{"id":5895,"date":"2015-10-31T13:56:13","date_gmt":"2015-10-31T12:56:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/?p=5895"},"modified":"2015-10-31T13:56:13","modified_gmt":"2015-10-31T12:56:13","slug":"2015-10-31-volevano-suicidare-la-russia-odiano-putin-che-lha-salvata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/2015-10-31-volevano-suicidare-la-russia-odiano-putin-che-lha-salvata\/","title":{"rendered":"2015.10.31 &#8211; Volevano suicidare la Russia, odiano Putin che l\u2019ha salvata"},"content":{"rendered":"<h1><span style=\"color: #993300;\"><em><strong>Putin, lentamente, ha cambiato la Russia . Ha ricostruito lo Stato, ha recuperato parte di quell\u2019eredit\u00e0 che l\u2019oligarchia mafiosa aveva comprato alla fiera dell\u2019est, per due soldi, ha curato i focolai tumorali che minacciavano la sopravvivenza della Federazione, ha riparato i carri armati e li ha svuotati degli adolescenti di leva, riempiendoli di soldati professionisti. Ha licenziato la leadership alcolista e investito in ricerca e sviluppo. Ha riaperto le fabbriche del complesso militare industriale che non \u00e8 certo la chiave del futuro, ma che \u00e8 tutto ci\u00f2 che la Russia aveva e da cui poteva ripartire. L\u2019elefante tramortito \u00e8 ritornato orso e rifiuta le sbarre della gabbia che la Nato nell\u2019ultimo decennio gli ha costruito addosso, a dispetto delle dichiarazioni di amicizia e di rispetto.<\/strong><\/em><\/span><\/h1>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>di Mario Rimini<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Quando la Russia era amica degli Stati Uniti, Pavel Grachev era ministro della difesa, dal 1992 al 1996. Erano gli anni della transizione post sovietica. Il presidente Yeltsin e i suoi giovani riformatori traghettavano un paese lacero e miserabile verso un futuro di libert\u00e0 stracciona, di occidentalismo predatorio, di privatizzazione da Far West. Una Russia societ\u00e0 aperta, che danzava ubriaca sulla fune sopra il baratro. E senza rete di salvataggio. Era, quella, la Russia degli americani. In nessun periodo storico fu Mosca pi\u00f9 vezzeggiata, lusingata e accarezzata dall\u2019affabile alleato transatlantico. Nel momento in cui rinunci\u00f2 a qualunque politica estera, a qualunque sfera di influenza, all\u2019interesse nazionale e alla geopolitica, i sorrisi della politica americana si sprecarono per anni, promettendo ai russi integrazione, sviluppo, benessere. E consegnando invece, tutt\u2019al pi\u00f9, una copia vintage e involgarita delle luci di New York sulle cupole zariste e i condomini khruscioviani lungo la Moscova. Pochi russi ammassavano fortune d\u2019altri tempi sulle ceneri di una superpotenza in saldo. Una generazione di giovani vedeva scomparire l\u2019istruzione, la sanit\u00e0, la sicurezza di uno stipendio povero ma in grado di assicurare la spesa quotidiana e un tetto.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/12.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-5890\" src=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/12.jpg\" alt=\"1\" width=\"339\" height=\"233\" srcset=\"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/12.jpg 339w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/12-300x206.jpg 300w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/12-250x172.jpg 250w\" sizes=\"(max-width: 339px) 100vw, 339px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em><strong>Eltsin e Clinton<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Milioni di ragazze scoprivano che i loro corpi avevano un mercato, per le strade di Mosca invase dai turisti o nelle citt\u00e0 d\u2019Europa finalmente accessibili per una schiavit\u00f9 diversa dalla solita, e pi\u00f9 brutale. Gli orfanotrofi traboccavano di creature malnutrite rifiutate da famiglie scomparse e abbandonate da uno Stato in bancarotta. La droga, il collasso dei servizi pubblici e l\u2019anomia sociale mietevano un numero incalcolabile di giovani vittime ai quattro angoli di un impero arrugginito, venduto pezzo per pezzo come metallo di scarto