{"id":4470,"date":"2014-12-30T11:32:10","date_gmt":"2014-12-30T10:32:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/?p=4470"},"modified":"2014-12-30T11:33:06","modified_gmt":"2014-12-30T10:33:06","slug":"2014-12-29-borghesia-sarda-e-indipendentismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/2014-12-29-borghesia-sarda-e-indipendentismo\/","title":{"rendered":"2014.12.30 &#8211; Borghesia sarda e Indipendentismo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/Pubblicazione15.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-4472 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/Pubblicazione15.jpg\" alt=\"Pubblicazione1\" width=\"459\" height=\"219\" srcset=\"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/Pubblicazione15.jpg 459w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/Pubblicazione15-300x143.jpg 300w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/Pubblicazione15-250x119.jpg 250w\" sizes=\"(max-width: 459px) 100vw, 459px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>di Maurizio Onnis<\/strong><\/span><\/p>\n<p>La borghesia sarda ha sulla coscienza due peccati capitali di portata storica. Tali da rendere il titolo di quest\u2019articolo un mero artificio retorico, adatto quasi solo ad attirare l\u2019attenzione del lettore. Vediamo di che si tratta.<br \/>\nIl primo peccato capitale \u00e8 aver scelto, nell\u2019ultimo mezzo secolo, di non farsi classe imprenditoriale solida, dedita al rischio economico e alla competizione di mercato. Tale condizione ha radici profonde, ma \u00e8 diventata scelta consapevolmente attuata e non pi\u00f9 giustificabile nei lunghi decenni dell\u2019Autonomia. Quando il denaro convogliato in Sardegna da Roma, poco o tanto che fosse, \u00e8 stato utilizzato non come volano di uno sviluppo progettualmente coerente e di una crescita diffusa della formazione e delle capacit\u00e0 economiche, ma come semplice strumento di clientelismo e addomesticamento d\u2019intere popolazioni, che uscivano dalla pura sussistenza e volevano godere senza fatica dei benefici della modernit\u00e0.<br \/>\nAllora, nel momento in cui si sono fatte improvvisamente disponibili le risorse che dovevano rendere possibile il balzo dall\u2019arretratezza al futuro, la borghesia al governo ha effettuato la scelta pi\u00f9 facile: puntare tutte le carte sull\u2019industrialismo, concentrando i mezzi su pochi e straordinari interventi, trascurando le occupazioni e le inclinazioni caratteristiche dei sardi. E rinunciando soprattutto a sfruttare la nuova ricchezza per ripensare se stessa in grande.<br \/>\nIl tenore di vita della massa \u00e8 cresciuto, ma la borghesia stessa, tramite del cambiamento, \u00e8 rimasta nana. Oggi cerca occupazione nelle libere professioni (avvocati, notai, medici), siede in pletora negli uffici pubblici statali o regionali, governa l\u2019insegnamento e il mondo accademico. Se si dedica agli affari, si dedica al commercio, in netta prevalenza al dettaglio. Le imprese sono piccole o piccolissime, non dispongono di capitali adeguati e di adeguato credito, non puntano al mercato esterno e devono piuttosto difendersi dall\u2019invadenza altrui. La borghesia sarda, in altre parole, \u00e8 una borghesia dei servizi e non della produzione, che consuma molta pi\u00f9 ricchezza di quanta ne crei, quasi costituzionalmente nemica, si potrebbe dire, dell\u2019impresa e dell\u2019alea ad essa connessi. Una classe, dunque, tendenzialmente conservatrice e nemica del nuovo.<br \/>\nIl secondo peccato capitale \u00e8 non esistere come classe cosciente di s\u00e9, dei propri interessi distinti da quelli degli altri gruppi sociali e degli interlocutori romani, del proprio ruolo dirigente e della possibilit\u00e0 di sfruttarlo per trainare l\u2019intera societ\u00e0 sarda. Anche questa condizione ha ragioni che si perdono nei secoli. Eccettuata la fiammata rivoluzionaria di fine Settecento, da mezzo millennio in qua la classe ai vertici della Sardegna, prima aristocratica e poi borghese, ha ritagliato per s\u00e9 il comodo ruolo di tramite con i poteri dominanti esterni all\u2019isola. E dalla sconfitta di fine Settecento non si \u00e8 mai rimessa, rinunciando ad accollarsi la dura e lenta lotta che le borghesie nazionali d\u2019Europa, nell\u2019Ottocento, hanno invece condotto per la liberalizzazione dei regimi politici e il liberismo economico.