{"id":6638,"date":"2016-03-22T09:46:27","date_gmt":"2016-03-22T08:46:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/?p=6638"},"modified":"2016-03-22T09:46:27","modified_gmt":"2016-03-22T08:46:27","slug":"2016-03-22-deflazione-la-passione-della-finanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/2016-03-22-deflazione-la-passione-della-finanza\/","title":{"rendered":"2016.03.22 &#8211; Deflazione, la passione della finanza"},"content":{"rendered":"<h1><span style=\"color: #993300;\"><em>La deflazione<\/em><em> <strong>rende impagabili i debiti accumulati e corrode l\u2019economia reale fino allo svuotamento&#8230;..<\/strong><\/em><\/span><\/h1>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/DEFLAZIONE.jpg\" rel=\"attachment wp-att-6641\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-6641 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/DEFLAZIONE.jpg\" alt=\"DEFLAZIONE\" width=\"386\" height=\"212\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>La situazione internazionale, giorno dopo giorno, \u00e8 sempre pi\u00f9 dinamica: il Medio Oriente si candida a svolgere la funzione che nel 1914 ebbero i Balcani, periferici rispetto alle grandi potenze ma centrali nella reazione a catena che port\u00f2 al conflitto. Ma la guerra \u00e8 innescata solo dalla divergenza di interessi tra potenze? Sembrerebbe esserci una costante che accompagna le guerre dall\u2019Ottocento, ed \u00e8 la caduta generalizzata dei prezzi causata dalla scarsit\u00e0 di moneta, controllata, ora come ai tempi del gold standard, dall\u2019alta finanza. Ecco perch\u00e9 la deflazione globale incipiente \u00e8 il vero campanello d\u2019allarme: il ginepraio mediorientale passa in subordine rispetto ai prezzi in caduta ed all\u2019 indebitamento accumulato in Occidente.<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019antichissimo dio italico<strong> Giano<\/strong>, noto con l\u2019epiteto \u201cil bifronte\u201d, era la divinit\u00e0 del cambiamento, del passaggio: con le sue due teste fissa da una parte il passato e dall\u2019altra il futuro. I popoli italici associavano Giano all\u2019inizio di un\u2019impresa, di un viaggio o di un momento della vita che sanciva la fine di un periodo e l\u2019avvio di uno nuovo. Nel Foro Romano si ergeva il tempio di <strong>Giano Quirito<\/strong>, le cui porte erano spalancate allo scoppio di una guerra, cosicch\u00e9 la statua del dio osservasse i sacrifici propiziatori e favorisse gli eserciti romani. \u00c8 l\u2019imperatore Nerone, nel primo secolo dopo Cristo, che chiude le porte del tempio, promettendo un\u2019epoca di pace dopo le estenuanti guerre civili che martoriano Roma dai tempi di Mario e Silla.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">I nostri antenati riconducendo alla stessa divinit\u00e0 la guerra ed il divenire della storia, anticipano di due millenni un pensiero caratteristico dell\u2019idealismo tedesco. Ma qual \u00e8 la causa scatenante la guerra nelle moderna civilt\u00e0? Pur rifiutando di ridurre tutto all\u2019economia come <strong>Karl Marx<\/strong>, che nell\u2019idealismo tedesco cresce e si forma, c\u2019\u00e8 da domandarsi se ci sia una variabile economica che influisca pi\u00f9 delle altre nel determinare lo scoppio dei conflitti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Potrebbe trattarsi della scarsit\u00e0 di moneta circolante e della conseguente caduta generalizzata dei prezzi?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019immissione di nuova moneta (la conquista romana delle miniere d\u2019oro iberiche nel I secolo a.C., l\u2019inondazione dell\u2019Europa con l\u2019oro sudamericano nel XVI secolo, la scoperta della giacimenti in Alaska nel XIX secolo) <strong>alza il livello generale dei prezzi<\/strong>,<strong> incentiva l\u2019industria e l\u2019agricoltura<\/strong> (garantendo un margine di profitto pressoch\u00e9 sicuro grazie all\u2019aumento dei prezzi), <strong>allieva i debiti <\/strong>(che hanno un valore nominale e non reale), crea benessere ed occupazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Al contrario, la diminuzione di moneta (per tesaurizzazione, rallentamento della velocit\u00e0 di circolazione, o anche aumento della stessa ad un ritmo inferiore alla crescita della produzione), <strong>abbassa il livello dei prezzi,<\/strong> <strong>disincentiva l\u2019economia reale<\/strong> (costretta a tagliare i costi per inseguire la caduta dei prezzi), crea disoccupazione ed appesantisce i debiti fino a renderli impagabili: spesso, in queste circostanze, i debitori sono espropriati dei loro beni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Qualcuno, per\u00f2, si avvantaggia della caduta generalizzata dei prezzi, <strong>ossia della deflazione. <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Sono i banchieri che erogano\u00a0 credito a Stati, imprese e famiglie: per loro la discesa dei prezzi significa essere rimborsati con moneta che <strong>ha maggiore potere di acquisto <\/strong>ed incamerare a prezzi di saldo gli averi del debitore se questi, come spesso capita durante la deflazione, diventa insolvente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per la finanza, quindi, <strong>la stabilit\u00e0 dei prezzi o la deflazione sono l\u2019obbiettivo da conseguire ad ogni costo<\/strong>, a differenza di produttori e lavoratori che si avvantaggiano di una moderata inflazione. Finanza e deflazione da una parte, produzione e inflazione dall\u2019altra.