{"id":4078,"date":"2014-11-19T10:35:37","date_gmt":"2014-11-19T09:35:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/?p=4078"},"modified":"2014-11-19T10:35:37","modified_gmt":"2014-11-19T09:35:37","slug":"2014-11-19-ttip-la-storia-si-ripete","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/2014-11-19-ttip-la-storia-si-ripete\/","title":{"rendered":"2014.11.19 &#8211; TTIP: la storia si ripete"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/141.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-4077 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/141.jpg\" alt=\"14\" width=\"262\" height=\"162\" srcset=\"https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/141-300x187.jpg 300w, https:\/\/www.mlnsardu.org\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/141-250x156.jpg 250w\" sizes=\"(max-width: 262px) 100vw, 262px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>di Alberto Bagnai<\/strong><\/span><br \/>\nLa crisi \u00e8 democratica: colpisce la maggioranza. Le persone colpite, che appartengono agli ambiti pi\u00f9 disparati, ogni tanto reagiscono, e lo fanno in base al proprio bagaglio culturale e alla propria esperienza di vita, com&#8217;\u00e8 normale che sia, e ciascuno ponendo se stesso, quello che sa e quello che ha fatto come chiave di lettura privilegiata. \u00c8 umano. Abbiamo cos\u00ec letture botaniche della crisi, letture filateliche della crisi, letture giuridiche della crisi, letture naturalistiche della crisi, e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta.<\/p>\n<p>Da ognuno c&#8217;\u00e8 qualcosa da imparare, ma rimane il fatto ineludibile che questa \u00e8 una crisi economica, cio\u00e8 quella cosa che si verifica quando per motivi che abbiamo illustrato tante volte la gente si trova senza soldi in tasca. Va anche ricordato che, come i marZiani dovrebbero sapere e come una lettura anche superficiale dei fatti dimostra (soprattutto in Italia), le dinamiche economiche reggono quelle politiche, che a valle reggono quelle giuridiche, ed \u00e8 questo simpatico trenino, guidato dalla locomotiva &#8220;Economia&#8221;, che ci porta a spasso per le interminate praterie della SStoria.<\/p>\n<p>Deriva da questo semplice (ma ineludibile) fatto il vantaggio comparato di questo blog. So che dispiace a molti, ma per fortuna piace a voi, e tanto mi basta.<\/p>\n<p>Oggi voglio parlarvi, da economista, e pi\u00f9 precisamente da economista applicato, del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership). <span style=\"color: #000000;\"><strong>Parlare di un trattato commerciale in chiave economica \u00e8, lo premetto, una lettura riduttiva, e lo sappiamo benissimo<\/strong><\/span>. Quello che inquieta del TTIP sono alcuni aspetti giuridici, in particolare giurisdizionali, come la possibilit\u00e0, che abbiamo sentito evocare pi\u00f9 volte, per le imprese multinazionali di chiamare in giudizio gli Stati sovrani (?) che non si attengano alle prescrizioni di liberalizzazione del mercato che il trattato promuove (e che si riferiscono, badate bene, non alle barriere tariffarie &#8211; cio\u00e8 ai dazi &#8211; ormai in via di definitivo smantellamento nel quadro dell&#8217;OMC, ma a quelle non tariffarie, cio\u00e8 alle normative ambientali, igieniche, di sicurezza alimentare e fisica, ecc.). Insomma, la famosa fiorentina all&#8217;ormone della quale sentite ogni tanto parlare sui giornali. Rimarr\u00e0 deluso Emilio Pica, che in un afflato socratico ci ha confessato di amare le donne androgine: nel meraviglioso mondo del TTIP tutti avranno una sesta di reggiseno, anche i maschietti.<\/p>\n<p>(ah, Emilio, per\u00f2 quella me piace pure a me, sia chiaro: homo sum, nihil humani mihi alienum puto. E la Nappi la apprezzo pi\u00f9 come filosofa&#8230;)<\/p>\n<p>Questo, naturalmente, per quanto riguarda la parte &#8220;trade&#8221;. Poi c&#8217;\u00e8 quella investment, che lasceremo da parte.<\/p>\n<p>Parlare di un trattato commerciale in chiave economica \u00e8 quindi riduttivo, ma, come vedrete, indispensabile per cogliere pienamente il carattere truffaldino e antidemocratico dell&#8217;operazione in corso, un&#8217;operazione che, come solo un economista pu\u00f2 aiutarvi a cogliere pienamente, \u00e8 del tutto isomorfa a quella compiuta col Trattato di Maastricht. <span style=\"color: #000000;\"><strong>Vengono cio\u00e8 vendute agli elettori come conquiste assodate risultati di studi metodologicamente dubbi, palesemente in conflitto di interessi, i cui risultati vengono proposti orchestrando un falso pluralismo, e dietro ai quali ci sono, ovviamente, i soliti noti.