d della Penisola e fu realizzata dal Regno del Piemonte, dalla Casa Savoia, dai suoi Ministri \u2013 da Cavour in primis \u2013 dal suo esercito in combutta con gli interessi degli industriali del Nord e degli agrari del Sud, (il blocco storico gramsciano ), sostenuti dagli inglesi (che con la Massoneria finanzieranno la cosiddetta \u201cImpresa dei Mille di Garibaldi\u201d e la conquista del sud.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Una Unit\u00e0 realizzata contro gli interessi del Meridione e delle Isole e a favore del Nord; contro gli interessi del popolo, segnatamente del popolo-contadino del Sud; contro i paesi e a vantaggio delle citt\u00e0, contro l\u2019agricoltura e a favore dell\u2019industria.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">C\u2019\u00e8 di pi\u00f9: si realizzer\u00e0 un\u2019unit\u00e0 biecamente centralista e accentrata, tutta giocata contro gli interessi delle periferie e delle mille citt\u00e0 che storicamente avevano fatto la storia e la civilt\u00e0 italiana. A dispetto del pensiero della gran parte degli intellettuali italiani che durante il \u201cRisorgimento\u201d e dopo furono federalisti e non unitaristi: come appunto Tuveri.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La politica del nuovo stato unitario, centralista e statalista produrr\u00e0 in Sardegna la devastazione dell\u2019economia, soprattutto dopo la rottura dei Trattati doganali con la Francia nel 1887.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>4.Quali sono i principali problemi economici e politici che riguardano la Sardegna?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Risposta<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">A livello economico:<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">la Sardegna \u00e8 caratterizzata dalla \u201cdipendenza\u201d e dallo \u201cscambio ineguale\u201d: importa prodotti (finiti), ad alto valore aggiunto, ed esporta materie prime e prodotti (semilavorati) a basso valore aggiunto: in questo scambio \u201cineguale\u201d si impoverisce sempre di pi\u00f9, arricchendo, di contro il Nord o comunque i Paesi dove le sue risorse si dirigono. Questo meccanismo ha operato soprattutto nel periodo della cosiddetta industrializzazione petrolchimica.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Con la crisi e la fine della industrializzazione si \u00e8 chiuso un ciclo pi\u00f9 che quarantennale, fatto di promesse ma anche di illusioni programmatorie e petrolchimiche, che ha lasciato in Sardegna, un cimitero di ruderi industriali ma soprattutto disoccupazione, malessere, inquinamento, spopolamento e nuova emigrazione: questa volta di qualit\u00e0, non come negli anni \u201960, dequalificata e generica. Ad abbandonare la Sardegna sono infatti viepi\u00f9 giovani laureati: risorse preziosissime che potrebbero, qui in Sardegna, mettere a disposizione le loro professionalit\u00e0 e competenze per la ricerca e l\u2019innovazione e che invece sono costretti a emigrare.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Lo spopolamento \u00e8 certamente uno dei problemi pi\u00f9 gravi e acuti che pur gi\u00e0 in atto, rischia di diventare drammatico nel prossimo futuro: a causa della crisi, specie occupazionale, dei giovani in particolare. Ma anche perch\u00e9 lo Stato progressivamente sta liquidando tutti i servizi sociali (dalle Scuole alle Poste, agli Ospedali, ecc.).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Con lo spopolamento \u2013 che afferisce soprattutto alla Sardegna \u201cinterna\u201d, l\u2019Isola rischia di ridursi a una ciambella: con uno smisurato centro abbandonato, spopolato e desertificato: senza pi\u00f9 uno stelo d\u2019erba. Con le comunit\u00e0 di paese, spogliate di tutto, in morienza. Di contro, con le coste sovrappopolate e ancor pi\u00f9 inquinate e devastate dal cemento e dal traffico. Con i sardi ridotti a lavapiatti e camerieri. Con i giovani senza avvenire e senza progetti. Senza pi\u00f9 un orizzonte n\u00e9 un destino comune. Senza sapere dove andare n\u00e9 chi siamo. Girando in un tondo senza un centro: come pecore matte.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Una Sardegna ancor pi\u00f9 colonizzata e dipendente. Una Sardegna degli speculatori, dei predoni e degli avventurieri economici e finanziari di mezzo mondo, di ogni risma e zenia. Buona solo per ricchi e annoiati vacanzieri, da dilettare e divertire con qualche ballo sardo e bimborimb\u00f2 da parte di qualche \u201criserva indiana\u201d, peraltro in via di sparizione.