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">A partire dalla fondazione della <strong>Banca d\u2019Inghilterra nel 1694<\/strong> e l\u2019emissione dei primi certificati basati sulle riserve d\u2019oro (<strong>banconote<\/strong>) la lotta all\u2019inflazione e la ricerca della deflazione sono l\u2019ossessione dell\u2019alta finanza cosmopolita, nata ad Amsterdam, cresciuta a Londra e ramificatasi a New York: ogni mezzo \u00e8 impiegato per soffocare qualsiasi rialzo dei prezzi, dal controllo delle banche centrali alla cooptazione del personale politico, dall\u2019appoggio a determinate correnti economiche (si comincia<strong> Adam Smith <\/strong>e si finisce con la<strong> scuola di Chicago<\/strong>) all\u2019attribuzione dei premi Nobel ad alcuni economisti piuttosto che ad altri. Niente poi \u00e8 temuto maggiormente dall\u2019alta finanza che <strong>l\u2019intervento nell\u2019economia dello Stato<\/strong>, considerato l\u2019unico attore capace di infrangere il monopolio della moneta esercitato dai grandi banchieri internazionali: il <em>laissez-faire<\/em> \u00e8 quindi bene, l\u2019interventismo \u00e8 male.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Si comincia col <strong>gold standard<\/strong>, che vincolando l\u2019emissione di moneta alle riserve d\u2019oro disponibili (bene raro per eccellenza, la cui produzione tiene a stento il passo della domanda), esercita un effetto deflazionistico dall\u2019Ottocento fino al primo dopoguerra.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Contrariamente a quanto afferma la storiografia inglese dominante, la rivoluzione industriale non avviene<strong> grazie alla stabilit\u00e0 dei prezzi <\/strong>del sistema aureo, ma <strong>nonostante il clima deflazionistico<\/strong> prodotto dall\u2019ancoraggio della moneta all\u2019oro. Persino il<strong> bimetallismo<\/strong>, l\u2019emissione di moneta basata sulle riserve<strong> d\u2019oro e d\u2019argento<\/strong>, \u00e8 osteggiato dai grandi banchieri: nel 1873, su pressione della finanza inglese, il Congresso degli Stati Uniti approva il \u201c<strong>Coinage Act<\/strong>\u201d che, suscitando l\u2019ira del mondo agricolo e imprenditoriale, abolisce la convertibilit\u00e0 dell\u2019argento in dollari d\u2019oro, scatenando una crisi economica che si trasciner\u00e0 per vent\u2019anni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il grande crash del \u201929, prodotto dagli eccessi delle banche d\u2019affari e dal confluire in borsa del credito facile, rendono inevitabile l\u2019intervento della politica: i tentativi del presidente americano <strong>Herbert Hoover <\/strong>(1876-1964) di risolvere la crisi con un rigido approccio liberista ed il conseguimento del <strong>pareggio di bilancio<\/strong> volgono al peggio. La disoccupazione schizza al 25% della forza lavoro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Dinnanzi alla drammaticit\u00e0 degli eventi il presidente <strong>Franklin Delano Roosevelt <\/strong>(1882-1945) sospende nel 1933 la convertibilit\u00e0 del dollaro in oro, attua una politica di <strong>repressione finanziaria<\/strong> (obbligando le banche ad acquistare i titoli di Stato ad un determinato prezzo) e seguendo i consigli dell\u2019economista inglese <strong>John Maynard Keynes, <\/strong>vara grandi opere pubbliche finanziate a deficit. Il pensiero di Keynes, che invoca la spesa pubblica anzich\u00e9 il pareggio di bilancio, \u00e8 per\u00f2 solo una <strong>modesta variante del pensiero ortodosso<\/strong> predicato dall\u2019alta finanza. Lo Stato, infatti, continua ad indebitarsi, emettendo obbligazioni acquistate dai banchieri o dalla Riserve Federale, il cui capitale \u00e8<strong> in mano ai privati<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nel secondo dopo guerra \u00e8 la volta del <strong>gold exchange standard<\/strong>, basato sulla convertibilit\u00e0 del dollaro in oro, che regge finch\u00e9 la Germania ed il Giappone non riacquistano ampie fette del commercio estero mondiale e la spesa pubblica non decolla con la guerra in Vietnam. Nell\u2019agosto del 1971 il presidente <strong>Richard Nixon <\/strong>(1913-1994) annuncia al mondo che i detentori di dollari americani non potranno pi\u00f9 convertirli in lingotti d\u2019oro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Il sistema costruito nel 1944 a <strong>Bretton Woods<\/strong> si sfalda rapidamente e l\u2019economia internazionale si basa da quel momento in avanti su <strong>monete a corso legale<\/strong> <strong>(o fiat),<\/strong> stampabili a discrezione delle banche centrali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">\u00c8 una cocente sconfitta dell\u2019alta finanza e la vittoria dell\u2019economia reale, non pi\u00f9 schiacciata dalle pressioni deflazionistiche del gold standard?