{"id":6719,"date":"2016-04-13T10:55:29","date_gmt":"2016-04-13T08:55:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/?p=6719"},"modified":"2016-04-13T10:55:29","modified_gmt":"2016-04-13T08:55:29","slug":"2016-04-13-la-democrazia-sovrana-di-putin-un-modello-politico-per-i-paesi-della-sedicente-unione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/2016-04-13-la-democrazia-sovrana-di-putin-un-modello-politico-per-i-paesi-della-sedicente-unione-europea\/","title":{"rendered":"2016.04.13 &#8211; La democrazia sovrana di Putin. Un modello politico per i paesi della sedicente Unione Europea"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Vladimir Vladimirovic Putin, presidente della Federazione russa, \u00e8 attualmente il politico pi\u00f9 demonizzato al mondo \u00a0(dal \u201ccirco mediatico\u201d liberale di sinistra). A Putin \u00e8 infatti riservata la diffamazione a mezzo televisivo e stampa definita, da Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, nel bel libro <em>Governo globale<\/em>, \u00abtrattamento Milosevic\u00bb, in riferimento alla campagna di satanizzazione mediatica condotta, nel 1999, dalla pubblicistica <em>liberal<\/em> e <em>radical-chic<\/em> ai danni dell\u2019allora presidente jugoslavo (impunemente rinominato \u201cHitlerosevic\u201d della rivista di \u201csinistra\u201d <em>L\u2019Espresso<\/em>). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La stessa Federazione russa viene descritta, dai media di cui sopra, come \u201cdi Putin\u201d, lasciando maliziosamente intendere che il Paese sia trattato quale \u201cpropriet\u00e0 privata\u201d da una sorta di \u201cautocrate-magnate\u201d. Questi media, naturalmente, tralasciano (in maniera \u00a0volontaria) il fatto che la Russia non sia in alcun modo \u201cdi Putin\u201d o di qualsivoglia altro politico, ma dei russi e delle loro tradizioni storiche. Se un politico e uomo di Stato come Putin, con il suo patriottismo, riesce a farsi rappresentante e interprete delle summenzionate tradizioni, politiche e spirituali, del popolo russo, ben venga. Infatti, l\u2019unico Stato, se cos\u00ec lo si pu\u00f2 definire, al mondo, oggetto privatistico di una casa regnante, \u00e8 l\u2019Arabia Saudita, autentica propriet\u00e0 privata dei Saud. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Tuttavia, questo i media liberali occidentali non lo scrivono e non lo affermano, essendo l\u2019Arabia Saudita il principale alleato di Usa e Israele in Medioriente, preferendo accanirsi contro uno Stato sovrano e pacifico, la Russia, in quanto recitante, sullo scenario geopolitico globale, il ruolo di contraltare al dominio liberaldemocratico a stelle e strisce. Infatti, secondo Adriano Sofri, il pubblicista passato dalle urla maoiste (W Marx! W Lenin! W Mao Tse Tung!) degli anni di <em>Lotta Continua<\/em> agli odierni starnazzi e schiamazzi neoliberali (W Clinton! W Blair! W Emma Bonino!),<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Putin \u00e8 un dittatore, guidato solo dal proposito di accrescere e conservare il proprio personale potere. Non \u00e8 nostalgico del comunismo, ma della potenza russa e della devozione criminale che sapeva instillare negli uomini del suo apparato, ed esemplarmente del Kgb. Il suo sistema di relazioni interne non evoca Machiavelli ma la famiglia mafiosa. La sua politica internazionale si fonda sulla convinzione di poter giocare al rialzo contro avversari, le democrazie liberali, ormai incapaci di immaginare a fondo il male negli altri e la resistenza in s\u00e9<\/em> [<em>Il Foglio<\/em>, 21 marzo 2016].<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Sofri \u00e8 infatti un aperto sostenitore degli Stati Uniti come \u00abgendarme del mondo\u00bb, ossia come impero liberaldemocratico in continua, inesorabile espansione. Sofri, gi\u00e0 <em>supporter<\/em> del secessionismo ceceno negli anni Novanta, denuncia il tentativo di resistenza opposto dalla Russia \u201cdi Putin\u201d (vero e proprio <em>katechon<\/em> del nostro tempo storico) ai propositi imperialisti nordamericani e stigmatizza una invero inesistente, e percepita soltanto nel novero delle idiosincrasie ideologiche dei liberali, \u00abcampagna nazionalista e xenofoba\u00bb del presidente russo nei confronti di chiss\u00e0 quali \u201cinermi oppositori\u201d e \u201cdissidenti democratici\u201d. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per l\u2019ex leader di Lotta continua, probabilmente all\u2019oscuro del dato di fatto\u00a0 dei 30 milioni di morti provocati, dal secondo dopoguerra a oggi, dai cosiddetti \u201cinterventi militari democratici\u201d degli Usa al di fuori dei propri confini (nell\u2019ambito della coloniale dottrina del Destino Manifesto), la Russia sarebbe una sorta di \u201cautocrazia\u201d dove i soli \u201cveri\u201d oppositori all\u2019immaginario \u201cregime di Putin\u201d si situerebbero sulla sponda liberaldemocratica del quadro politico interno e dovrebbero essere ravvisati in personaggi totalmente invisi alla popolazione per il ruolo da loro ricoperto negli anni della <em>shockterapia<\/em> economica (a guida Fmi) degli anni Novanta, quali Mikhail Khodorkovskij e Mikhail Kasyanov. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Al di fuori di questi screditati personaggi (su Mikhail Kasyanov, detto \u201cMisha 2 per cento\u201d, \u00abperch\u00e9 il due per cento \u00e8 la sua provvigione, il suo aggio, la sua mazzetta qualsiasi sia l\u2019affare, l\u2019accordo, la legge che pu\u00f2 regalare ai nuovi capitalisti di Mosca un profitto\u00bb, vedasi G. D\u2019Avanzo, P. Del Re, <em>E\u2019 il premier Kasyanov il regista del Russiagate<\/em>, in \u00abla Repubblica\u00bb, 16 luglio 2000), in Russia, sul piano politico, secondo Sofri, non vi sarebbero che \u201ccomunisti\u201d e \u201cfascisti\u201d, oppositori di comodo di Putin\u2026 Vale la pena di riportare le parole, grondanti eurocentrismo e scarso rispetto per le scelte elettorali dei russi, di Sofri:<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>In Russia, sondaggi freschi (forse non del tutto inaffidabili, questi) dicono che gli oppositori pi\u00f9 noti al pubblico russo sono Zjuganov e Zhirinovskij, burattini \u201ccomunista\u201d l\u2019uno e fascista l\u2019altro nelle mani di Putin.<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Dal discorso di Sofri traspare uno sprezzo radicale (nel senso proprio di Partito radicale, di eurocentrico snobismo bonino-pannelliano verso qualsivoglia antagonismo politico e culturale all\u2019indebitamente idolatrato \u00abmodello liberaldemocratico anglosassone\u00bb) nei riguardi di pi\u00f9 del 30 per cento dell\u2019elettorato russo che, pur non identificandosi nel partito di governo Russia Unita, decide, liberamente e sovranamente, di indirizzare la propria scelta elettorale verso partiti di opposizione ideologicamente distanti dal modello americano di democrazia (e pertanto sbrigativamente e con la sufficienza tipica degli snob alto-borghesi dal passato di \u201crivoluzionari di sinistra\u201d, diffamati come \u201cstalinisti\u201d e \u201cfascisti\u201d). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Sofri infatti, come ogni liberale che si rispetti, non tiene in alcuna considerazione la disillusione e il risentimento dei russi nei confronti della classe dirigente \u201cdemocratica\u201d che negli anni Novanta svendette il Paese a un pugno di oligarchi filoccidentali e rinunci\u00f2 a qualsiasi rivendicazione nazionale in politica estera, piegandosi con interessata quiescenza ai dettami di Washington e persevera nello sponsorizzare, sulle testate giornalistiche con cui collabora, politicanti e affaristi che in Russia sono considerati, del tutto a ragione peraltro, i protagonisti principali della catastrofe degli anni Novanta.