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Si ridurrebbe a un territorio anonimo: senza storia e senza radici, senza cultura, e senza lingua. Disincarnata e sradicata. Ancor pi\u00f9 globalizzata e omologata. Senza identit\u00e0. Senza popolo. Senza pi\u00f9 alcun codice genetico e dunque organismi geneticamente modificati (OGM). Ovvero con individui apolidi. Cloroformizzati e conformisti.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Una Sardegna uniforme. In cui a prevalere sarebbe l\u2019odiosa, omogenea unicit\u00e0 mondiale: come l\u2019aveva chiamata David Herbert Lawrence in Mare e Sardegna.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Si avvererebbe la profezia annunciata da Eliseo Spiga, che nel suo potente e suggestivo romanzo Capezzoli di pietra scrive: \u201cOrmai il mondo era uno. Il mondo degli incubi di Caligola. Un\u2019idea. Una legge. Una lingua. Un\u2019eresia abrasa. Un\u2019umanit\u00e0 indistinta. Una coscienza frollata. Un nuragico bruciato. Un barbaricino atrofizzato. Un\u2019atmosfera lattea. Una natura atterrita. Un paesaggio spianato. Una luce fredda. Villaggi campagne altipiani livellati ai miti e agli umori di cosmopolis\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Sarebbe un etnocidio: una sciagura e una disfatta etno-culturale e civile, prima ancora che economica e sociale.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Altro gravissimo problema \u00e8 quello dei trasporti interni (abbiamo ancora in monobinario per le ferrovie!) e soprattutto esterni, con l\u2019Italia e gli altri Stati. Nonostante la retorica del potere politico statale e regionale, che da decenni strombazzano la \u201ccontinuit\u00e0 territoriale\u201d, questa \u00e8 ancora di l\u00e0 da venire.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">A livello politico:<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La Sardegna \u00e8 ugualmente caratterizzata dalla \u201cdipendenza\u201d. I partiti italiani in Sardegna rappresentano e costituiscono delle succursali dei Partiti statali e rispondono non ai bisogni dei Sardi ma agli ordini dei loro gerarchi romani, milanesi ecc.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Per utilizzare il lessico di Francesco Masala \u2013 il nostro pi\u00f9 grande poeta etnico \u2013 i Partiti italiani nell\u2019Isola altro non sono che \u201cle la filiali isolane della fabbrica politica italiota, che si limitano a importare nell\u2019Isola i manufatti politici prodotti in Continente: insomma una grave forma di centralismo burocratico, di colonialismo politico-culturale, senza nessun approfondimento n\u00e9 della Questione sarda n\u00e9 della grande lezione del sardismo lussiano\u201d.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Costruire un\u2019alternativa all\u2019insieme della partitocrazia italiota \u2013 sostanzialmente il progetto di AutodetermiNatzione \u2013 \u00e8 dunque urgente e necessario per la liberazione nazionale e sociale della Sardegna, iniziando a \u201crompere\u201d la dipendenza politica ma anche economica e culturale-linguistica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>5.Quali sono stati i principali ostacoli per il movimento indipendentista?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Risposta<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Sono soprattutto di ordine culturale. Ma anche psicologico.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Secoli di colonialismo culturale e linguistico hanno dessardizzato e snazionalizzato i Sardi. Per annichilire l\u2019identit\u00e0 etno-nazionale dei Sardi \u00e8 in atto \u2013 secondo Simon Mossa, il moderno teorico dell\u2019Indipendentismo sardo \u2013 \u201cun processo forzato di integrazione che minaccia l\u2019identit\u00e0 culturale, linguistica ed etnica, anche con la complicit\u00e0 di molti sardi che si lasciano comprare\u201d. Uno degli elementi che per Simon Mossa devasta maggiormente l\u2019Identit\u00e0 di un popolo \u00e8 l\u2019attacco alla cultura e alla lingua locale: in Sardegna dunque il divieto e la proibizione della cultura e della lingua sarda, segnatamente dell\u2019uso pubblico del Sardo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">L\u2019ideologo nazionalitario e indipendentista sa bene che un popolo senza Identit\u00e0, in specie culturale e linguistica, \u00e8 destinato a \u201cmorire\u201d: \u201cSe saremmo assorbiti e inglobati nell\u2019etnia dominante e non potremmo salvare la nostra lingua, usi costumi e