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">No, i banchieri internazionali non solo ordiscono per riappropriarsi dell\u2019emissione della moneta, estirpando qualsiasi velleit\u00e0 inflazionistica, ma si attrezzano anche per riconquistare il terreno perduto durante la <strong>repressione finanziaria<\/strong> e la <strong>regolamentazione bancaria <\/strong>degli anni \u201930 e \u201940.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nel 1973 nasce la <strong>Commissione Trilaterale <\/strong>(una delle enne filiazioni del <strong>Round Table<\/strong>) e tra i suoi membri \u00e8 presto cooptato il governatore della Georgia <strong>Jimmy Carter<\/strong> (1924-), futuro presidente degli Stati Uniti. A distanza di poco, nel 1976, il premio Nobel per l\u2019economia \u00e8 assegnato a <strong>Milton Friednam, <\/strong>padre del <strong>monetarismo<\/strong> che fa della \u201ccura\u201d dell\u2019inflazione una priorit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Salito alla Casa Bianca, Carter chiama alla guida della Riserve Federale <strong>Paul Volcker <\/strong>(1922-), il primo monetarista a controllare la politica monetaria degli Stati Uniti: la lotta l\u2019inflazione diventa la priorit\u00e0, mentre l\u2019industria, l\u2019occupazione e la difesa del \u201cmade in USA\u201d passano in secondo piano. Ha cos\u00ec inizio l\u2019inesorabile <strong>deindustrializzazione degli Stati Uniti: <\/strong>mentre il saggio di risconto sale al 20% e l\u2019inflazione precipita dal 15% del 1980 al 3% del 1983, centinaia di migliaia di persone sono licenziate nelle industrie automobilistiche e siderurgiche, i sindacati fatti a pezzi ed intere filiere produttive vanno perdute. In contemporanea i Paesi occidentali sono massicciamente irrorati da un fiume di <strong>eroina, cocaina e marijuana<\/strong>, fenomeno contenuto fino agli anni \u201960<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote1sym\"><sup>1<\/sup><\/a>. Un caso?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Se i prezzi cadono, su chi si deve scaricare il prezzo degli aggiustamenti? Ovviamente sulla forza lavoro, cui si chiede <strong>la massima flessibilit\u00e0, <\/strong>la possibilit\u00e0 di <strong>licenziamenti per motivi economici<\/strong> e l\u2019adeguamento delle retribuzioni <strong>ai livelli della concorrenza internazionale:<\/strong> sono le politiche \u201clato offerta\u201d del <strong>neoliberismo<\/strong> che vivono in simbiosi al monetarismo, scaricando sui lavoratori e sulle famiglie il costo della caduta dei prezzi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La politica \u201clato-offerta\u201d, anch\u2019essa partorita dalla <strong>scuola di Chicago<\/strong> ed in particolare dalla mente di <strong>Robert Mundell<\/strong>, uno dei pi\u00f9 illustri padri dell\u2019euro, dilaga negli USA sotto la presidenza di <strong>Ronald Reagan<\/strong> (1911-2004) e nel Regno Unito con <strong>Margaret Thatcher <\/strong>(1925-2013): l\u2019industria perde altri pezzi sotto i colpi sempre pi\u00f9 spietati delle concorrenza internazionale, altri milioni di posti di lavoro sono persi nel secondario ed i tentacoli della finanza si allargano ovunque.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Siamo nel 1991, l\u2019URSS si \u00e8 dissolta ed inizia ufficialmente il <strong>nuovo ordine mondiale<\/strong>: l\u2019agenda prevede di accelerale la finanziarizzazione dell\u2019economia, ridurre ulteriormente le spinte inflattive ed assoggettare anche l\u2019Europa continentale ai dettami del monetarismo\/liberismo. Di conseguenza nel 1999 il Congresso degli Stati Uniti abroga il <strong>Glass-Steagall Act<\/strong> che separa le banche commerciali dalle quelle d\u2019affari, <strong>la Cina<\/strong>, con i suoi 1,2 mld di abitanti abituati a standard di vita e retribuzioni ancora lontani da quelli occidentali, <strong>\u00e8 ammessa al WTO nel 2001<\/strong> e l\u2019euro entra ufficialmente in circolazione nel gennaio del 2002.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019alta finanza \u00e8 all\u2019apice del potere: controlla la FED, la BCE, la BOJ e preme per entrare in Cina. Si torna ai bei tempi della speculazione selvaggia degli anni \u201920, mentre il livello generale dei prezzi, ora come allora, scende.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Si parte con la<strong> bolla dot.com: <\/strong>all\u2019opinione pubblica \u00e8 venduta la comoda illusione che le nuove tecnologie siano il traino dell\u2019economia e possano assorbire i posti di lavoro persi negli altri settori (in Italia la capitalizzazione in borsa di <strong>Tiscali<\/strong> raggiunge quella della declinante FIAT).