sui mercati mondiali della corruzione e del malaffare. Mosca e San Pietroburgo, di notte, facevano paura. Crimine fuori controllo, omicidi spiccioli ed esecuzioni mafiose in grande stile terrorizzavano citt\u00e0 senza pi\u00f9 legge, dove la polizia sopravviveva grazie alle mazzette e all\u2019estorsione e i malviventi regnavano come mai i Corleone e i Riina avrebbero potuto sognare nella loro terra. La Russia di Yeltsin non era pi\u00f9 orso. Era semmai un elefante mutilato e sanguinante, cui bracconieri indigeni e stranieri somministravano stupefacenti per tenerlo in vita, mentre gli rubavano avorio, organi, e anima.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">E poi c\u2019era l\u2019esercito. L\u2019istituzione che aveva, sin dalla rivoluzione d\u2019ottobre, rappresentato la gloria e la potenza, il vanto e l\u2019orgoglio, il blasone e il sigillo della leadership mondiale della Russia dei Soviet. Non pi\u00f9 Armata Rossa ma Russa, l\u2019esercito era allora sotto la guida di Grachev. Una figura dimenticata ma preziosa, per capire la storia. Non la storia dei summit e delle dichiarazioni diplomatiche, no. La storia di uomini e donne, di carne e di sangue, di vita e di morte. La storia dei russi, contro la storia dei think tank e delle accademie e dei fondi monetari. Era il dicembre 1994 e Grachev aveva dichiarato con boria mediatica che l\u2019esercito russo avrebbe potuto conquistare Grozny in 24 ore con un solo reggimento di paracadutisti. Perch\u00e9 oltre che dissanguata, derelitta e derubata, la Russia di Yeltsin era anche a un passo dalla disintegrazione. Regioni ribelli guidate da delinquenti e corrotti premevano per la secessione da un potere centrale che non aveva pi\u00f9 potere, n\u00e9 centralit\u00e0. E se il corpo rischiava la metastasi, il cancro da cui questo minacciava di diffondersi era la Cecenia.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/22.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-5891\" src=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/22.jpg\" alt=\"2\" width=\"353\" height=\"204\" srcset=\"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/22.jpg 353w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/22-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/22-250x144.jpg 250w\" sizes=\"(max-width: 353px) 100vw, 353px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em><strong>Eltsin e Grachev<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Dicono i pettegolezzi, che sono un po\u2019 anche cronaca, che Grachev avesse dato l\u2019ordine di invadere Grozny di notte, ubriaco. E cos\u00ec la mattina di capodanno del 1995 la capitale caucasica fu svegliata dalle bombe e dai carri armati. Era la prima volta che l\u2019Armata Russa combatteva. E fu un disastro che nemmeno gli analisti pi\u00f9 cinici avrebbero previsto. Lungi dall\u2019impiegare un solo battaglione di paracadutisti, Grachev rivers\u00f2 su Grozny tutto quello che aveva. Tank, artiglieria, aviazione. E lungi dall\u2019ottenere la rapida vittoria che aveva promesso, si risvegli\u00f2 dalla supposta sbronza con le notizie di una catastrofe nazionale. L\u2019Armata Rossa non solo aveva cambiato nome. Non esisteva neanche pi\u00f9. C\u2019era, al suo posto, l\u2019esercito di Yeltsin. Della nuova Russia occidentale, prediletta discepola degli amici d\u2019America. Un\u2019armata brancaleone di ragazzini adolescenti strappati alle famiglie e scaraventati al fronte. Mezzi antiquati e colonne sbandate. Strategie militari da prima guerra mondiale. Se un simbolo della rovina materiale, morale e umana in cui la transizione benedetta dall\u2019America aveva gettato la Russia esiste, questo e\u2019 senz\u2019altro la campagna cecena di Pavel Grachev. D\u2019altronde, l\u2019Armata Russa era la stessa di cui filtravano notizie di soldati ridotti alla fame nelle basi dell\u2019estremo Oriente, o venduti a San Pietroburgo come prostituti a ora per clienti facoltosi, o massacrati nei riti d\u2019iniziazione sfuggiti a qualunque regola e disciplina, o suicidi in massa per sfuggire a violenze e soprusi impuniti.