tradizioni e con essi la nostra civilt\u00e0, saremmo inesorabilmente assorbiti e integrati nella cultura italiana e non esisteremo pi\u00f9 come popolo sardo. Non avremmo pi\u00f9 nulla da dare, pi\u00f9 niente da ricevere. N\u00e9 come individui n\u00e9 tanto meno come comunit\u00e0 sentiremo il legame struggente e profondo con la nostra origine ed allora veramente per la nostra terra non vi sar\u00e0 pi\u00f9 salvezza. Senza Sardi non si fa la Sardegna. I fenomeni di lacerazione del tessuto sociale sardo potranno cos\u00ec continuare, senza resistenza da parte dei Sardi, che come tali, pi\u00f9 non esisteranno e cos\u00ec si continuer\u00e0 con l\u2019alienazione etnica, lo spopolamento, l\u2019emarginazione economica\u201d<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Il pretesto e l\u2019alibi di tale \u201cgenocidio\u201d \u00e8 stato \u2013 ed \u00e8 \u2013 che occorreva (occorre) trascendere e travolgere le arretratezze del mondo \u201cbarbarico\u201d \u2013 per noi Sardi \u201cbarbaricino\u201d \u2013 le sue superstizioni, le sue \u201caberranti\u201d credenze, i suoi vecchi e obsoleti modelli socio-economico-culturali, espressione di una civilt\u00e0 preindustriale e rurale, considerata ormai superata. I motivi veri sono invece da ricondurre alla tendenza del capitalismo e degli Stati \u2013 e dunque delle etnie dominanti \u2013 a omologare in nome di una falsa \u201cunit\u00e0\u201d, della globalizzazione dei mercati, della razionalit\u00e0 tecnocratica e modernizzante, dell\u2019universalit\u00e0 cosmopolita e scientista, le etnie marginali e con esse le loro differenze, in quanto portatrici di codici \u201caltri\u201d, scomodi e renitenti, ossia reverdes (ribelli).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Cancellata la nostra storia, recisa la nostra lingua (ad iniziare dalla Scuola ufficiale dello stato italiano), senza pi\u00f9 difese, \u00e8 pi\u00f9 facile dominarci e assoggettarsi anche psicologicamente, azzerando la nostra autostima e, facendoci credere che solo dall\u2019Italia e da fuori, possiamo aspettare la nostra liberazione. Perch\u00e9 da soli, da noi stessi non possiamo avere garantita neppure la nostra esistenza e la nostra vita.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Si sentono persino simili piacevolezze: se diventiamo \u201cindipendenti\u201d e ci separiamo dall\u2019Italia, chi potrebbe garantire le nostre pensioni?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>6.Perch\u00e9 pensa che i partiti italiani abbiano avuto pi\u00f9 successo in Sardegna rispetto al movimento indipendentista?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Risposta<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Perch\u00e9 detengono da sempre il potere. Non solo quello politico, burocratico e amministrativo ma quello culturale. Hanno occupato manu militari le Universit\u00e0; gli Enti di qualsivoglia genere: ad iniziare da quelli bancari. Hanno i \u201cloro\u201d Sindacati, ad iniziare da CGIL-CISL-UIL.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Attraverso questi Enti controllano e dirigono l\u2019opinione pubblica, distribuiscono posti di lavo (per la verit\u00e0 sempre meno, specie con la crisi fiscale dello Stato), prebende, mance e dunque nelle elezioni raccolgono il consenso popolare.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Inoltre posseggono ingenti risorse economiche e finanziarie provenienti non solo dai plurimi finanziamenti pubblici ma da sostegni privati (spesso illegali, con le tangenti).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Si sono sostanzialmente \u201cimpadroniti\u201d dei grandi mezzi di comunicazione di massa: grandi Quotidiani e Giornali, TV, pubbliche e private: attraverso di essi condizionano e indirizzano l\u2019opinione pubblica e il consenso elettorale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>7.Qual sarebbe la strategia migliore per avanzare la questione dell\u2019indipendenza a livello popolare? Come cercare di coinvolgere i Sardi che si sentono emarginati?<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Risposta<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Attraverso una capillare, ubiquitaria e diffusa controinformazione culturale e politica: senza limitarsi ad agitare al vento facili slogan o discorsi che non riescono a far muovere i mulini per macinare grano.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">L\u2019importante sar\u00e0 fare le cose non limitarsi a denunciarle, sperimentare e non solo predicare, praticare l\u2019obiettivo, praticare scampoli di indipendenza e non aspettare l\u2019ora x in cui questa si raggiungerebbe.