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nella primavera del 2000 la bolla tecnologica scoppia e la Riserva Federale avvia una progressiva diminuzione del saggio di risconto che arriva all\u20191% nel novembre del 2003. Si riparte: \u00e8 la volta della <strong>bolla immobiliare <\/strong>che, facendo leva sul settore edilizio, consente di reintegrare parte della manodopera un tempo impiegata nell\u2019industria. A tutti \u00e8 regalata la fallace promessa di un\u2019abitazione (sono erogati mutui pari all\u201980% del valore della casa) ed i <strong>mutui subprime<\/strong>, triturati ed insaccati in prodotti finanziari che le compiacenti <strong>agenzie di rating<\/strong> giudicano da tripla A, sono venduti ad investitori tedeschi, cinesi ed arabi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nel luglio del 2007, lo SP 500 raggiunge un nuovo record, superando i 1.500 punti, la FED alza i tassi portandoli sopra il 5% e il castello di carte barcolla: a distanza di un anno, Lehman Brothers fallisce ed la borsa affonda.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La Riserva Federale porta, per la prima volta della storia, il saggio di risconto a zero (dov\u2019\u00e8 tuttora dopo otto anni) ed avvia una serie di allentamenti quantitativi, ossia emissione di nuova moneta: <strong>QE1<\/strong> (2008),<strong> ZIRP<\/strong> (2008), <strong>QE2<\/strong> (2010), <strong>Operation Twist<\/strong> (2011),<strong> Q3 <\/strong>(2012). La politica monetaria espansiva americana \u00e8 emulata a ruota dalla <strong>Bank of England<\/strong>, dalla <strong>Bank of Japan<\/strong> e dalla <strong>Banca Centrale Europea<\/strong> (tutti i Paesi, in sostanza, della Commissione Trilaterale).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Cos\u00ec, <strong>la massa monetaria M2<\/strong> passa negli Stati Uniti dagli 8.000 $mld del settembre 2008 ai 12.200 $mld di oggi<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote2sym\"><sup>2<\/sup><\/a> (+50%), nel Regno Unito da 1.100 \u00a3mld a 1.500 \u00a3mld (+35%)<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote3sym\"><sup>3<\/sup><\/a> in Giappone passa da un 750.000 \u00a5mld a 910.000 \u00a5mld (+20%), e nell\u2019Eurozona da 7.500 \u20acmld a 10.000 \u20acmld (+35%).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Questa enorme produzione di moneta elettronica e cartacea, non contraddice i principi dei banchieri internazionali, da sempre ostili alla produzione di moneta fiat? Il loro amore per la deflazione, si \u00e8 estinto?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">No, perch\u00e9 quello che interessa l\u2019alta finanza \u00e8 sempre <strong>il rapporto tra la moneta ed i beni reali<\/strong>: si preoccupano cio\u00e8 che i liquidi ed i crediti in loro possesso non perdano valore rispetto alle attivit\u00e0 produttive, ai terreni, agli immobili, etc. L\u2019enorme immissione di liquidi \u00e8 quindi ben accetta, purch\u00e9 non produca la disprezzata e temuta inflazione, ed al contrario, l\u2019economia reale resti assetata di moneta. Dove finisce quindi la moneta fiat creata dalle banche centrali? <strong>In bond ed azioni<\/strong>, <em>\u00e7a va sans rien dire<\/em>: gli unici beni che interessano ai banchieri internazionali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Attraverso il controllo della Riserva Federale, della Bank of England (governatore <strong>Mark Karney<\/strong>, ex-Goldman Sachs) della Bank of Japan (governatore <strong>Haruhiko Kuroda<\/strong>, ex-presidente della Asian Development Bank partecipata dagli USA) e della Banca Centrale Europea (governatore<strong> Mario Draghi<\/strong>, ex-Goldman Sachs), l\u2019alta finanza si assicura che<strong> non un solo centesimo<\/strong> degli allentamenti quantitativi finisca all\u2019economia reale (sostenendo la produzione ed il commercio e producendo cos\u00ec l\u2019odiata inflazione) ma l\u2019intero ammontare di moneta fiat confluisca nei<strong> circuiti finanziari<\/strong> controllati dai banchieri internazionali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">All\u2019opinione pubblica \u00e8 venduta anche una scusa di facciata per giustificare quest\u2019incongrua politica monetaria: come afferma nel 2012 il governatore della Riserva Federale <strong>Ben Bernanke<\/strong><a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote4sym\"><strong><sup>4<\/sup><\/strong><\/a>, mandare in bolla i mercati azionari ed obbligazionari aiuterebbe i consumi e gli investimenti!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019effetto speculativo su mercati \u00e8 evidente: il valore nominale delle obbligazioni statali ed aziendali sale ovunque, abbattendo i rendimenti a minimi storici, mentre sui mercati azionari<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/il-giovedi-che-cambiera-il-mondo\/\"><strong> si ripetono gli stessi eccessi degli anni \u201920<\/strong><\/a> (societ\u00e0 quotate che impiegano il credito facile per riacquistare le proprie azioni, l\u2019indice Shiller Price\/Earnings ai livelli dell\u2019ultima bolla immobiliare<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote5sym\"><sup>5<\/sup><\/a>, la speculazione a forte leva finanziaria, etc.). L\u2019indice statunitense SP 500 ed il tedesco DAX raggiungono nel 2015 il <strong>record storico<\/strong>, l\u2019inglese FTSE 100 si riporta ai massimi di sempre ed il giapponese Nikkei tocca l\u2019apice dal 2000.