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">E cos\u00ec in Cecenia, dopo un bilancio di migliaia di soldati uccisi e fatti prigionieri, di una citt\u00e0 rasa al suolo e di civili sterminati, il cancro non era stato nemmeno estirpato. E un anno dopo, i ribelli l\u2019avrebbero riconquistata. Grachev perse la faccia. E la Russia con lui. Mentre le madri dei piccoli soldati usati come carne da cannone iniziarono le loro coraggiose manifestazioni pubbliche davanti ai lugubri ministeri moscoviti, che tanto le facevano assomigliare alle danze solitarie delle madri dei desaparecidos sudamericani. E sarebbe stata una ricerca disperata, straziante e inutile, perch\u00e9 dei figli soldati della Russia non v\u2019erano notizie, n\u00e9 sepoltura, n\u00e9 nomi. Scomparsi nel nulla, saltati in aria nei carri sgangherati di Grachev, torturati nelle prigioni improvvisate dei mujaheddin ceceni. Inghiottiti dal drago di un paese allo sfacelo. Che per\u00f2, allora, era il darling della Casa Bianca. Per questo, oggi, non capiamo Putin. Perch\u00e9 ci rifiutiamo di vedere la storia degli uomini e ci soffermiamo invece sui paper delle accademie. Quelli che ci dicono che Putin \u00e8 un fascista che sta distruggendo la Russia. Quelli che ci parlano di un paese prigioniero di una nuova tirannia. Quelli che dipingono la Crimea come una nuova Cecoslovacchia e l\u2019Ucraina come la Polonia di Hitler. Quelli che sono, oggi, la copia speculare di ci\u00f2 che condannano: propaganda.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/32.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-5892\" src=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/32.jpg\" alt=\"3\" width=\"272\" height=\"280\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em><strong>Cecenia<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Perch\u00e9 la Russia non \u00e8 pi\u00f9 stracciona, e Putin lentamente l\u2019ha cambiata. Ha ricostruito lo Stato. Non \u00e8 un modello di democrazia di Westminster, no di certo. Ma esiste, e fa qualcosa. Ha recuperato, legalmente e illegalmente, parte di quell\u2019eredit\u00e0 che l\u2019oligarchia mafiosa aveva comprato alla fiera dell\u2019est, per due soldi. Ha curato i focolai tumorali che minacciavano la sopravvivenza della Federazione. Ha riparato i carri armati, e li ha svuotati degli adolescenti di leva, riempiendoli di soldati professionisti. Ha licenziato la leadership alcolista, e investito in ricerca e sviluppo. Ha riaperto le fabbriche del complesso militare industriale che non \u00e8 certo la chiave del futuro, ma che \u00e8 tutto ci\u00f2 che la Russia aveva e da cui poteva ripartire. E quando il paese ha smesso di presentarsi ai summit internazionali scalzo e rattoppato per supplicare l\u2019America e le sue istituzioni finanziarie di elargire un altro prestito ipotecando in cambio l\u2019interesse nazionale, la Russia di Putin ne ha ripreso in mano il dossier. E ne ha rilette, una dopo l\u2019altra, le pagine dimenticate.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La sorpresa della Crimea, per questo motivo, \u00e8 tale solo per gli ipocriti, gli smemorati, e gli ingenui. La Crimea fu uno degli scogli pi\u00f9 insidiosi su cui la transizione post sovietica rischio\u2019 di naufragare, gi\u00e0 negli anni \u201890, quando per poco non scaten\u00f2 una guerra. In Crimea c\u2019erano Sebastopoli e la flotta del Mar Nero. L\u2019intera geopolitica zarista e poi sovietica aveva da sempre cercato lo sbocco verso il Mediterraneo, lo sanno anche i bambini delle medie. Non \u00e8 certo un\u2019invenzione di Putin. La Crimea \u00e8 stata sempre la colonna portante dell\u2019interesse nazionale russo. Non \u00e8 Putin che ha stravolto la storia rivendicandola e riconquistandola. Era stata la debolezza e la disperazione degli anni di Yeltsin a far accettare obtorto collo a Mosca la rinuncia a una penisola che \u00e8 insieme strategia e letteratura e icona e identit\u00e0. La perdita della Crimea fu per i russi una dolorosa circostanza storica, mai una scelta coraggiosa.