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">L\u2019importante \u00e8 incrociare la gente, i lavoratori, i giovani, costruire trame che organizzino e compattino i soggetti sui bisogni, gli interessi, la crescita culturale e civica, favorendo l\u2019autorganizzazione dei cittadini e il protagonismo sociale, i contropoteri polari.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Ma soprattutto occorrer\u00e0 che gli Indipendentisti si diano una \u201cvisione\u201d, una cultura alta e \u201caltra\u201d. Con la valorizzazione e l\u2019esaltazione delle diversit\u00e0, ovvero delle specifiche \u201cIdentit\u00e0\u201d: certo per aprirsi e guardare al futuro e non per rifugiarsi nostalgicamente in una civilt\u00e0 che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9; per intraprendere, come Comunit\u00e0 sarda, il recupero della nostra prospettiva esistenziale: la comunit\u00e0 e i suoi codici etici basati sulla solidariet\u00e0 e sul dono, i valori dell\u2019individuo\/persona incentrati sulla valentia personale come coraggio e fedelt\u00e0 alla parola e come via alla felicit\u00e0. E insieme per percorrere una \u201cvia locale\u201d alla prosperit\u00e0 e al benessere e partecipare cos\u00ec, nell\u2019interdipendenza, agli scambi e ai rapporti economici e culturali. Convinti e consapevoli che la standardizzazione e l\u2019omologazione, insomma la reductio ad unum, rappresenta una catastrofe e una disfatta, economica e sociale ancor prima che culturale, per gli individui e per i popoli. Omologazione che annulla progressivamente le specificit\u00e0: ibernandole nella bara della tecnica, del calcolo economico, del mercato, della mercificazione.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">8.Pensa che l\u2019Unione Europea abbia un ruolo da svolgere nelle lotte per l\u2019autodeterminazione? Come descriverebbe la posizione della Sardegna in Europa?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Risposta<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">L\u2019attuale Unione Europea \u00e8 nemica dei popoli che nel Vecchio Continente si battono per l\u2019Autodeterminazione e per l\u2019indipendenza: basti pensare alla sua posizione nei confronti dei Catalani.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La UE \u00e8 oggi l\u2019Europa degli Stati (anzi degli Stati forti, ad iniziare dalla Germania) non dei popoli. E\u2019 l\u2019Europa delle banche, della finanza, delle multinazionali, dei burocrati e autocrati. E\u2019 un\u2019Europa anti sociale e antidemocratica, egoista e antisolidarista, da cui niente c\u2019\u00e8 da aspettarsi.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Occorre dunque battersi per un\u2019Europa radicalmente diversa: democratica, sociale, solidale, ecologica, aperta; un\u2019Europa dei diritti: sociali oltre che civili. Che metta al primo posto, valorizzandole, le identit\u00e0 peculiari dei popoli: ad iniziare dalle loro lingue native.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">All\u2019interno di questa Europa rinnovata completamente la Sardegna entrerebbe a pieno diritto, con la sua storia, le sue tradizioni, le sue produzioni materiali e immateriali. Per dare e ricevere. Confrontandosi. Contaminandosi. Arricchendosi.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">9.Pensa che la questione della lingua sia una parte indispensabile per la lotta per l\u2019indipendenza?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Risposta<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Certamente s\u00ec. Il gi\u00e0 citato Francesco Masala era solito affermare che: A unu populu nche li podes moer totu e sighit a bivere, ma si nche li moes sa limba si nche si nche morit (a un popolo puoi togliere tutto e continua a vivere, ma se gli togli la lingua , muore).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La nostra lingua, il sardo \u00e8 infatti la pi\u00f9 forte ed essenziale componente del nostro patrimonio ricchissimo di tradizioni e di memorie popolari, e sta a fondamento dell\u2019identit\u00e0 della Sardegna e del diritto ad esistere dei Sardi, come nazione e come popolo. Essa affonda le sue radici nel senso profondo della sua storia, atipica e dissonante rispetto alla coeva storia e cultura mediterranea ed europea.