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nel frattempo, fuori dalla borse, la situazione \u00e8 molto diversa. Gli effetti delle politiche \u201clato offerta\u201d, fatte di competizione tra lavoratori di economie industrializzate ed emergenti, flessibilit\u00e0 e licenziabilit\u00e0 della forza lavoro, scardinamento dei sindacati e continua introduzione di immigrati per abbattere qualsiasi rivendicazione salariale, non tardano a manifestarsi: <strong>disoccupazione e deflazione<\/strong>, il trionfo del monetarismo e dell\u2019alta finanza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Mentre le statistiche ufficiali parlano di una crescita del PIL americano del 2,8% nel 2015 (grazie alla revisione dei metodi statistici operata nel 2013<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote6sym\"><sup>6<\/sup><\/a>), la <strong>disoccupazione reale<\/strong> si attesta all\u201911%<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote7sym\"><sup>7<\/sup><\/a>, il tasso di partecipazione della popolazione alla forza lavoro \u00e8 <strong>ai minimi da 38 anni<\/strong>, 46 milioni di americani rientrano nel piano di assistenza alimentare<strong> \u201cFood Stamps\u201d<\/strong>, e si materializza il <strong>rischio di deflazione<\/strong>, gi\u00e0 in atto in molti Stati della federazione<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote8sym\"><sup>8<\/sup><\/a>: cos\u00ec si allontana <em>sine die<\/em> il rialzo dei tassi da parte della Riserva Federale, anche perch\u00e9 le famiglie statunitensi sono gravate da una montagna di debiti, pari al 115% del reddito disponibile<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote9sym\"><sup>9<\/sup><\/a>, impagabili in un contesto di deflazione e tassi in aumento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In Europa, grazie all\u2019euro progettato nei circoli atlantici, la situazione \u00e8 ancora peggiore: il tasso annuo d\u2019inflazione \u00e8 tornato in <strong>territorio negativo<\/strong> a settembre (-0,1%) e colpisce il centro (Germania -0,1% a settembre, Francia -0,4%) e la periferia (Italia -0,4% e Spagna -1,1%<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote10sym\"><sup>10<\/sup><\/a>). L\u2019indebitamento, sempre pi\u00f9 insostenibile in un clima deflattivo, si attesta ovunque a livelli record e la disoccupazione ufficiale nell\u2019eurozona \u00e8 all\u201911%, con punte oltre il 20% in Spagna e Grecia. Un\u2019ulteriore accelerazione della caduta dei prezzi, <strong>sarebbe letale per la zona euro.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">In Cina l\u2019indice dei prezzi al consumo \u00e8 calato ad agosto all\u2019allarmante tasso del 5,9%<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote11sym\"><sup>11<\/sup><\/a>, dato che ha allarmato le autorit\u00e0 cinesi, inducendole a svalutare lo yuan rispetto al dollaro. Anche nell\u2019impero di mezzo si rafforzano i segnali di rallentamento economico, come testimonia l\u2019import in calo del 18% a settembre.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Infine il commercio mondiale ha subito nei primi sei mesi del 2015 la maggiore battuta d\u2019arresto dal crisi post-Lehman Brothers<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote12sym\"><sup>12<\/sup><\/a> ed il prezzo delle materia prime pi\u00f9 sensibili al ciclo economico (rame e petrolio) scende inesorabilmente: qualcuno, come il fondatore del colosso finanziario PIMCO, <strong>Bill Gross<\/strong>, scorge gli inequivocabili segnali della deflazione, che si allarga a macchia d\u2019olio all\u2019intera economia mondiale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019alta finanza ce l\u2019ha quindi fatta!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Grazie ad meticoloso, dispendioso, certosino lavoro (fatto di cooptazione di banchieri e politici, la scelta di determinati accademici da valorizzare, la visibilit\u00e0 concessa a precise scuole economiche) \u00e8 riuscita nell\u2019incredibile impresa di <strong>riportare il mondo in deflazione nell\u2019era della moneta fiat<\/strong>, riproducibile a piacimento!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Se la missione era relativamente facile con il gold-standard, occorre un vero genio luciferino per ottenere una caduta generalizzata dei prezzi in un regime di moneta legale, stampabile a volont\u00e0. Quelle che avrebbe potuto essere l\u2019era dell\u2019inflazione, dell\u2019industria e della piena occupazione dopo il <strong>\u201cNixon choc\u201d<\/strong> del 1971, si \u00e8 trasformata dalla presidenza di Jimmy Carter ad oggi nell\u2019era della deflazione, della finanza e della disoccupazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Come se ne uscir\u00e0 ora che il mondo \u00e8 gravato da una caterva di debiti, insostenibili in un contesto di deflazione? Come i banchieri fanno dagli albori del gold-standard.