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/42.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-5893\" src=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/42.jpg\" alt=\"4\" width=\"415\" height=\"195\" srcset=\"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/42.jpg 415w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/42-300x141.jpg 300w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/42-250x117.jpg 250w\" sizes=\"(max-width: 415px) 100vw, 415px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em><strong>L\u2019esercito russo in Crimea<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019aspro confronto tra Obama e Putin \u00e8 tutto qui. L\u2019elefante tramortito \u00e8 ritornato orso. E rifiuta le sbarre della gabbia che la Nato nell\u2019ultimo decennio gli ha costruito addosso, a dispetto delle dichiarazioni di amicizia e di rispetto. Il livore di Obama ha cos\u00ec dipinto la Crimea come la prova della cattiveria di Putin, e l\u2019Europa sbadata gli ha creduto. E ora che la Russia interviene su uno scacchiere mediorientale da cui mancava da vent\u2019anni, la Casa Bianca si agita scomposta. Ma vent\u2019anni di egemonia statunitense in Medio Oriente e Nord Africa cosa hanno prodotto? La farsa dell\u2019Iraq e la sua tragedia umana. Lo Stato Islamico e il suo regno di barbarie. Il collasso della Siria e i milioni di profughi e la sua guerra senza sbocco. La fine della Libia. Ed \u00e8 solo l\u2019inizio di un terremoto che l\u2019America stessa ha scatenato, ma che le \u00e8 ormai sfuggito di mano. Persino i paesi della regione lo sanno. E oggi iniziano a guardare a Putin pi\u00f9 che a Obama, cui rimane la retorica da guerra fredda, l\u2019uso spregiudicato delle sanzioni con la scusa dei diritti umani, e la scelta sconsiderata di perdere la Russia.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/52.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-5894\" src=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/52.jpg\" alt=\"5\" width=\"246\" height=\"254\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #3366ff;\"><em><strong>Putin col ministro della difesa Sergeij Shoigu<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Putin \u00e8 un personaggio complesso, ma non \u00e8 il diavolo. Ha il merito di avere mantenuto la Russia nella storia, in un momento in cui era tutt\u2019altro che scontato. Il giovane ignoto che si insedi\u00f2 sullo scranno degli Zar quando Yeltsin barcoll\u00f2 via con un ultimo brindisi, non verr\u00e0 giudicato dalla storia per i pettegolezzi su come abbia passato il compleanno e sul costo dell\u2019orologio che porta al polso, temi oggi prediletti da riviste un tempo autorevoli come \u201cForeign Policy\u201d. Il verdetto \u00e8 gi\u00e0 scritto. E\u2019 nelle immagini che lo mostrano assieme al ministro della difesa Shoigu nelle stanze dei bottoni del suo esercito, da cui la campagna siriana viene coordinata. Sono passati solo due decenni, ma sembrano anni luce dalle gaffe di Yeltsin, e dalla disfatta cecena di Grachev. Se Obama non gradisce, non \u00e8 per i diritti umani dei russi. Washington ha approfittato della penosa transizione russa per arraffare quanto pi\u00f9 spazio geopolitico ha potuto, in Europa, in Medio Oriente, nel Pacifico. E adesso che al Cremlino non siede pi\u00f9 un ubriacone cardiopatico, e l\u2019esercito non \u00e8 pi\u00f9 il soldatino di latta di Grachev, l\u2019America, di colpo, ha deposto le lusinghe. E ha perso il sorriso. E minaccia di trascinarci, tutti, in uno scontro frontale con la Russia. Per i suoi interessi, e contro i nostri. Che sono quelli di un\u2019Europa che non si fermi di colpo alla frontiera bielorussa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>tratto da:<\/strong><\/span> <span style=\"color: #000000;\"><a href=\"http:\/\/www.libreidee.org\/2015\/10\/volevano-suicidare-la-russia-odiano-putin-che-lha-salvata\/\">(clicca qui)<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Putin, lentamente, ha cambiato la Russia . 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