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Nell\u2019epoca della globalizzazione, il rapporto fra le lingue \u00e8 un banco di prova \u2013 e anche una grande metafora \u2013 del rapporto fra le culture. Comunicare restando diversi, ascoltare l\u2019altro senza rinunciare alla propria pronuncia, essere radicati in una tradizione senza fare di questo, un elemento di separatezza o di esclusione o di sopraffazione: il rapporto fra le lingue \u2013 la compresenza attiva di moltissime lingue \u2013 dimostra che \u00e8 possibile tendere alla comprensione salvando la differenza.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Nella nostra epoca, come muoiono specie animali e vegetali, cos\u00ec anche molte lingue si estinguono o sono condannate alla sparizione. Per ogni lingua che muore \u00e8 una cultura, una memoria ad essere abolita. Un universo di suoni e di saperi a dileguarsi. Preservare allora le specie linguistiche \u2013 nonostante le migrazioni, le egemonie mercantili, le colonizzazioni mascherate \u2013 dovrebbe essere il primo compito dell\u2019ecologia della cultura e del sapere.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">L\u2019idea di una lingua unica perduta \u00e8 solo un sogno: un frivolo sogno lo definiva gi\u00e0 Leopardi nello Zibaldone. E anche l\u2019idea che sia necessaria una lingua unica che permetta a tutti di intendersi immediatamente non riesce a nascondere il disegno egemonico: disegno che \u00e8 in particolare di ordine mercantile. Anche perch\u00e9,: a cosa servirebbe \u2013 si chiede il Professor Sergio Maria Gilardino, docente di letteratura comparata all\u2019Universit\u00e0 di Montreal (Canada) e grande difensore delle lingue ancestrali \u2013 conoscere e parlare tutti nell\u2019intero Pianeta la stessa lingua, magari l\u2019inglese, se non abbiamo pi\u00f9 niente da dirci, essendo tutti ormai omologati e dunque privi e deprivati delle nostre specificit\u00e0 e differenze?<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9: certi programmi \u201cinternazionalisti\u201dche prevedono una unificazione linguistica dell\u2019umanit\u00e0 e una scomparsa delle nazionalit\u00e0, quando non sono inutili esercitazioni retoriche, sono in genere la mistificazione di concezioni sciovinistiche, o addirittura nascondono intenzioni di genocidio culturale di derivazione imperialistica.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Le lingue imposte via via dai colonizzatori hanno sbaragliato e mortificato e distrutto le forme e l\u2019energia inventiva delle lingue locali. Il controllo politico, le ragioni di mercato, i progetti di assimilazione hanno sacrificato tradizioni e culture, suoni e nomi, relazioni profonde tra il sentire e il dire. E tuttavia pi\u00f9 volte \u00e8 accaduto che quelle culture vinte abbiano attraversato le lingue egemoni irrorandole di nuova linfa creativa: \u00e8 quel che \u00e8 accaduto meravigliosamente nelle letterature ibero-americane, \u00e8 quel che accade oggi nelle letterature africane di lingua portoghese, inglese e francese o nella letteratura nordamericana o in quella inglese. Inoltre le migrazioni hanno dappertutto esportato saperi, confrontato stili di vita e di pensiero, contaminato linguaggi e sogni e memorie. Molti poeti e scrittori del \u2018900 appartengono a una storia di migrazioni tra le lingue: da Elias Canetti a Paul Celan, da Vladimir Nabokof a Iosif Brodskij, da Isaac Bashevis Singer a Salman Rushdie, da Witold Marian Gombrowicz a Vidiadhar Suraiprsar Naipaul.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>tratto da:<\/strong><\/span> <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/francesco.casula.35\/posts\/10220930753290991\"><span style=\"color: #000000;\">(clicca qui)<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>Francesco Casula nasce a Ollolai (NU). Dopo gli studi medi-superiori fatti dai Gesuiti, -frequenta il Liceo \u201cSociale\u201d di Torino, dove studi\u00f2 Cesare Pavese- a Roma nel 1970 si laurea in Storia e Filosofia.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>Dopo aver insegnato a Macomer (prima Storia e Filosofia nei licei poi Italiano e Storia nell\u2019Istituo tecnico e per geometri) si trasferisce a Cagliari dove insegna per pi\u00f9 di trent\u2019anni Italiano e Storia negli Istituti superiori, soprattutto \u2013negli ultimi 30 anni-\u00a0\u00a0al \u201cMartini\u201d di Cagliari.