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Aprendo il tempio di Giano.<\/span><\/p>\n<h2><span style=\"color: #000000;\">Le porte di Giano si spalancano<\/span><\/h2>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Prima di procedere con l\u2019analisi occorre una precisazione: nell\u2019attuale contesto economico, caratterizzato da alto indebitamento generalizzato e da una deflazione incipiente, la guerra non \u00e8 l\u2019unico sbocco possibile. Esistono altri metodi per <strong>reflazionare l\u2019economia<\/strong>, mobilitare la popolazione attiva e creare un contesto di crescita e inflazione che abbatta i debiti accumulati.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Non ci riferiamo alle politiche keynesiane di spesa pubblica: come abbiamo anticipato, il pensiero dell\u2019inglese <strong>John Maynard Keynes <\/strong>\u00e8 un rivolo che si \u00e8 staccato dall\u2019alveo del pensiero economico dominante, in quanto prevede che lo Stato finanzi opere pubbliche<strong> aumentando il proprio indebitamento verso le banche centrali e la finanza privata<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Economisti keynesiani come il premio Nobel <strong>Paul Krugman<\/strong> sono incensati dall\u2019establishment, perch\u00e9 proponendo una spesa in deficit \u201cdi sinistra\u201d, opposta al pareggio di bilancio \u201cdi destra\u201d, non turbano i sonni dell\u2019alta finanza, felice di controllare tutto lo spettro del pensiero economico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per uscire dall\u2019attuale crisi, senza passare per la guerra, bisognerebbe attuare <strong>politiche finanziarie non ortodosse<\/strong>, volte a <strong>ricostruire il potere d\u2019acquisto delle famiglie<\/strong>, fornendo moneta fiat a chi produce ed acquista anzich\u00e9 alle banche: denaro da spendere per i consumatori, anzich\u00e9 denaro da giocare in borsa per i banchieri internazionali. Ricostruendo il potere d\u2019acquisto delle famiglia (attraverso il varo di grandi opere pubbliche, il ringiovanimento del personale delle pubblica amministrazione, il lancio di un piano per il sostegno delle famiglie e delle nascite) sarebbe possibile rilanciare i consumi, la crescita e l\u2019inflazione, <strong>anche senza fare nuovo debito.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Com\u2019\u00e8 possibile?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Comprendendo la vera natura della moneta, <strong>che si crea dal nulla<\/strong>. Per costruire un ponte, il governo italiano non \u00e8 necessariamente costretto ad emettere un\u2019obbligazione, implorando la BCE o il fondo Blackrock di acquistarla. Lo Stato italiano, e qualsiasi altro Paese, pu\u00f2 emettere moneta legale senza indebitarsi, i <strong>biglietti di Stato<\/strong>. L\u2019Italia ha gi\u00e0 imboccato questa strada nel 1966 sotto il governo Moro III:<strong> i biglietti stampati dalla zecca dello Stato<\/strong> consentono di finanziare lo sviluppo del Paese, finch\u00e9 nel 1979 non sono ritirati dalla circolazione. Un anno dopo l\u2019omicidio di Aldo Moro, coincidenza?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019alta finanza per\u00f2 aborrisce quest\u2019ipotesi, <em>in primis<\/em> perch\u00e9 mostra al mondo che le catene del debito sono facilmente spezzabili dallo Stato, se c\u2019\u00e8 una volont\u00e0 politica, ed in secondo luogo perch\u00e9 il biglietto di Stato favorirebbe il trinomio <strong>produzione-debitori-inflazione<\/strong> a detrimento di quello <strong>finanza-creditori-deflazione<\/strong>. L\u2019autorit\u00e0 della finanza sarebbe dimezzata e diventerebbe impossibile comprare a prezzi di saldo aziende private o dello Stato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Perci\u00f2, quando il fardello dei debiti diventa insostenibile per via dell\u2019inflazione, \u00e8 molto pi\u00f9 conveniente per la finanza rilanciare il ciclo economico con la guerra: in questo modo<strong> il monopolio della moneta<\/strong> \u00e8 salvo, <strong>si lucra sulla guerra<\/strong> stessa (grazie agli stretti legami col complesso militare-industriale) e nel dopoguerra il controllo sull\u2019economia \u00e8<strong> rafforzato dai debiti contratti dai belligeranti<\/strong>. Quello appena descritto \u00e8 il modus operandi dell\u2019alta finanza sin dall\u2019Ottocento.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019opprimente deflazione del gold-standard che segue il periodo napoleonico \u00e8 alleviata solo da una lunga serie di guerre, durante cui l\u2019inflazione \u00e8 rianimata dall\u2019emissione di moneta <strong>per produrre beni che non entrano in commercio ma sono distrutti<\/strong>: la guerra di Crimea (1853-1856), la Seconda guerra d\u2019indipendenza italiana (1859), la guerra civile americana (1861-1865), la guerra austro-prussiana (1866), la guerra franco-prussiana (1870), la guerra ispano-americana (1898), la seconda guerra anglo-boera (1899-1902) la guerra russo-giapponese (1904-1905).