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In questo senso, \u00e8 importante riportare le parole, tratte dal libro <em>Tempo di seconda mano<\/em> di Svetlana Aleksievic, di una semplice cittadina russa, tale Olesja Nikolaeva, 28 anni, di professione sottotenente di polizia. Olesja Nikolaeva, ragazza superficialmente attratta, alla fine degli anni Novanta, dalla militanza politica per i \u201cdemocratici\u201d capitanati dall\u2019\u00abaffascinante\u00bb (per chi vuole, naturalmente) <em>playboy<\/em> Boris Nemtsov, esprime, nella sua fraseologia, tutto il carico di frustrazione politica nei confronti di un ceto dirigente liberaldemocratico autoreferenziale, prepotente e caparbiamente impegnato nell\u2019ostentare le ricchezze accumulate negli anni della \u00abgrande rapina\u00bb organizzata e diretta dai <em>Chicago Boys<\/em> di Boris Eltsin. Di fronte a codesti \u201cdemocratici\u201d, dice la comprensibilmente disillusa Olesja, meglio i comunisti e l\u2019Urss:<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">[\u2026] a<em>lla radio, quasi volessero deliberatamente nuocerci ed esasperare il popolo, diffondono messaggi come: Bisogna amare i ricchi! I ricchi ci salveranno! Ci daranno lavoro\u2026 Ci mostrano come fanno le vacanze, come mangiano \u2026 Come vivono nelle loro case con piscina \u2026 con i loro giardinieri, i loro cuochi [\u2026]. La sera guardi la televisione che trasmette solo porcherie e vai a dormire. Prima molta gente votava per Javlinskij e Nemtsov\u2026 Io ero un\u2019attivista e correvo sempre a votare. Ero una patriota! Mi piaceva Nemtsov, era giovane, bello. E poi tutti abbiamo capito che i democratici volevano solo vivere bene. Che di noi<\/em> si <em>erano dimenticati. Le persone non sono che polvere\u2026 granelli di polvere\u2026 Il popolo si \u00e8 rivolto di nuovo ai comunisti. Quando c\u2019erano i comunisti nessuno aveva i miliardi, tutti avevano un minimo, quanto bastava. Ci sentivamo degli esseri umani. Io ero come tutti gli altri.<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Adriano Sofri afferma, inoltre, con suo grande rammarico, che l\u2019odierna ammirazione politica per la Russia sovrana quale <em>katechon<\/em> nei confronti dell\u2019incedere travolgente dell\u2019impero liberaldemocratico americano avrebbe in qualche modo favorito, in Europa, una sorta di \u201cunificazione\u201d d\u2019intenti politici tra una destra e una sinistra non-liberali. Scrive infatti l\u2019ex leader di Lc:<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Una prima riflessione, o piuttosto una seccante constatazione, riguarda l\u2019universale anestetizzazione, quando non l\u2019ammirazione sentita, nei confronti della Russia contemporanea e del suo boss. Essa ha finito per unire una ex sinistra, trasferita senza patemi dal Cremlino sovietico al Cremlino putiniano, e una ex destra che non ha pi\u00f9 l\u2019ostacolo del preteso comunismo e socialismo a impedirle di far festa al talento sbrigativo dell\u2019autocrazia. E\u2019 in buona parte il risvolto di un antiamericanismo che gi\u00e0 associava una destra e una sinistra al tempo della Guerra fredda [<\/em>\u2026].<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Ci\u00f2 che Sofri afferma \u00e8 paradossalmente vero e la sfida lanciata da questo personaggio va colta appieno. Una destra ispirata a valori signorili di onore e fedelt\u00e0 e una sinistra che ha nell\u2019originario e non settario socialismo il proprio orizzonte dovrebbero, nei Paesi della Ue, stabilire un\u2019alleanza, perlomeno tattica, al fine di contrastare le mire egemoniche statunitensi in ambito geopolitico, il cosmopolitismo dei \u201cdiritti di libert\u00e0\u201d al desiderio consumistico individuale in ambito culturale, il nomadismo, il giovanilismo modaiolo e <em>pop<\/em> e il materialismo pratico in ambito sociale, il liberalismo in ambito ideologico e il liberismo in ambito economico. Ossia un\u2019alleanza per contrastare, avendo come finalit\u00e0 la costruzione di una societ\u00e0 globale (ma non globalizzata) autenticamente postliberale e differenziata sulla base della storia, delle tradizioni e della memoria di ciascun popolo, il capitalismo come \u00abprocesso unitario olistico\u00bb (cit. Costanzo Preve). Gi\u00e0 nel 1999, nel libro <em>Serbia, trincea d\u2019Europa<\/em>, il geopolitico jugoslavo Dragos Kalajic (1948-2005) tratteggiava la necessit\u00e0 storica dell\u2019alleanza, \u00abalmeno tattica\u00bb, tra la \u201cvera\u201d destra (sociale) e la \u201cvera\u201d sinistra (identitaria) al fine di dar vita al <em>katechon<\/em>, ossia \u00abil potere che tiene a freno l\u2019avanzata dell\u2019Anticristo prima dell\u2019apocalisse finale e della parusia di Cristo\u00bb. Scriveva, infatti, Kalajic:<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>La coincidenza di posizioni \u2013 peraltro sintomaticamente speculare alla falsa sinistra e alla falsa destra \u2013 tra la vera sinistra e la vera destra, d\u00e0 occasione di ripensare soprattutto le ostilit\u00e0 e le divergenze, ovvero tutta la storia degli ultimi decenni, caratterizzata anche da scontri fisici, tra destra e sinistra; mi riferisco in particolare agli anni di piombo,<\/em> a<em>lla strategia della tensione, agli opposti estremismi. Oggi \u00e8 chiaro a tutti che la strategia era confezionata e gestita dal di fuori, da Washington, che mirava a sfruttare queste opposizioni per gli scopi che oggi sono davanti ai nostri occhi. Ora, a mio avviso, bisogna ripensare tutto questo e creare un\u2019alleanza almeno tattica, almeno su parziali interessi comuni sia sul piano del pensiero che dell\u2019azione. Bisogna superare il vecchio antagonismo storico tra destra e sinistra<\/em>, i<em>nnanzitutto perch\u00e9 \u00e8 stato infruttuoso, sterile; non ha portato nessun frutto positivo, anzi ha solo danneggiato sia la vera destra, quella ideale, nazionale (non quella economica) che la vera sinistra, quella ancorata agli ideali di una societ\u00e0 pi\u00f9 equa.<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il <em>katechon<\/em> \u00e8, secondo lo storico Santo Mazzarino, \u00abla forza frenante dell\u2019Impero romano prima della venuta antimessianica\u00bb. Il <em>katechon<\/em> oggi \u00e8 rappresentato dalla Russia sovrana, cristiano-ortodossa (ma comunque multietnica e plurireligiosa), la Terza Roma, l\u2019impero del bene e della luce, impegnata nella strenua lotta di resistenza contro l\u2019impero del male incarnato dall\u2019anti-civilt\u00e0 talassocratica e tecno-mercantile euratlantica, anglosassone. Il ruolo della Russia come <em>katechon<\/em> \u00e8 perfettamente compreso dalle classi popolari autoctone e dei Paesi europei che, non a caso, ravvisano in Putin e nei suoi propositi di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb una sorta di argine contro l\u2019incedere travolgente dell\u2019illimitata \u00abpostsociet\u00e0 americana\u00bb riproducentesi mediante strategie di guerra coloniale e crisi economiche perpetue e ripetute, il tutto sotto la copertura culturale neoliberale della \u201csociet\u00e0 dello spettacolo\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il 26 gennaio 2016 un sondaggio dell\u2019agenzia demoscopica indipendente russa <em>Levada Center<\/em> affermava che il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, poteva vantare sull\u2019approvazione dell\u201982 per cento dell\u2019elettorato complessivo. Nel settembre precedente, un altro sondaggio riportava il dato secondo cui il partito di Putin, <em>Edinaja Rossija<\/em> (Russia Unita, il \u201cpartito del potere\u201d), contava sul 51,6 per cento dei voti, a fronte di una platea di concorrenti distanziati di gran lunga (il primo dei diretti avversari di Russia Unita, il Partito comunista della Federazione russa, poteva annoverare il 7,8 per cento dei voti, seguito dai nazional-populisti del Ldpr con il 7,7 per cento e dai socialdemocratici di Russia Giusta con il 5,5 per cento). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La popolarit\u00e0 di Putin travalicava ormai le frontiere nazionali, vanificando gli sforzi del fronte mediatico russofobico proteso a suscitare disapprovazione pubblica nei riguardi della figura politica del presidente russo. In Italia infatti, secondo quanto riportato dal quotidiano <em>Libero<\/em>, \u00abPutin \u00e8 considerato in assoluto il personaggio pi\u00f9 influente [sulla scena mondiale] (votato dal 28 per cento del campione intervistato, [\u2026] davanti a Barack Obama, crollato dal 40 per cento del 2013 all\u2019odierno 27 per cento)\u00bb. Sempre secondo <em>Libero<\/em>, il 71 per cento degli italiani approvava la strategia politico-militare attuata da Putin in Siria. Il modello di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb propugnato da Putin per la Russia \u00e8, comprensibilmente e non a torto, molto apprezzato e condiviso dalle classi popolari dei Paesi della Ue perch\u00e9 risponde alla domanda di sicurezza politica, economica e sociale, nonch\u00e9 di partecipazione democratica ai processi decisionali a livello nazionale, proveniente dai settori sociali defraudati dall\u2019odierna post-democrazia, o tecnocrazia neoliberale sovranazionale e anti-europea, di Bruxelles. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Pertanto, il modello politico propugnato dal gruppo dirigente contiguo a Vladimir Putin in Russia \u00e8 percepito, dalle classi popolari dei Paesi della Ue, come estremamente pi\u00f9 democratico del modello di \u201cliberalismo reale\u201d promosso dal ceto dirigente sistemico, di centrodestra e di centrosinistra, rappresentato da personaggi quali Cameron, Hollande, Berlusconi, Sarkozy, Merkel e Renzi. In questo senso, \u00e8 perfettamente comprensibile il voto massivo di operai, impiegati (un iscritto su quattro al sindacato francese Cgt, politicamente su posizioni di sinistra, per dichiarazione stessa del segretario generale della nominata centrale sindacale \u201crossa\u201d, Philippe Martinez, \u00abvota per il FN\u00bb), piccoli e medi imprenditori e disoccupati, ossia i cosiddetti \u201cdefraudati\u201d, \u201cmarginalizzati\u201d e \u201csradicati\u201d dai processi di globalizzazione, ai partiti europei cosiddetti \u201cpopulisti\u201d, dal <em>Front National<\/em> al FIDESZ; partiti, questi ultimi, apertamente favorevoli all\u2019innesco di una serie di dinamiche di risovranizzazione (politica, economica, culturale, monetaria e, in parte, anche militare) degli Stati nazionali del \u201cVecchio Continente\u201d (naturalmente, occorre tener presente che una prospettiva deglobalizzatrice immaginata in chiave esclusivamente nazionalistica non conduce da alcuna parte in quanto genera, nel periodo medio lungo, ripiegamento localistico e chiusura sciovinistica, se non viene coniugata in un\u2019accezione eurasiatista, ossia di costruzione di un vero e proprio blocco geopolitico continentale, costruito su basi culturalmente tradizionali ed economicamente solidaristiche, cooperativistiche e socialiste, ma va tenuto presente che la critica \u201cnazionalistica\u201d del capitalismo odierno \u00e8 assai pi\u00f9 in sintonia con i sentimenti, le esigenze e le aspettative delle classi popolari rispetto alle confusionarie velleit\u00e0 progettuali degli altermondialisti, <em>new global<\/em>, \u201cdirittumanisti\u201d e femministe, fautori di una lacrimevole e parolaia critica del liberismo economico ma sostenitori del nomadismo e del cosmopolitismo di indistinte \u201cmoltitudini desideranti\u201d in ambito culturale).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Si configura dunque, giunti a questo punto della trattazione, approfondire il tema relativo al concetto di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb, il cui ideologo principale risult\u00f2 essere, un decennio addietro rispetto all\u2019oggi, il vicepremier (nonch\u00e9 vice-capo dell\u2019amministrazione presidenziale dal 1999 al 2011) Vladislav Surkov, giornalisticamente definito \u00abl\u2019eminenza grigia\u00bb del governo di Vladimir Putin. Secondo l\u2019analisi effettuata sulla rivista <em>Gramsci Oggi<\/em> dalla ricercatrice Cristina Carpinelli, \u00abla Russia non \u00e8 un banale Stato autoritario. Non \u00e8 nemmeno uno Stato di tipo sovietico. N\u00e9 una democrazia liberale. E\u2019 una democrazia \u201cguidata\u201d\u00bb, i cui ideologi nutrono affinit\u00e0 maggiori con politici e pensatori quali Fran\u00e7ois Guizot (1787-1874), primo ministro liberale francese durante il periodo cosiddetto della \u201cmonarchia di luglio\u201d, \u00absostenitore dello Stato minimo\u00bb e il politologo Carl Schmitt (1888-1985), esponente di punta della corrente \u00abconservatrice rivoluzionaria\u00bb tedesca degli anni Venti e Trenta del XX secolo. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">I riferimenti ideali di chi, in Russia, ha teorizzato e realizzato l\u2019esperimento definito di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb non possono in alcun modo essere definiti \u00abcomunisti\u00bb o \u00abnostalgici del \u201ctotalitarismo\u201d sovietico\u00bb. Essi appartengono infatti a scuole di pensiero ideologicamente agli antipodi del marxismo e del leninismo, che ispirarono e funsero da propulsore alla Rivoluzione bolscevica d\u2019Ottobre. La costruzione di un sistema di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb in Russia \u00e8 strettamente correlata alla reazione opposta dal Cremlino ai tentativi occidentali di \u00abpromozione della democrazia\u00bb nelle repubbliche ex sovietiche, in special modo in Georgia ed Ucraina, a partire dal 2003 (\u00abRivoluzione delle rose\u00bb a Tbilisi). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Cos\u00ec come i piani di ri-centralizzazione del potere statale nei confronti della periferia regionale furono approntati e messi in atto a seguito dell\u2019attacco terroristico di Beslan (settembre 2004), l\u2019ideale patriottico di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb fu inizialmente concepito e successivamente concretizzato <em>dopo<\/em> gli eventi georgiani (autunno 2003) ed ucraini (dicembre 2004) noti in Occidente come \u00abrivoluzioni colorate\u00bb. Il concetto di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb \u00e8 centrato sulla priorit\u00e0 della tutela e salvaguardia dell\u2019interesse nazionale e collettivo attraverso la conduzione di un cosciente processo di nazionalizzazione delle <em>\u00e9lites<\/em> (succeduto alla fase di progressiva snazionalizzazione, <em>bespredel\u2019<\/em>, o caos costruttivo, caratterizzante l\u2019era Eltsin). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Secondo l\u2019analisi di Cristina Carpinelli, l\u2019origine russa del termine \u00abdemocrazia sovrana\u00bb dev\u2019essere ricercata \u00abnella spiegazione data dal Cremlino della cosiddetta \u201crivoluzione arancione\u201d che aveva invaso le piazze delle maggiori citt\u00e0 dell\u2019Ucraina nel novembre 2004 \u2013 gennaio 2005\u00bb. Di fronte alla destabilizzazione \u201carancione\u201d dell\u2019Ucraina, attuata anche e soprattutto mediante il contributo politico e organizzativo delle Fondazioni americane per la \u00abpromozione della democrazia all\u2019estero\u00bb (George Soros), \u00abPutin si affrettava, dunque, a lanciare la sua contro-rivoluzione, producendo una profonda trasformazione del tipo di democrazia instauratasi in Russia negli anni di Eltsin [\u2026]. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La finta democrazia di Eltsin era stata rimpiazzata dal consolidamento del potere dello Stato da parte di Putin attraverso la nazionalizzazione delle <em>\u00e9lites<\/em> e l\u2019eliminazione o la marginalizzazione di ci\u00f2 che Vladislav Surkov aveva definito l\u2019\u201caristocrazia <em>offshore<\/em>\u201d\u00bb. La sopraccitata \u00abnazionalizzazione delle <em>\u00e9lites<\/em>\u00bb fu sostanzialmente condotta, dalla verticale del potere radunatasi attorno alla figura-simbolo di Vladimir Putin, \u00abcon la statalizzazione del sistema energetico\u00bb al fine di recuperare al controllo pubblico gli <em>assets<\/em> strategici determinanti per l\u2019indipendenza energetica nazionale, \u00abla legge contro le Ong russe finanziate dalle Fondazioni occidentali\u00bb, al fine di evitare una non del tutto impossibile ripetizione, a Mosca, dello scenario ucraino denominato \u201crivoluzione arancione\u201d e \u00abla creazione di movimenti patriottici in grado di garantire un supporto attivo al sistema presidenziale in tempi di crisi (vedi il movimento giovanile <em>Nashi<\/em>)\u00bb. Quest\u2019ultimo punto si caratterizza come particolarmente rilevante nella strategia di costruzione della \u00abdemocrazia sovrana\u00bb.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #3366ff;\"><strong>Oppositori\u00a0 griffatissimi<\/strong><\/span><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Bisogna infatti tener conto del fatto che i soggetti sociali protagonisti delle varie \u201crivoluzioni colorate\u201d nei Paesi dell\u2019Est non sono i pensionati socialmente massacrati dalle privatizzazioni e dalla demolizione oligarchica del precedente stato sociale sovietico, bens\u00ec sedicenti, griffatissimi (nello stile di abbigliamento) e gadgettizzati (ossia, muniti di regolamentare <em>smartphone<\/em> d\u2019ordinanza) studenti immediatamente percepiti, dall\u2019opinione pubblica dei semicolti occidentali, come benestanti ma desiderosi di ulteriori opportunit\u00e0 individuali nel \u201cmeraviglioso mondo\u201d dei consumi e dei desideri pubblicitari a stelle e strisce, un \u201cmondo paradisiaco\u201d che la \u201cperfida repressione\u201d dei \u201cregimi postsovietici\u201d dei vari Putin, Lukashenko, Yanukovich e Milosevic impedirebbe loro di raggiungere, tenendoli confinati (magari costringendoli a contemplare vecchie statue di Lenin e del milite ignoto) nelle anguste frontiere nazionali. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per fronteggiare questa becera propaganda russofobica, tesa a suscitare il consenso dei ceti semicolti delle principali citt\u00e0 europee e dei campus universitari <em>liberal<\/em> statunitensi nei confronti delle velleit\u00e0 cosmopolite della \u00abgiovane borghesia\u00bb moscovita e pietroburghese (i cui esponenti venivano immediatamente avvertiti come \u201cdei nostri\u201d dagli strati superiori della classe media globalizzata bazzicante le <em>business school<\/em> di New York, Parigi e Londra), Putin autorizz\u00f2 la formazione di un movimento giovanile a carattere finalmente patriottico, <em>Nashi<\/em> (I Nostri, laddove il pronome \u201cnostri\u201d ricopriva un voluto significato specularmente opposto a quanto inteso dalla <em>knowledge class<\/em> occidentale nel momento in cui rimarcava similitudine e \u201csolidariet\u00e0\u201d [tra virgolette perch\u00e9 all\u2019interno di un orizzonte di vita egoistico e consumistico come quello caldeggiato dai giovani \u201crampanti\u201d aspiranti manager globalizzati non pu\u00f2 trovar posto alcuna forma di solidarismo e cooperazione] con il magma studentesco di classe media moscovita; I Nostri era infatti inteso, in questo senso, come \u201cI russi\u201d, coloro i quali, nella propria militanza politica, sono ispirati da \u201cvalori\u201d e non da \u201cinteressi\u201d e\/o da \u201cdesideri\u201d di acquisizione materiale). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Va da s\u00e9 che <em>Nashi<\/em>, per la serie \u201cnon c\u2019\u00e8 limite alla vergogna e al <em>trash<\/em>\u201d coltivati a piene mani dal circo giornalistico liberale di complemento all\u2019atlantismo e al sionismo pi\u00f9 oltranzisti, fu immediatamente diffamato, dai media occidentali e dai \u201cdissidenti\u201d da salotto (ossia, con passaporto americano) del panorama politico russo, in stile Garry Kasparov, come una sorta di riedizione, in salsa russa, della \u00abGiovent\u00f9 hitleriana\u00bb (vedasi a riguardo, G. Kasparov, <em>L\u2019inverno sta arrivando<\/em>, Fandango Libri, Roma, 2016, p. 214). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">A detta di Cristina Carpinelli, dopo gli anni di Eltsin e dei <em>Chicago Boys<\/em>, \u00absolo attraverso la \u201cnazionalizzazione\u201d delle <em>\u00e9lites<\/em> si poteva ottenere una democrazia correttamente orientata a perseguire gli interessi nazionali\u00bb, ossia un sistema politico centrato su di un blocco popolare e patriottico egemonizzato dai ceti medi produttivi autoctoni, e sostenuto dal voto massivo delle fasce sociali pi\u00f9 propriamente popolari abitanti la sterminata periferia provinciale del Continente-Nazione \u201cRussia\u201d. L\u2019elaborato teorico della \u00abdemocrazia sovrana\u00bb riteneva dunque il perseguimento dell\u2019interesse nazionale prioritario nei confronti delle istanze liberalizzatrici propugnate dalle <em>\u00e9lites<\/em> oligarchiche e partitiche filoccidentali interne al quadro politico-sociale della Federazione russa. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Personaggi quali Mikhail Khodorkovskij non potevano in alcun modo essere ritenuti compatibili con il modello politico di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb. Gli oligarchi, assai vezzeggiati come \u201cimprenditori democratici\u201d dalla stampa occidentale, che parlava (e tuttora parla) di loro come dell\u2019espressione della Russia \u00abaperta\u00bb e \u00abmigliore\u00bb, erano infatti radicalmente avversati dalla stragrande maggioranza della popolazione russa. E\u2019 sufficiente, in proposito, per verificare direttamente l\u2019avversione dell\u2019uomo comune russo nei confronti degli oligarchi (perlopi\u00f9 ex tecnocrati \u201crampanti\u201d e spregiudicati affaristi di classe media appartenenti, agli albori della <em>perestrojka<\/em>, alle seconde linee del Pcus) riportare le seguenti parole, pronunciate da un \u201cnormale\u201d cittadino russo e citate nel libro <em>Tempo di seconda mano<\/em> di Svetlana Aleksievic:<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>E\u2019 come se in Russia ci fosse un capitalismo senza capitalisti [\u2026]. Gli oligarchi russi non sono dei capitalisti, ma solo dei ladri. E poi come potrebbero venir fuori dei capitalisti da ex comunisti e attivisti del Komsomol. Non provo nessuna compassione per Khodorkovskij. Se ne stia l\u00ec sul suo tavolaccio. Mi rincresce che sia il solo a stare l\u00ec. Qualcuno deve rispondere di quello che ho patito negli anni Novanta. Ci hanno ridotti allo stremo. Ci hanno tolto il lavoro. I signori capitalisti rivoluzionari: Gajdar, il Vinni-Puch di ferro\u2026 Il rosso Chubajs\u2026 Hanno fatto esperimenti su persone vive, come cavie<\/em>.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il risentimento delle classi popolari russe nei confronti degli organizzatori e dei profittatori milionari della \u00abrapina generalizzata\u00bb della propriet\u00e0 pubblica e dei risparmi privati tra il 1992 e il 1996 \u00e8 inequivocabile e sarebbe ora che i media <em>liberal<\/em> occidentali cominciassero a prendere in considerazione questo dato di fatto, cessando di sostenere la causa oligarchica e iniziando a chiamare i mafiosi con il loro nome, invece di perseverare a definirli \u201cimprenditori democratici\u201d e \u201cdissidenti\u201d anti-Putin. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">I media occidentali dovrebbero rivedere la propria posizione nei riguardi degli oligarchi anche alla luce delle considerazioni di un personaggio certamente non etichettabile come \u201cfilo-Putin\u201d, ossia il citato Garry Kasparov. \u00a0Perfino Kasparov, infatti, nel suo libro parla di \u00absaccheggio legalizzato\u00bb in merito ai processi di privatizzazione attuati dalla cupola politico-affaristica ruotante attorno a Boris Eltsin a partire dal 1992 e arriva ad affermare quanto segue: \u00abI giganti dell\u2019energia <em>Yukos<\/em> e <em>Sibneft<\/em> furono acquistati da Mikhail Khodorkovskij e Boris Berezovskij, due dei pi\u00f9 ricchi e influenti oligarchi, per meno del 10 per cento del loro valore reale\u00bb. Il giornalista Maurizio Blondet, nel suo libro <em>Stare con Putin?<\/em>, ha sintetizzato, con efficacia, l\u2019ascesa politico-affaristica di Khodorkovskij, con le parole che seguono:<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Bastava essere amici della famiglia Eltsin (Khodorkovskij lo era) per accaparrarsi, a prezzi stracciati, dei succulenti bocconi. Lui s\u2019era comprato la Yukos, ossia praticamente tutto il petrolio russo. Come? Con denaro anticipato dai Rotschild di Londra. Quanto? 273 milioni di dollari. Il fatto \u00e8 che la Yukos, alle quotazioni di Borsa, vale 19 miliardi di dollari. Insomma Khodorkovskij ha pagato il suo tesoro privatizzato 60 volte meno del suo valore di mercato. Persino il Wall Street Journal, in un raro slancio di oggettivit\u00e0 [\u2026] disse che era come se uno avesse comprato, in una piazzola d\u2019autostrada, un autentico Rolex di platino per 30 dollari: \u00e8 chiaro che era<\/em> <em>stato rubato, e il rischio era che il proprietario te lo chiedesse indietro, e ti mandasse pure in galera per incauto acquisto, o ricettazione. Ma cos\u00ec erano le privatizzazioni russe, preferite dal sistema finanziario occidentale, e finanziate dai Rotschild e dai Rockfeller.<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Putin rimase infatti un \u201camico\u201d degli Stati Uniti fino a quando non decise di riacquisire alla sovranit\u00e0 russa i cespiti del petrolio ricavati dalle risorse energetiche nazionali. Fino al 2003 infatti, il petrolio russo era nelle mani di Khodorkovskij, descritto giustamente da Blondet come \u00abl\u2019uomo pi\u00f9 ricco della Russia, con un patrimonio di 15 miliardi di dollari\u00bb. Khodorkovskij stava brigando per vendere la <em>Yukos<\/em> alle americane <em>ExxonMobil<\/em> e <em>Chevron<\/em> e, contemporaneamente, \u00abs\u2019era dato a fare la fronda a Putin appena succeduto a Eltsin; pagava i politici avversi, finanziava i giornali ostili\u00bb, tra cui quelli liberali filoccidentali di Javlinskij e Nemtsov. Scrive in proposito, in <em>Stare con Putin?