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>La sua prima esperienza politica \u2013dopo gli anni del \u201968 vissuto a Roma- la fa con l\u2019MPL (Movimento politico lavoratori) di Livio Labor, gi\u00e0 Presidente delle ACLI, in cui nel 1972 si candida alle elezioni politiche a soli 26 anni. Nello stesso anno a Macomer fonda il Circolo politico-culturale \u201cCamillo Torres\u201d in onore del sacerdote cattolico colombiano guerrigliero, morto combattendo le unit\u00e0 antiguerriglia governative.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>Al circolo aderiscono soprattutto studenti e insegnanti con cui poi entrer\u00e0 nel PDUP (Partito di unit\u00e0 proletaria) che confluir\u00e0 in Democrazia Proletaria di Mario Capanna, Vittorio Foa e altri.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>Per circa un decennio sar\u00e0 leader in Sardegna di questo partito della Nuova Sinistra che soprattutto grazie alla sua opera ben presto si \u201csardizzer\u00e0\u201d diventando Democrazia proletaria sarda, autonomo da Dp Italia e a questa federata.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>Sciolta Dp sarda, per qualche anno aderir\u00e0 al Partito sardo d\u2019azione (di cui sar\u00e0 il responsabile nazionale del Settore scuola) ma soprattutto lascer\u00e0 la CGIL-scuola \u2013di cui a Macomer era stato uno dei fondatori- per iscriversi alla Confederazione sindacale sarda (CSS) il sindacato etnico sardo fondato da Eliseo Spiga.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>Nella CSS diventer\u00e0 responsabile della Federazione scuola poi segretario nazionale aggiunto e quindi Segretario nazionale generale.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>Dimessosi da segretario nazionale della CSS \u2013in continua la sua militanza- e abbandonato il PSD\u2019AZ si dedica soprattutto ad attivit\u00e0 culturali, pubblicistiche ed editoriali, in cui attualmente \u00e8 impegnato.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>E\u2019 giornalista pubblicista dal 1989 ed \u00e8 regolarmente iscritto all\u2019Albo dei giornalisti pubblicisti<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>E\u2019 stato collaboratore del Quotidiano sardo\u00a0<strong>\u201cL\u2019Unione Sarda\u201d<\/strong>\u00a0per i problemi della scuola e attualmente scrive ancora su questo quotidiano nella pagina dedicata ai\u00a0Commenti.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>Scrive in Lingua italiana e\u00a0\u00a0in Lingua sarda anche per il Quotidiano\u00a0<strong>Il Sardegna, \u2013<\/strong>dove ogni Sabato tiene una rubrica\u00a0\u201cMemorie<strong>\u201d;<\/strong>\u00a0per il periodico\u00a0<strong>Sa Repubblica sarda;<\/strong>\u00a0per la Rivista\u00a0<strong>\u201cCamineras\u201d<\/strong>\u00a0di Sassari; per\u00a0<strong>Lacanas,<\/strong>\u00a0rivista bilingue delle identit\u00e0, fondata e diretta da Paolo Pillonca<strong>.<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>E\u2019 attualmente\u00a0<strong>Direttore Responsabile e redattore<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>di \u201c<strong>Liberatzione sarda\u201c,<\/strong>periodico bilingue;<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>di\u00a0\u00a0<strong>\u201cMadiapolis\u201d<\/strong>\u00a0periodico degli studenti universitari di Cagliari.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>Negli anni passati \u00e8 stato direttore responsabile de \u201c<strong>Il Solco<\/strong>\u201d il prestigioso giornale del PSD\u2019AZ e di Emilio Lussu;<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>del periodico bilingue della Confederazione sindacale sarda\u00a0<strong>\u201cTempus de Sardinnia<\/strong>\u201c;<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>di\u00a0<strong>\u201cLiberamenti<\/strong>\u201d\u00a0periodico di Quartucciu,<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>di\u00a0<strong>\u201cClacson<\/strong>\u201d periodico di Dolianova;<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>di \u201c<strong>Saturru<\/strong>\u201d periodico di Selargius.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>E\u2019 stato per pi\u00f9 di un anno redattore-opinionista del Quotidiano sardo\u00a0<strong>\u201cSardigna.com\u201d.<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em>Ha complessivamente scritto circa\u00a0<strong>mille articoli<\/strong>\u00a0su riviste, periodici e quotidiani sardi e italiani, in lingua sarda e in lingua italiana.<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prof. Francesco Casula: &lt;&lt;Dani Morgan, una ricercatrice boliviana, che sta facendo il dottorato a Cagliari sul tema dell\u2019Indipendentismo sardo, mi ha intervistato. 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