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Nel 1894 l\u2019economista ed inventore inglese <strong>Arthur Kitson<\/strong> pubblica il libro \u201c<a style=\"color: #000000;\" href=\"https:\/\/archive.org\/details\/ascientificsolu00kitsgoog\"><em><strong>A Scientific Solution of the Money Question<\/strong><\/em><\/a>\u201d<a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote13sym\"><sup>13<\/sup><\/a> dove evidenzia chiaramente che<strong> la moneta \u00e8 solo uno strumento di scambio<\/strong> e che la scarsit\u00e0 di liquidi indotta dal gold-standard ha il principale scopo di espropriare i beni a vantaggio dei banchieri. Il gold-standard, continua Kitson, crea unicamente una mole di debiti che non si possono ripagare a causa dell\u2019insufficienza di moneta e, presto o tardi, condurr\u00e0 alla guerra mondiale: \u201c<em>The gold standard means inevitable war. Nations cannot possibly exist long under it<\/em>\u201d. L\u2019unica soluzione \u00e8 liberare la moneta da qualsiasi ancoraggio ai metalli preziosi e metterla al servizio dell\u2019economia, come <strong>strumento di scambio e non come mezzo di esproprio<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Kitson non sbaglia: dopo la guerra italo-turca (1911-1912) e le guerre balcaniche (1912-1913), scoppia la prima guerra mondiale nel 1914. Durante il conflitto l\u2019emissione di moneta esplode e l\u2019inflazione corre. Nell\u2019immediato dopoguerra i banchieri internazionali riescono per\u00f2 nuovamente ad imporre il sistema aureo: ne segue la <strong>durissima deflazione del 1920-1921<\/strong>, con i prezzi che cadono del 10% su base annua nel Regno Unito.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Per ravvivare l\u2019economia la Banca d\u2019Inghilterra e la Riserva Federale tagliano il saggio di risconto: il denaro a buon prezzo si indirizza verso la borsa dove le banche d\u2019affari guidano la speculazione, seguiti da massaie ed operai abbindolati da facili guadagni. Nel 1929 \u00e8 il crollo della borsa e la deflazione che ne seguir\u00e0 (1930-1933) aprir\u00e0 prima la strada ad <strong>Adolf Hitler<\/strong> e poi (con la deflazione americana del 1937-1938, provocata dalle pressioni della finanza per un ritorno al pareggio di bilancio) alla <strong>seconda guerra mondiale<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Infine, la deflazione americana del 1949, causata da un stretta monetaria della FED, \u00e8 curata con la guerra in Corea (1950-1953).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Da allora il primo periodo di deflazione vissuto dagli Stati Uniti \u00e8 stato nella primavera del 2009, in seguito al crack della borsa le cui origini, per\u00f2, risalgono a <strong>tre decenni prima<\/strong>, come abbiamo visto: risalgono alla presidenza di <strong>Jimmy Carter<\/strong> che, scegliendo il monetarista Paul Volker come governatore della Riserva Federale, sancisce la vittoria della finanza e della deflazione sull\u2019industria e sull\u2019inflazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Un ciclo \u00e8 stato completato ed il mondo flirta di nuovo con la deflazione: <strong>il periodo che viviamo oggi<\/strong> (la destabilizzazione angloamericana del Medio Oriente, la tensione tra Iran ed Arabia Saudita, il golpe in Ucraina e la contromossa russa in Crimea, il crescente attivismo turco, le mire anti-iraniane di Israele, l\u2019intervento della Russia in Siria contro l\u2019ISIS e la parallela ondata di denaro e armi angloamericane verso l\u2019ISIS ed i ribelli) \u00e8 analogo<strong> agli anni 1911-1913 e 1935-1939<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La situazione da statica diventa dinamica e sono poste le basi per la guerra.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Capita quindi, in ossequio ai principi dell\u2019ingegneria sociale per cui qualsiasi idea \u00e8 inculcabile nell\u2019opinione pubblica purch\u00e9 gradualmente, che la parola \u201c<strong>Terza Guerra Mondiale<\/strong>\u201d faccia saltuariamente capolino, e non in bocca a personaggi qualsiasi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Comincia <strong>Lucia Annunziata <\/strong>sull\u2019Huffington Post in occasione della strage a Charlie Hebdo ai primi di gennaio (\u201c<em>Prendere atto della Terza Guerra Mondiale<\/em>\u201d), poi \u00e8 la volta del presidente <strong>Sergio Mattarella <\/strong>nel mese di agosto (\u201c<em>Il terrorismo alimentato anche da fanatiche distorsioni della fede in Dio sta cercando di introdurre nel Mediterraneo, in Medio Oriente, in Africa i germi di una terza guerra mondiale\u201d<\/em><a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote14sym\"><sup>14<\/sup><\/a>), interviene <strong>Giuliano Ferrara<\/strong>, da sempre vicino agli ambienti israeliani pi\u00f9 oltranzisti (<em>\u201cMa quale terrorismo. Parlarne \u00e8 ridicolo. E\u2019 la terza guerra mondiale. Punto. Se non addirittura la quarta guerra mondiale se consideriamo la guerra fredda. Bisogna spazzarli via, esercitando contro di loro una violenza superiore rispetto a quella che esercitano nei nostri confronti. Abbiamo i mezzi, ma ci manca un Churchill\u201d<\/em><a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote15sym\"><sup>15<\/sup><\/a><em>).