{"id":6606,"date":"2016-03-08T09:57:35","date_gmt":"2016-03-08T08:57:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/?p=6606"},"modified":"2016-03-08T09:57:35","modified_gmt":"2016-03-08T08:57:35","slug":"2016-03-08-la-grande-spartizione-della-libia-un-bottino-da-almeno-130-miliardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/2016-03-08-la-grande-spartizione-della-libia-un-bottino-da-almeno-130-miliardi\/","title":{"rendered":"2016.03.08 &#8211; La grande spartizione della Libia: un bottino da almeno 130 miliardi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Pubblicazione1-1.jpg\" rel=\"attachment wp-att-6604\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6604\" src=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Pubblicazione1-1.jpg\" alt=\"Pubblicazione1\" width=\"401\" height=\"401\" srcset=\"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Pubblicazione1-1.jpg 401w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Pubblicazione1-1-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Pubblicazione1-1-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Pubblicazione1-1-200x200.jpg 200w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Pubblicazione1-1-250x250.jpg 250w\" sizes=\"(max-width: 401px) 100vw, 401px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Quando si incontreranno marted\u00ec al palazzo Ducale di Venezia, Matteo Renzi e Fran\u00e7ois Hollande guardandosi negli occhi dovrebbero farsi una domanda: per quali ragioni facciamo la guerra in Libia? <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La risposta pi\u00f9 ovvia &#8211; il Califfato &#8211; \u00e8 quella di comodo. La guerra di Libia \u00e8 partita nel 2011 con un intervento francese, britannico e americano che con la fine di Gheddafi \u00e8 diventato conflitto tra le trib\u00f9, le milizie e dentro l\u2019Islam, che per\u00f2 \u00e8 sempre rimasto una guerra di interessi geopolitici ed economici. L\u2019esito non \u00e8 stato l\u2019avvento della democrazia ma \u00e8 sintetizzato in un dato: la Libia era al primo posto in Africa nell\u2019indice Onu dello sviluppo umano, adesso \u00e8 uno stato fallito. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La guerra \u00e8 in realt\u00e0 un regolamento di conti e una spartizione della torta tra gli attori esterni e i due poli libici principali, Tripoli e Tobruk, che hanno due canali paralleli e concorrenti per l\u2019export di petrolio. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Qui si possono liberare alcune delle pi\u00f9 importanti risorse dell\u2019Africa: il 38% del petrolio del continente, l\u201911% dei consumi europei. \u00c8 un greggio di qualit\u00e0, a basso costo, che fa gola alle compagnie in tempi di magra. In questo momento a estrarre barili e gas dalla Tripolitania \u00e8 soltanto l\u2019Eni: una posizione, conquistata manovrando tra fazioni e mercenari, che agli occhi dei nostri alleati deve finire e, se possibile, con il nostro contributo militare. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Per loro, anche se l\u2019Italia ha perso in Libia 5 miliardi di commesse, stiamo gi\u00e0 accantonando risorse per un contingente virtuale in barili di oro nero. Non \u00e8 cos\u00ec naturalmente, ma \u201cdeve\u201d essere cos\u00ec: per questo l\u2019ambasciatore Usa azzarda a chiederci spudoratamente 5mila uomini. La dichiarazione di John Phillips, addolcita dalla promessa di un comando militare all\u2019Italia, sottolinea la nostra irrilevanza.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La Libia \u00e8 un bottino da 130 miliardi di dollari subito e tre-quattro volte tanto nel caso che un ipotetico Stato libico, magari confederale e diviso per zone di influenza, tornasse a esportare come ai tempi di Gheddafi. Sono stime che sommano la produzione di petrolio con le riserve della Banca centrale e del Fondo sovrano libico che sta a Londra dove ha studiato per anni il prigioniero di Zintane, Seif Islam, il figlio di Gheddafi, un tempo gradito ospite di Buckingham Palace al pari di tutti gli arabi che hanno il cuore nella Mezzaluna e il portafoglio nella City. Oltre alla Bp e alla Shell in Cirenaica &#8211; dove peraltro ci sono consorzi francesi, americani tedeschi e cinesi &#8211; gli inglesi hanno da difendere l\u2019asset finanziario dei petrodollari. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Anche i russi, estromessi nel 2011 perch\u00e9 contrari ai bombardamenti, vogliono dire la loro: lo faranno attraverso l\u2019Egitto del generale Al Sisi al quale vendono armi a tutto spiano insieme alla Francia. Al Sisi considera la Cirenaica una storica provincia egiziana, alla stregua di re Faruk che la reclamava nel 1943 a Churchill: \u00abNon mi risulta\u00bb, fu allora la secca risposta del premier britannico. Ma ce n\u2019\u00e8 per tutti gli appetiti: questo \u00e8 il fascino tenebroso della guerra libica.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Il bottino libico, nell\u2019unico piano esistente, deve tornare sui mercati, accompagnato da un sistema di sicurezza regionale che, ignorando Tunisia e Algeria, far\u00e0 della Francia il guardiano del Sahel nel Fezzan, della Gran Bretagna quello della Cirenaica, tenendo a bada le ambizioni dell\u2019Egitto, e dell\u2019Italia quello della Tripolitania. Agli americani la supervisione strategica. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">Ai libici, divisi e frammentati, messi insieme in un finto governo di \u201cnon unit\u00e0 nazionale\u201d, il piano non piacer\u00e0 perch\u00e9 hanno fatto la guerra a Gheddafi e tra loro proprio per spartirsi la torta energetica senza elargire \u201ccagnotte\u201d agli stranieri e finire sotto tutela. E insieme ai litigi libici ci sono le trame delle potenze arabe e musulmane. Sono \u201ci pompieri incendiari\u201d che sponsorizzano le loro fazioni favorite: l\u2019Egitto manovra il generale Khalifa Haftar, il Qatar seduce con dollari sonanti gli islamisti radicali a Tripoli, gli Emirati si sono comprati il precedente mediatore dell\u2019Onu Bernardino Le\u00f2n per appoggiare Tobruk; senza contare la Turchia, che dalla Siria ha rispedito i jihadisti libici a fare la guerra santa nella Sirte.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La lotta al Califfato \u00e8 solo un aspetto del conflitto, anzi l\u2019Isis si \u00e8 inserito proprio quando si infiammava la guerra per il petrolio. Ma gli interessi occidentali, mascherati da obiettivi comuni, sono divergenti dall\u2019inizio quando il presidente francese Nicolas Sarkozy attacc\u00f2 Gheddafi senza neppure farci una telefonata. Oggi sappiamo i retroscena. In una mail inviata a Hillary Clinton e datata 2 aprile 2011, il funzionario Sidney Blumenthal rivela che Gheddafi intendeva sostituire il Franco Cfa, utilizzato in 14 ex colonie, con un\u2019altra moneta panafricana. Lo scopo era rendere l\u2019Africa francese indipendente da Parigi: le ex colonie hanno il 65% delle riserve depositate a Parigi. Poi naturalmente c\u2019era anche il petrolio della Cirenaica per la Total. \u00c8 cos\u00ec che prepariamo la guerra: in compagnia di finti amici-concorrenti-rivali, esattamente come faceva la repubblica dei Dogi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>di Alberto Negri<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>tratto da:<\/strong><\/span> <span style=\"color: #000000;\"><a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/mondo\/2016-03-06\/la-grande-spartizione-114530.shtml?uuid=ACe75oiC&amp;refresh_ce=1\">(clicca qui)<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Quando si incontreranno marted\u00ec al palazzo Ducale di Venezia, Matteo Renzi e Fran\u00e7ois Hollande guardandosi negli occhi dovrebbero farsi una domanda: per quali ragioni facciamo la guerra in Libia? La risposta pi\u00f9 ovvia &#8211; il Califfato &#8211; \u00e8 quella di comodo. 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