<\/em>, Blondet:<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>L\u2019arresto di Khodorkovskij cambia tutto. Per la finanza anglo-americana, Putin cessa di essere \u201camico\u201d da una data precisa: giugno 2003, quando mette sotto processo (e poi mander\u00e0 in Siberia) Mikhail Khodorkovskij.<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019origine della \u00abdemocrazia sovrana\u00bb in Russia \u00e8 dunque da ravvisare nella politica di Vladimir Putin, iniziata nel giugno 2003, di riacquisizione allo Stato russo delle risorse sottratte al popolo dagli oligarchi <em>\u00e0 la<\/em> Khodorkovskij negli anni Novanta. Da quel \u201cfatidico\u201d giugno 2003, i media liberali occidentali cominciarono una martellante campagna stampa diffamatoria nei confronti di Putin, improvvisamente divenuto un \u201cdittatore\u201d e un \u201cassassino di dissidenti\u201d (Litvinenko, Politkovskaja e, chi pi\u00f9 ne ha, pi\u00f9 ne metta). Da notare come Cristina Carpinelli affermi che \u00abgli ideologi russi della \u201cdemocrazia sovrana\u201d sono fortemente orientati contro la teoria anglosassone della democrazia liberale centrata sui diritti e le libert\u00e0 individuali e sul sistema di <em>checks and balances<\/em> dei poteri. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Non condividono la tesi occidentale dell\u2019esistenza di un unico modello di democrazia, entro cui i diritti umani prevalgono sugli interessi della societ\u00e0\u00bb. I sostenitori della \u00abdemocrazia sovrana\u00bb respingono infatti la progettualit\u00e0 politica e il programma economico dei liberali, ossia di quelli che, per citare Kasparov, \u00abcredono nel libero mercato e in una societ\u00e0 aperta e filoccidentale\u00bb, ossia ideologicamente egemonizzata dalle, minoritarie peraltro, nuove classi medie cosmopolite di Mosca e San Pietroburgo (i cosiddetti \u201cagenti dominati delle classi dominanti\u201d, per citare Jean-Claude Mich\u00e9a) ed economicamente sottoposta al giogo speculativo della <em>Global class<\/em> di <em>Wall Street<\/em> e della <em>City<\/em> londinese. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">I fautori della \u00abdemocrazia sovrana\u00bb respingono quella che il russofobico Kasparov (lasciando in tal modo intendere che la Russia \u201cdi Putin\u201d sia un Paese <em>tout court<\/em> \u201cincivile\u201d, in quanto non interamente adepto all\u2019<em>american way of life<\/em>) definisce la \u00abpartnership con il mondo civilizzato\u00bb (ossia, gli Usa e i loro alleati internazionali) e perseguono un modello nazionale e patriottico di democrazia, un modello centrato sul primato delle tradizioni della Russia storica nei confronti di qualsivoglia cedimento al liberalismo culturale espressione del colonialismo americanocentrico postmoderno. Per la maggioranza dei russi, in totale sintonia con gli enunciati delle nuove <em>\u00e9lites<\/em> patriottiche in tema di sovranit\u00e0 nazionale, \u00ablo Stato \u00e8 garanzia di ordine e principale forza trainante di qualsiasi cambiamento. Questi sentimenti sono anche condivisi dalla Chiesa ortodossa\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La \u00abdemocrazia sovrana\u00bb deve in tal modo essere intesa come una originale, particolare e forse addirittura provvisoria \u00abvia russa alla democrazia\u00bb, caratterizzata non tanto dall\u2019ostilit\u00e0 delle classi dirigenti russe (facenti riferimento al \u00abpartito del potere\u00bb <em>Edinaja Rossija<\/em>) nei confronti della comunque, e non del tutto a torto, criticata \u00abdemocrazia liberale\u00bb occidentale, quanto dal tentativo di ritrovare, attraverso la modificazione in senso centralistico e verticistico del sistema politico russo, un minimo di stabilit\u00e0 interna (il cosiddetto \u00abripristino dell\u2019autorit\u00e0 dello Stato\u00bb nei confronti dei poteri oligarchici privati, dal 1991 costituitisi come \u00abfuori controllo\u00bb per definizione) funzionale alla futura proiezione esterna della Russia quale attore globale nel quadro complessivo delle relazioni internazionali. Interessante infatti sottolineare come il gi\u00e0 citato Vladisalv Surkov abbia sostenuto che \u00abi tentativi di esportare in terra russa norme e comportamenti di altri Paesi equivalgono a pressioni indebite\u00bb. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019accento posto da Surkov sulla necessit\u00e0, da parte della \u201cverticale del potere\u201d costruita attorno ai progetti di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb, di scongiurare il rischio di ingerenze esterne, occidentali, negli affari interni della Federazione russa, \u00e8 giustificato dai fatti relativi alle vicende storiche culminanti nello smantellamento dell\u2019Urss, nel 1991. Infatti, bench\u00e9 il comunismo storico novecentesco fosse in definitiva crollato per ragioni endogene, il ruolo esercitato dall\u2019Occidente per favorire la disgregazione dell\u2019Urss fu innegabile, tanto da essere menzionato persino da Garry Kasparov, uno dei pi\u00f9 infervorati sostenitori delle politiche statunitensi di <em>regime change<\/em> nei Paesi da ricondurre nell\u2019orbita di Washington. Nel suo libro, <em>L\u2019inverno sta arrivando<\/em>, Kasparov scrive infatti:<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019impero sovietico non era crollato certo grazie a un atteggiamento compiacente dell\u2019Occidente bens\u00ec con una coerente lotta di principio in difesa dei valori liberaldemocratici. Accondiscendere alle richieste degli anziani leader sovietici non aveva mai prodotto risultati positivi; la vera svolta fu data dalle tante iniziative per raggiungere il popolo russo, ad esempio tramite <em>Radio Free Europe\/Radio Liberty<\/em> e <em>Voice of America<\/em> [\u2026].<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In effetti, in un certo qual senso, uno tra i principali ideologi del modello di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb, il giornalista Vitalij Tret\u2019jakov, redattore della rivista <em>Politiceskij klass<\/em>, presenta tale postulato ideologico-programmatico come funzionale alla realizzazione, in Russia, di un sistema di governo centrato sull\u2019efficientismo e la modernizzazione del Paese, laddove elementi di apertura al mercato e dirigismo statale vadano affiancandosi e combinandosi, e dove l\u2019<em>\u00e9lite<\/em> dirigente non si lasci \u00abguidare dalle proprie predilezioni ideologiche [\u2026] bens\u00ec dagli interessi nazionali del proprio Paese\u00bb, ignorando e contrastando ogni tentativo di ingerenza esterna negli affari interni della Federazione russa. Tret\u2019jakov individua nel \u00abrafforzamento dell\u2019istituto della propriet\u00e0 privata\u00bb e nell\u2019\u00abavvio dell\u2019economia russa su di un cammino di sviluppo innovativo, legato anzitutto alla creazione di un\u2019ampia rete di industrie ad alto contenuto scientifico e tecnologico\u00bb, priorit\u00e0 essenziali per il nominato processo di modernizzazione dello Stato, promosso dal sistema di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #3366ff;\"><strong>Stato promotore di innovazione<\/strong><\/span><\/h2>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Allo stesso tempo, Tret\u2019jakov pone in risalto l\u2019ineluttabilit\u00e0 del ruolo che lo Stato deve esercitare quale coordinatore principale degli orientamenti generali di politica economica, anche in virt\u00f9 delle passate esperienze e tradizioni nazionali. Tret\u2019jakov afferma infatti che \u00abtenuto conto delle tradizioni socialiste dominanti nella coscienza e nel comportamento di una parte considerevole della popolazione [russa], [occorre il] mantenimento del paternalismo statale nei rapporti reciproci tra potere e societ\u00e0\u00bb. Il politologo conclude sostenendo che \u00absia [\u2026] nella sfera politica come in quella economica lo Stato \u00e8 considerato il principale promotore ed artefice di riforme e innovazioni\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Lo stesso Vladimir Putin ebbe a dichiarare in proposito: \u00abLa Russia non diventer\u00e0 la seconda edizione degli Stati Uniti o della Gran Bretagna, dove i valori liberali hanno profonde tradizioni storiche. Il nostro Stato e le sue istituzioni e strutture hanno sempre giocato un ruolo eccezionalmente importante nella vita del Paese e delle persone. Per i russi lo Stato forte non \u00e8 un\u2019anomalia di cui liberarsi. Al contrario, \u00e8 una fonte di ordine e la principale forza che orienta qualsiasi cambiamento [\u2026]. I sentimenti paternalistici hanno profonde radici nella societ\u00e0 russa [\u2026]. Per questo non possono essere ignorati. Devono essere presi in considerazione nella politica sociale. Devono rimanere in primo piano\u00bb. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La formula della \u00abdemocrazia sovrana\u00bb \u00e8 fortemente emancipatrice in quanto, come scrive (sulla rivista <em>Limes<\/em>) Adriano Roccucci, tesa a divincolare la Russia \u00abdalla soggezione ai modelli di cultura politica che si erano affermati come dominanti con il crollo del potere sovietico\u00bb, ossia il liberalismo e la democrazia cosiddetta occidentale. La \u00abdemocrazia sovrana\u00bb segn\u00f2 pertanto la fine della dipendenza del sistema politico russo dalle pressioni e dalle ingerenze culturali provenienti dal mondo anglosassone. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Quello della \u00abdemocrazia sovrana\u00bb \u00e8 stato altres\u00ec presentato come un sistema di governo e di potere all\u2019interno del quale, nell\u2019ambito di Russia Unita, convivono correnti politiche appartenenti a campi apparentemente difformi, ossia gli oligarchi fedeli al governo (Potanin, Aven, Friedman, Abramovic e qualche altro), i <em>siloviki<\/em> (o \u201cputiniani rossi\u201d), esponenti provenienti dagli apparati di sicurezza, in particolar modo dal dipartimento del Fsb (ex Kgb) di San Pietroburgo e i <em>civiliki<\/em> (\u00abliberali-modernizzatori\u00bb contigui a Dmitrij Medvedev), giuristi ed economisti di formazione \u00abriformatrice\u00bb, rappresentanti l\u2019ala cosiddetta \u00abmoderata e pro-Occidentale\u00bb del complesso di equilibri e bilanciamento di interessi politici ed economici interni. Non \u00e8 errato, sulla scorta di quanto scrive Carmen Scocozza nel libro <em>Un\u2019identit\u00e0 difficile. Occidentalisti e slavofili russi tra passato e presente<\/em>, definire i<em> civiliki<\/em>, e anche una parte dell\u2019entourage dell\u2019amministrazione presidenziale e della classe dirigente pi\u00f9 contigua a Putin, come \u00abdei <em>necentimentalneye patrioty<\/em> \u2013 dei patrioti non sentimentali \u2013 dal momento che, riconoscendo all\u2019Occidente il merito di essere il pi\u00f9 promettente modello di sviluppo politico ed economico, non esitano ad indicarlo come la meta da raggiungere nell\u2019interesse stesso del Paese\u00bb. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In questo contesto vanno anche annoverate le esternazioni, diffuse ad arte ai fini di catalizzare i sentimenti dell\u2019opinione pubblica russa a favore dell\u2019adesione ai modelli culturali tipici dell\u2019Occidente individualista e consumista, di alcuni esponenti \u00abliberali\u00bb della classe dirigente russa, in particolare Dmitrij Medvedev, tese a valorizzare determinati aspetti dell\u2019<em>american way of life<\/em> (es. la predilezione sbandierata dall\u2019ex presidente russo per la musica pop-commerciale statunitense, il suo essere titolare e frequentatore di <em>blog<\/em> e <em>social network<\/em>, ecc.). Tali dichiarazioni contrastano nettamente con quelle di Vladimir Putin, poco o nulla aduso alle nuove tecnologie e lontano dai modi e dai caricaturali stili di vita, giovanilistici e <em>yuppies<\/em>, tipici di esponenti di rilievo della <em>nomenklatura<\/em>, politica ed oligarchica, russa. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019interpretazione liberale, ossia manicomiale, della figura politica di Vladimir Putin, tende infatti a ridurre il presidente russo a una sorta di troglodita incapace di confrontarsi e, soprattutto, di adattarsi alle \u201cnormali\u201d abitudini dettate dai codici comportamentali caratteristici della societ\u00e0 postmoderna. Secondo i media liberali di sinistra, infatti, Putin sarebbe un \u00abnazionalista\u00bb restio all\u2019integrazione cosmopolitica nel novero di una societ\u00e0 tecno-mercantile caratterizzata dal primato del <em>World Wide Web<\/em> come vettore di \u00abliberazione\u00bb ed \u00abemancipazione\u00bb individuale dai precedenti vincoli \u00abstatalistici\u00bb, \u00abburocratici\u00bb e \u00abgerarchici\u00bb propri dei \u00abregimi novecenteschi\u00bb. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Putin, secondo la nominata vulgata interpretativa manicomiale e demonizzante la sua figura politica, sarebbe \u201cun pazzo\u201d poich\u00e9 politicamente e a livello di attitudini individuali non compatibile con la <em>forma mentis<\/em> cosmopolitica della nuova classe media occidentalizzante di Mosca e San Pietroburgo, esattamente come, secondo il quotidiano <em>il manifesto<\/em>, l\u2019ex presidente della Republika Srpska, Radovan Karadzic, sarebbe \u201cimpazzito\u201d in quanto avrebbe sprigionato \u00abla sindrome del ragazzo di campagna che, arrivato in citt\u00e0, sviluppa un risentimento patologico nei confronti della \u201cgradska raja\u201d di Sarajevo, dell\u2019\u00e9lite culturale urbana che non lo aveva sufficientemente apprezzato\u00bb. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In questo senso, \u00e8 lampante la serie di sconcertanti equazioni, tendenziose e viziate da profonda e atavica corruzione ideologica, proposte dalla stampa <em>liberal<\/em> e <em>radical-chic<\/em>: \u201c<em>new global middle class<\/em> uguale normalit\u00e0\u201d, \u201cliberalismo culturale\/cosmopolitismo uguale normalit\u00e0\u201d, \u201csociet\u00e0 liquida uguale benessere e progresso\u201d, \u201cpatriottismo\/abitudini tradizionali uguale disadattamento sociale\u201d. Per la pubblicistica di sinistra, russofobica, femminista e politicamente corretta, dunque, sentimenti e abitudini psico-politiche come l\u2019istintivo patriottismo o il conservatorismo delle classi popolari e dei ceti urbani \u201cborghesi tradizionali\u201d sarebbero da delegittimare, <em>tout court<\/em>, come \u201cpericolose\u201d tendenze all\u2019autoritarismo, al maschilismo, al particolarismo localistico e, ovviamente\u2026 al fascismo (l\u2019eterno nemico di una sinistra impossibilitata a emancipare il proprio discorso politico dalla categoria dell\u2019\u201cantifascismo\u201d pena la sua inevitabile estinzione quale parte politica ormai riconoscibile unicamente in base alla propria stanca e folkloristica riproposizione come \u201cbaluardo democratico\u201d e \u201cantifascista\u201d contro qualsivoglia \u201cautoritarismo conservatore\u201d e \u201cdi destra\u201d). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nel 2014, il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, defin\u00ec infatti, in paradossale ma perfetta consonanza con gli ideologi e gli strateghi del Dipartimento di Stato Usa, Vladimir Putin \u00absostanzialmente un fascista\u00bb. In realt\u00e0, come scrive Charles Robin ne <em>La sinistra del capitale e dell\u2019alta finanza<\/em>, \u00abun comportamento individuale che non obbedisca rigidamente alle leggi meccaniche della razionalit\u00e0 e dell\u2019interesse privato \u2013 ad esempio un comportamento dettato da un certo senso dell\u2019onore, del sacrificio, della generosit\u00e0 o della virt\u00f9 \u2013 apparir\u00e0 inevitabilmente, nell\u2019ottica liberale, nella migliore delle ipotesi, come strano, \u201ceccentrico\u201d (in senso etimologico, ossia \u201cal di fuori del centro, della norma\u201d), nella peggiore, come contrario alle leggi umane, dunque irrazionale, deviante e, infine, indesiderabile\u00bb. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In altre parole, Putin e coloro i quali la pensano come lui sarebbero dei \u201cdisadattati\u201d, ma tutto ci\u00f2 \u00e8 l\u2019esatto opposto della realt\u00e0 storica e della corretta interpretazione delle contemporanee dinamiche di riproduzione psico-sociale perch\u00e9, come spiega Robin, \u00aba livello psichico, l\u2019espansione del liberalismo coincide con l\u2019emergere di psicopatologie, come la depressione\u00bb. A livello politico, invece, l\u2019espansione del liberalismo coincide con la frenetica convergenza \u201cal centro\u201d (campo politico per eccellenza della \u201cmoderazione\u201d, ossia della \u201cnormalit\u00e0 borghese\u201d) delle forze politiche impegnate nel tentativo di seduzione pubblicitaria dell\u2019\u201celettore medio\u201d, timorato dallo scivolamento del quadro interno in direzione dei cosiddetti \u201copposti estremismi\u201d e nella relativa criminalizzazione di qualsivoglia ipotesi radicalmente alternativa, di volta in volta demonizzata come \u201cpopulista\u201d, \u201cnazionalista\u201d, \u201ccomunista\u201d, ecc. In realt\u00e0, il patriottismo di Russia Unita \u00e8 marcatamente antisciovinistico e si fonda sulla sacralizzazione politica e ideologica del \u201c9 maggio\u201d, il Giorno della Vittoria (<em>Den Pobedy<\/em>) dell\u2019Unione Sovietica nei confronti dell\u2019invasore nazista. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In Russia, ogni tentativo revisionistico in chiave politica o storiografica \u00e8 severamente osteggiato non soltanto dalle <em>\u00e9lites<\/em> dirigenti ma dalla stragrande maggioranza della popolazione e soltanto i liberali pi\u00f9 accaniti, perlopi\u00f9 russofobici bench\u00e9 di nascita e cittadinanza russe, propongono talvolta strampalate iniziative propagandistiche volte a gettare discredito sull\u2019eroismo e sul sacrificio di 22 milioni di sovietici durante gli anni della Grande Guerra Patriottica. Il 15 maggio del 2009, un decreto dell\u2019allora presidente federale Dmitrij Medvedev istitu\u00ec una \u201cCommissione presidenziale per contrastare i tentativi di falsificare la storia a danno degli interessi nazionali russi\u201d. La Commissione era guidata dall\u2019allora capo dell\u2019amministrazione presidenziale, Sergej Naryshkin, e composta, tra gli altri, dagli storici Andrej Artizov, Aleksandr Chubaryan, Andrej Sakharov, Natalia Narochnitskaya e Nikolaj Svanidze, dal generale dell\u2019Esercito Nikolaj Makarov, dal generale del Fsb Vassilj Khristoforov, dal dirigente del Svr (controspionaggio) V. Zimakov e dagli ideologi di Russia Unita Sergej Markov, Ivan Demidov e Konstantin Zatulin. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La Commissione fu istituita, secondo le parole del ministro della Difesa, Sergej Shoigu, al fine di \u00abproteggere la nostra storia, e le gesta dei nostri padri e nonni nella Grande Guerra Patriottica\u00bb da ogni tentativo di \u00abriabilitazione del nazismo\u00bb. Da notare come in Russia, in perfetta consonanza con le dichiarazioni in merito dei nazionalisti baltici, in special modo lettoni ed estoni, il lavoro della Commissione fosse osteggiato dai politici e dai media di orientamento neoliberale, come Vladimir Ryzhkov del Partito repubblicano russo, Lev Ponomaryov, Yulija Latynina e il quotidiano economico (filoccidentale) <em>Vedomosti<\/em>. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il \u201cculto della Vittoria\u201d, fondamento ideologico del patriottismo e dell\u2019idea stessa di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb \u00e8 infatti avversato dai fautori \u201crussi\u201d del cosmopolitismo e del \u201cmercato libero e senza frontiere\u201d, tanto \u00e8 vero che il citato quotidiano <em>Vedomosti<\/em>, testata prediletta della nuova classe media privata moscovita, ha sprezzantemente, e in maniera del tutto fuorviante e antistorica, sostenuto che il lavoro della Commissione mirasse \u00aba istituire un \u201cculto della vittoria\u201d simile alle religioni civili sui cui sono stati istituiti, nel XX secolo, gli Stati autoritari e totalitari\u00bb. Come si vede dalle opinioni espresse da <em>Vedomosti<\/em>, la russofobia \u00e8 anche un vizio dello spirito di alcuni russi, in particolare di quelli di orientamento culturale e politico liberale e \u201cmodernista\u201d e non soltanto un\u2019aberrazione propagandistica, a sfondo razzista, tipica della borghesia anglofila di Stati Uniti e Paesi della sedicente Unione europea. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La russofobia delle classi dirigenti di estrazione anglofila era gi\u00e0 stata perfettamente compresa dallo zar Nicola I (1825-1855) ai tempi della guerra di Crimea. Codesto imperatore infatti era conscio delle \u00abpaure degli occidentali nei confronti della Russia\u00bb (O. Figes, <em>Crimea. L\u2019ultima crociata<\/em>, Einaudi, Torino, 2015, p. 43) e sapeva perfettamente che \u00abl\u2019ondata di russofobia che travolse buona parte dell\u2019Europa\u00bb (Ivi) sin dagli albori del suo regno (in particolare dopo il Trattato di Adrianopoli con i Turchi, che \u00abnon fece che aumentare ulteriormente la russofobia\u00bb [Ivi] degli occidentali) trovava negli \u201coccidentalisti\u201d interni una sostanziale Quinta Colonna. Gli \u201coccidentalisti\u201d infatti, molto influenti nella \u00absociet\u00e0 illuminata\u00bb russa, ossia tra i settori cosmopoliti dell\u2019aristocrazia e della borghesia autoctone, sin dall\u2019inizio del XIX secolo \u00abcaldeggiano l\u2019apertura delle frontiere\u00a0 al pensiero e ai costumi\u00a0 del resto dell\u2019Europa\u00bb (H. Troyat, <em>Lo zar che distrusse la Russia<\/em>, Piemme, Casale Monferrato, 2003, p. 173). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Di fronte ai pericoli provenienti dall\u2019esterno (espansionismo della talassocrazia russofobica britannica) e all\u2019emergere di una sostanziale Quinta Colonna interna, Nicola I caratterizz\u00f2 il proprio regno come \u00abdominato dalla convinzione assoluta della sua missione divina di salvare l\u2019Europa ortodossa dalle eresie occidentali del liberalismo, del razionalismo e della rivoluzione\u00bb (O. Figes, <em>Crimea. L\u2019ultima crociata<\/em>, op. cit., p. 39).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Lo stesso Vladimir Putin, che tra il 1975 e il 1991 serv\u00ec nel controspionaggio del Kgb e fu iscritto al Partito comunista dell\u2019Unione Sovietica, non ha mai nascosto di provare, a livello emotivo, ancora oggi, a 25 anni dallo smantellamento dell\u2019Urss, simpatia per le idee politiche socialiste e comuniste. Tuttavia, sentimenti individuali e progettualit\u00e0 politiche collettive non sempre possono coincidere e oggi, per molte ragioni, il programma di Russia Unita \u00e8 ispirato a un patriottismo di ascendenza conservatrice che rende questo partito, il \u201cpartito del potere\u201d e della \u201cdemocrazia sovrana\u201d, di fatto assimilabile, a livello di riferimenti ideologici, alle componenti pi\u00f9 conservatrici della Democrazia cristiana negli anni Cinquanta del XX secolo e, a livello di finalit\u00e0 programmatiche in tema di politica interna, a un partito \u00abconservatore di destra\u00bb (come lo stesso Vladislav Surkov ebbe a definire, nel 2007, Russia Unita) quale poteva essere, in Italia, negli anni Sessanta, il Msi \u201cmicheliniano\u201d o, pi\u00f9 recentemente, in Francia, il <em>Mouvement pour la France<\/em> di Philippe de Villiers. In politica sociale, il conservatorismo di Russia Unita \u00e8, in qualche modo, equiparabile all\u2019originario giustizialismo peronista. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Esemplificativi della tendenza politica di Russia Unita sono le dichiarazioni del vicepremier russo, Dmitrij Rogozin, a sostegno del \u201cPartito Radicale Serbo dr. Vojislav Seselj\u201d alle elezioni serbe del 24 aprile 2016 e i ripetuti incontri istituzionali, a Mosca, tra lo speaker della Duma, Sergej Naryshkin e la leader del <em>Front National<\/em>, Marine Le Pen. Bene dunque fa il giornalista e politologo Gennaro Malgieri quando sottolinea l\u2019evoluzione del personaggio politico Vladimir Putin \u00abdal comunismo al patriottismo\u00bb. Un patriottismo inscindibilmente connesso alla memoria storica dei russi come popolo vincitore delle armate hitleriane nella Seconda Guerra Mondiale (sacralizzazione politica del \u201c9 maggio\u201d, il Giorno della Vittoria) e non esente da sempre meno occasionali richiami alla tradizione cristiano-ortodossa della Russia storica. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Due esempi, in merito, sono emblematici per comprendere la matrice profondamente tradizionale, legata alla memoria storica del Paese, del patriottismo di Putin. Da un lato, nel dicembre 2000, il nuovo presidente russo ordina il ripristino dell\u2019inno sovietico quale inno nazionale russo e, al contempo, restituisce la bandiera rossa, la Bandiera della Vittoria, innalzata dai soldati sovietici sulle rovine del Reichstag il 9 maggio 1945, alle Forze armate federali, con queste motivazioni: \u00ab<em>La bandiera rossa \u00e8 stata innalzata vittoriosa a Berlino. Se accettiamo di non poter usare i simboli di epoche precedenti, inclusa quella sovietica, allora vuol dire che i nostri padri e le nostre madri sono vissuti inutilmente, che la loro esistenza \u00e8 stata priva di senso o sono vissuti invano<\/em>\u00bb. Dall\u2019altro lato, Putin fece ricostruire, il 19 agosto 2000, la famosa cattedrale moscovita del Cristo Salvatore, precedentemente distrutta da Stalin. Putin rivendica con orgoglio il passato sovietico dell\u2019Urss vittoriosa sul nazismo e, al contempo, fa innalzare, all\u2019Accademia navale di San Pietroburgo, una statua all\u2019ammiraglio Kolcak, comandante delle truppe \u201cbianche\u201d durante la guerra civile del 1918-1920. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Le coordinate ideali della \u00abdemocrazia sovrana\u00bb sono infatti proprio queste: riconciliazione di \u201cbianchi\u201d e \u201crossi\u201d in nome della ritrovata dignit\u00e0 e del ricostituito orgoglio di un popolo inteso nella propria accezione di cittadinanza nazionale e non etnica o sciovinistica. Putin infatti, rivolgendosi ai suoi compatrioti, utilizza il termine <em>rossianin<\/em> (cittadini della Federazione russa, a prescindere dall\u2019appartenenza etnica) e non <em>russki<\/em> (russi etnici). Naturalmente, la leadership di Russia Unita \u00e8 perfettamente a conoscenza del fatto che il modello di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb da essa propugnata pu\u00f2 concretamente inverarsi soltanto respingendo ogni compromesso con l\u2019atlantismo e il cosmopolitismo delle classi medie occidentalizzanti interne.<\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><\/h2>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #3366ff;\"><strong>Siloviki slavofili<\/strong><\/span><\/h2>\n<h2><span style=\"color: #000000;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/span><\/h2>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La promozione dei <em>siloviki <\/em>al rango di classe dirigente a livello politico viene considerata, dal giornalista Stefano Grazioli nel libro <em>Gazprom, il nuovo impero<\/em>, \u00abil mezzo pi\u00f9 sicuro per tenere saldamente le redini e riportare ordine dopo l\u2019anarchia eltsiniana: una questione pratica, non tanto una missione ideologica\u00bb. Le stesse divergenze di fondo tra le diverse componenti interne a Russia Unita vengono sostanzialmente (e momentaneamente) ad appianarsi nel nome della fedelt\u00e0 politica al presidente Putin. Stefano Grazioli ha infatti scritto, a riguardo: \u00abLe differenze [dei<em> siloviki<\/em>] con l\u2019ala moderata, quella dei liberali e tecnocrati, consistono pi\u00f9 che altro (oltre che nella provenienza geografica) nell\u2019impostazione di fondo, che ricalca la storica divisione tra slavofili e occidentalisti: Medvedev e i pietroburghesi, o affini [\u2026] possono essere meno ingessati dal punto di vista ideologico \u2013 meno nazionalismo, pi\u00f9 apertura \u2013 ma non differiscono dai loro colleghi conservatori per quello che concerne la fedelt\u00e0 a Putin. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Oggi, oligarchi, <em>siloviki<\/em> e liberali, non esistono quasi pi\u00f9: al Cremlino adesso dominano i silogarchi, che costituiscono l\u2019architrave su cui si regge il sistema Putin-Medvedev e rappresentano le diverse facce di una stessa medaglia. Il comune denominatore \u00e8 proprio la lealt\u00e0 al presidente e al primo ministro; al contrario, pi\u00f9 che dalle posizioni politiche, sono distinti in base ai legami, diretti e indiretti, con i vari settori dell\u2019economia, dell\u2019industria, della finanza o dell\u2019amministrazione [\u2026]\u00bb. Tuttavia, l\u2019essenza del programma politico di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb, ossia la riappropriazione, da parte dello Stato russo, dei cespiti strategici della produzione energetica, rischia oggi di essere posta in discussione proprio dalle velleit\u00e0 \u00abriformatrici\u00bb della componente liberale della classe dirigente facente riferimento al \u201cpartito del potere\u201d nonch\u00e9 dalle condizioni di crisi economica in cui versa la Russia a partire dal 2014, in seguito al varo delle sanzioni euro-atlantiche nei suoi riguardi a seguito della deflagrazione della \u201cquestione ucraina\u201d (golpe di piazza Maidan). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nel 2015 infatti, il Pil russo si \u00e8 contratto del 3,7 per cento e, a seguito delle manovre speculative dei sauditi, il prezzo del greggio, principale fonte di sostentamento per un\u2019economia, come quella russa, ancora fondamentalmente dipendente dall\u2019esportazione di materie prime, croll\u00f2 addirittura a 25 dollari al barile (dicembre 2015). Tale situazione ha contribuito al ritorno in auge delle politiche di privatizzazione. Infatti, il ministro dell\u2019Economia della Federazione russa, Aleksej Uljukaev, un liberale di Russia Unita, ha affermato, nel febbraio 2016, che \u00abin Russia non \u00e8 pi\u00f9 possibile rinviare le privatizzazioni\u00bb per impinguare la casse del budget federale. Venendo incontro alle pressioni dei liberali e conscio della criticit\u00e0 della situazione economica interna, Putin, come scrive Antonella Scott su <em>Il Sole 24 Ore<\/em>, \u00abha dato incarico al governo di preparare una lista di compagnie da candidare alla privatizzazione\u00bb. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Tra i \u00abgioielli di Stato\u00bb passibili di essere privatizzati, scrive sempre Antonella Scott, \u00abpotrebbero [\u2026] entrare i nomi di <em>Aeroflot<\/em>, di <em>Rosneft<\/em> con una possibile quota del 19,5 per cento, <em>Transneft<\/em> (il monopolio degli oleodotti), <em>Sovkomflot<\/em>, <em>Rostelekom<\/em> e <em>Alrosa<\/em>, il gigante russo dei diamanti. Veri gioielli di Stato: e se il budget preparato per il 2016 contava sulle privatizzazioni per introiti pari a 33,2 miliardi di rubli, pi\u00f9 di recente il ministro delle Finanze, Anton Siluanov, ha detto che l\u2019obiettivo adesso \u00e8 raccogliere in due anni fino a un trilione di rubli: al cambio di oggi dell\u2019euro, 11,7 miliardi di euro\u00bb.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Si tratta di un vero e proprio piano di ridefinizione complessiva degli assetti strategici nazionali, tant\u2019\u00e8 vero che Putin, perfettamente conscio del rischio che il sistema di \u00abdemocrazia sovrana\u00bb verrebbe a correre a seguito di un sostanziale ritorno agli anni Novanta, si \u00e8 affrettato, come riporta <em>Il Sole 24 Ore<\/em>, a esprimere le proprie preoccupazioni affinch\u00e9 \u00absia garantita la \u201ctrasparenza incondizionata\u201d delle transazioni e che i prezzi non siano stracciati\u00bb. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Secondo Putin, infatti, \u00e8 fondamentale che \u00ab<em>il pacchetto di controllo delle compagnie strategiche e di quelle di importanza sistemica resti nelle mani del governo<\/em>\u00bb. Eventuali nuovi proprietari, ha affermato Putin, \u00abdevono rientrare nella giurisdizione russa\u00bb, al fine di combattere l\u2019<em>offshore<\/em> ed evitare conseguenze negative \u00abper lo sviluppo dei distinti settori e dell\u2019intera economia\u00bb. Il sotterraneo confronto politico, nell\u2019ambito della classe dirigente russa, tra i patrioti (<em>siloviki<\/em>) sostenitori di una democrazia sovrana centrata sulla strutturazione di un efficiente sistema nazional-capitalistico e i \u00abriformatori\u00bb (<em>civiliki<\/em>) fautori di una democrazia liberale fondata sull\u2019internazionalizzazione del capitalismo russo pare essere del tutto aperto e la \u00abdemocrazia guidata\u00bb patrocinata da Putin risulter\u00e0 essere al riparo da potenziali esiti \u201cliberalizzanti\u201d soltanto preservando il protagonismo statale in politica economica e il protagonismo del patriottismo come \u00abidea nazionale russa\u00bb in politica socio-culturale interna, nonch\u00e9 nell\u2019ambito delle relazioni internazionali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>di Paolo Borgognone<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>tratto da:<\/strong><\/span> <span style=\"color: #000000;\"><a href=\"http:\/\/www.maurizioblondet.it\/la-democrazia-sovrana-putin-un-modello-politico-paesi-della-sedicente-unione-europea\/\">(clicca qui)<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Vladimir Vladimirovic Putin, presidente della Federazione russa, \u00e8 attualmente il politico pi\u00f9 demonizzato al mondo \u00a0(dal \u201ccirco mediatico\u201d liberale di sinistra). 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