<br \/>\nTale atteggiamento \u00e8 perdurato in epoca regia, fascista e repubblicana. E se poteva forse un tempo essere giustificato dalla solitudine della borghesia stessa, immersa in una societ\u00e0 isolana dominata da analfabetismo e immobilismo, coartata dallo Stato poliziesco, certo non lo \u00e8 per l\u2019epoca recente. Istruzione di massa e democratizzazione politica hanno posto infatti le basi su cui una borghesia volitiva avrebbe potuto lavorare per portare i sardi verso una pi\u00f9 matura consapevolezza di popolo. Poteva diventare, se avesse scelto questa strada, una borghesia riformista nei metodi ma rivoluzionaria nei risultati, per la maturazione propria e di tutti.<br \/>\nInvece, ancora una volta e ancora oggi, la borghesia sarda si \u00e8 adattata e si adatta al ruolo di sensale. Assisa in Regione, conduce sfiancanti campagne di mediazione per strappare a Roma finanziamenti pi\u00f9 o meno consistenti, che serviranno a tacitare la protesta sociale e a mantenere immutato lo stato delle cose. Mentre non c\u2019\u00e8 traccia di un coerente progetto di crescita economica, sociale e soprattutto culturale dei sardi, progetto autoctono, originale, proprio. Con tutte le difficolt\u00e0 del caso, di elaborazione e realizzazione, darebbe ai sardi un\u2019idea di ci\u00f2 che sono come collettivit\u00e0 portatrice di propri interessi, li renderebbe coscienti di essere \u201caltro\u201d rispetto e insieme al mondo. E non appendice politica del continente, che sente di esistere solo quando Roma concede spazio, spesso illusorio, nell\u2019una o l\u2019altra delle tante vertenze aperte tra governo regionale e centrale.<br \/>\nDifficilmente due peccati di tale portata sono espiabili. Eppure la cronaca concede oggi alla borghesia sarda una nuova opportunit\u00e0. E vedremo se si tramuter\u00e0 in un\u2019opportunit\u00e0 storica. Questa borghesia ha davanti un bivio ineludibile. \u00c8 fallito il modello di sviluppo basato sull\u2019industria: come detto, sostituito solo da navigazione a vista. Siamo nel pieno di una crisi socio-economica di cui non si vede il fondo e che si cerca di controllare con le briciole cadute dalla mensa dei ricchi. Non di governarla, indirizzandola, ma appena di controllarla.<br \/>\nLe scelte di Roma (queste s\u00ec strategiche, ma per l\u2019Italia) in tema di energia, autonomie locali, servit\u00f9 militari, beni culturali rendono palese il divario tra gli interessi del continente e quelli della Sardegna. Divario sotto gli occhi di tutti, talmente ampio ed evidente che la stessa Giunta non pu\u00f2 negarlo: ecco allora che a governi dichiarati ripetutamente \u201camici\u201d si chiede con insistenza patetica il rispetto e l\u2019aiuto che i veri amici ti danno senza che tu debba bussare ogni giorno alla loro porta con la mano tesa.<br \/>\nLa discrepanza, tuttavia, non appare pi\u00f9 sanabile con interventi d\u2019emergenza e, quand\u2019anche fosse colmata sul piano economico, rimarrebbe aperta sul piano culturale. Troppi ormai in Sardegna sanno che la Sardegna non \u00e8 Italia. \u00c8 questa la vera differenza rispetto al passato: negli ultimi quindici anni si sono accesi nella societ\u00e0 sarda fermenti tali da non rendere pi\u00f9 possibile l\u2019acquiescenza di massa. Qualsiasi governo regionale, di qualsiasi colore, sa ora che accontentare Roma vuol dire automaticamente scontentare i sardi.<br \/>\n\u00c8 il bivio: da che parte vuole stare la borghesia dell\u2019isola? Dalla parte di chi le assicura una comoda e anonima sopravvivenza o dalla parte dei sardi? I primi amici della borghesia sarda sono i sardi. I primi cittadini di cui la borghesia sarda deve interessarsi sono i cittadini sardi. \u00c8 per il loro benessere, per la loro crescita, per la loro indipendenza che deve lavorare.<br \/>\nNon farlo significherebbe rifiutare ancora una volta la propria responsabilit\u00e0 storica.<br \/>\nAncora peggio, significherebbe avvalorare il pensiero sempre sotteso alla servit\u00f9 verso Roma: che da soli i sardi non possano farcela, che qualsiasi compromesso al ribasso con l\u2019Italia sia meglio e pi\u00f9 di ci\u00f2 che i sardi potrebbero ottenere da s\u00e9. Sarebbe, di nuovo, il trionfo della mentalit\u00e0 coloniale.<br \/>\nQuesto vuole la borghesia sarda?<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>tratto da:<\/strong> <a title=\"(clicca qui)\" href=\"http:\/\/www.sardegnasoprattutto.com\/archives\/5523\">(clicca qui)<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Maurizio Onnis La borghesia sarda ha sulla coscienza due peccati capitali di portata storica. Tali da rendere il titolo di quest\u2019articolo un mero artificio retorico, adatto quasi solo ad attirare l\u2019attenzione del lettore. Vediamo di che si tratta. 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