<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Chi ha le idee pi\u00f9 lucide, o meglio, fornisce la versione meno distorta \u00e8 il filosofo <strong>Massimo Cacciari<\/strong><a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/#sdfootnote16sym\"><strong><sup>16<\/sup><\/strong><\/a>:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">\u201cSono le grandi potenze, ancorch\u00e9 integrate e interdipendenti \u2013 l\u2019economia Usa e quella cinese ad esempio, la Russia che rivendica un suo ruolo imperiale e entra in conflitto con l\u2019America \u2013 che possono scatenare conflitti di interessi (\u2026) Il terrorismo islamico \u00e8 il 10% del problema (\u2026) Una guerra mondiale potrebbe derivare solo da <strong>un attacco di alcune di queste potenze o di alcuni di questi movimenti a Israele e questo potrebbe scatenare un conflitto di proporzioni mondiali<\/strong>. Impossibile? Non \u00e8 impossibile\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Papa Francesco<\/strong> parla di un conflitto internazionale nell\u2019agosto del 2014, commentando le stragi dell\u2019ISIS in Iraq e Siria (<em>\u201cSiamo entrati nella Terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli\u201d<\/em>) e nel maggio del 2015 torna sull\u2019argomento (<em>\u201cLa Terza guerra mondiale a pezzi<\/em>\u201d).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Pu\u00f2 l\u2019ISIS essere il nemico contro cui combattere la guerra? Assolutamente no, sia per la sua natura di organizzazione eterodiretta dagli angloamericani, sia per la sua inconsistenza militare, messa a nudo dalle cocenti sconfitte subite in due settimane di bombardamenti russi. L\u2019ISIS pu\u00f2 forse fornire il casus belli, ma la prossima guerra sar\u00e0 probabilmente avviata da <strong>qualche alleato degli angloamericani in Medio Oriente<\/strong>, che si candida a svolgere il ruolo dei Balcani nel 1914.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Le porte di Giano, anche questa volta, come nel 1914 e nel 1939, saranno per\u00f2 <strong>aperte dalla deflazione<\/strong>, che rende impagabili i debiti accumulati e corrode l\u2019economia reale fino allo svuotamento: la scarsit\u00e0 di moneta, possibile grazie al ferreo controllo esercitato dai banchieri internazionali sulla sua emissione, \u00e8 sempre la causa <strong>della caduta dei prezzi, della conseguente crisi economica e della deflagrazione bellica finale<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La moneta in mano all\u2019alta finanza \u00e8 trasformata da<strong> mezzo di scambio in strumento di esproprio ed oppressione<\/strong>, fino al ricorrente, tragico, consueto, <strong>esito finale<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Pubblicazione1-4.jpg\" rel=\"attachment wp-att-6642\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-6642 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Pubblicazione1-4.jpg\" alt=\"Pubblicazione1\" width=\"743\" height=\"484\" srcset=\"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Pubblicazione1-4.jpg 743w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Pubblicazione1-4-300x195.jpg 300w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Pubblicazione1-4-250x163.jpg 250w\" sizes=\"(max-width: 743px) 100vw, 743px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>tratto da:<\/strong> <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/la-deflazione-apre-le-porte-giano\/\">(clicca qui)<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La deflazione rende impagabili i debiti accumulati e corrode l\u2019economia reale fino allo svuotamento&#8230;.. &nbsp; &nbsp; La situazione internazionale, giorno dopo giorno, \u00e8 sempre pi\u00f9 dinamica: il Medio Oriente si candida a svolgere la funzione che nel 1914 ebbero i Balcani, periferici rispetto alle grandi potenze ma centrali nella reazione a catena che port\u00f2 al [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":59,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6638"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/59"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6638"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6638\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6645,"href":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6638\/revisions\/6645"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6638"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6638"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6638"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}