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Il prequel<\/strong><\/span><br \/>\nCome and\u00f2 con il Trattato di Maastricht lo sapete e comunque ve lo ricordo in l&#8217;Italia pu\u00f2 farcela. Michael Emerson, Jean Pisani-Ferry e Daniel Gros, prezzolati dall&#8217;Unione Europea (perdonatemi: &#8220;pagati&#8221; non \u00e8 il verbo giusto, anche perch\u00e9 sono morte delle persone, chiaro?), nel loro studio One market, one money, affermarono che \u201ca major effect of EMU is that balance of payments constraints will disappear in the way they are experienced in international relations. Private markets will finance all viable borrowers, and saving and investment balances will no longer be constrained at the national level\u201d (Emerson et al., 1990, p. 24)[i]. Notate la raffinatezza della loro linea di attacco. Studiosi come Kaldor avevano da tempo ammonito che una moneta senza stato avrebbe disintegrato politicamente l&#8217;Europa, in particolare perch\u00e9 avrebbe creato squilibri che sarebbe stato necessario rifinanziare attraverso un budget federale. E allora i tre porcellini che si inventano? <span style=\"color: #000000;\"><strong>L&#8217;uovo di Colombo: loro sostenevano che non ci sarebbe mai stato bisogno, per il Nord, di rifinanziare il debito del Sud mediante trasferimenti, perch\u00e9 i mercati finanziari avrebbero prestato solo a chi fosse stato in grado di generare sufficiente reddito da ripagare i debiti (i \u201cviable borrowers\u201d, appunto)<\/strong><\/span>. Ritenevano, cio\u00e8, i nostri amici, che non sarebbe stato necessario costituire uno Stato europeo, almeno nell\u2019immediato, perch\u00e9 il mercato, che non pu\u00f2 sbagliare, avrebbe pensato da s\u00e9 a trasferire ove necessario i fondi, all\u2019interno della nuova area finanziariamente integrata, senza bisogno di costruire un bilancio federale, e anzi affidando ai bilanci pubblici nazionali il compito di \u201crespond to national and regional shocks through the mechanisms of social security and other policies\u201d (ibidem)[ii]. Non ci sarebbe quindi mai stata una crisi di debito estero all&#8217;interno dell&#8217;Unione Monetaria (tesi che alcuni economisti ancora oggi sostengono &#8211; vedi Boldrin &#8211; ma che \u00e8 sconfessata dai fatti e dall&#8217;interpretazione della stessa Bce).<\/p>\n<p>Infatti, che le cose non siano andate come Pisani-Ferry sosteneva (e Boldrin sostiene), ce lo ha spiegato Const\u00e2ncio(2013) (ma anche De Grauwe 1998); prima che i tre porcellini si esprimessero, come sarebbero andate le cosa lo avevano chiarito Thirlwall 1991, e subito dopo Feldstein 1992, e decenni prima Kaldor 1971 e Meade 1957. Se siamo nei guai \u00e8 proprio per colpa degli errori dei mercati finanziari privati, che hanno accumulato insostenibili debiti esteri all\u2019interno dell\u2019Eurozona. Quindi i tre porcellini mentivano sapendo di mentire, perch\u00e9 erano pagati per mentire.<br \/>\nIl percorso \u00e8 sempre quello: da Pangloss (&#8220;tutto va per il meglio nel migliore dei mercati possibili&#8221;) a Eichmann (&#8220;non sapevo, eseguivo gli ordini&#8221;), con biglietto di andata e ritorno, perch\u00e9 in mancanza dei drastici rimedi adottati dal governo israeliano nel caso in specie gli illustri colleghi rimangono disponibili ad appoggiare il progetto successivo. Ma le &#8220;incognite&#8221; delle quali parla Pisani-Ferry tutto erano fuorch\u00e9 &#8220;incognite&#8221;: i rischi dell&#8217;Unione Monetaria erano stati denunciati dalla letteratura accademica e divulgati sulle pi\u00f9 importanti testate finanziarie internazionali. Quindi &#8220;io non sapevo&#8221; meriterebbe il trattamento che ha avuto in altri tribunali, ma passons. Noi siamo per la non violenza, cio\u00e8 per subire la violenza, non per esercitarla, perch\u00e9 gli altri, come vedete, tanti scrupoli purtroppo non se li fanno.<br \/>\nIl sequel E oggi? Come vanno oggi le cose, con il TTIP? Nello stesso identico modo. Ci vengono proposte come verit\u00e0 oggettive i risultati di studi basati su una cieca fede nella capacit\u00e0 autoequilibrante del mercato, studi dei quali fin da ora \u00e8 possibile sconfessare gli errori metodologici, ma, attenzione: gli studi vengono a valle di decisioni politiche gi\u00e0 prese (come fu per One market, one money)&#8230;<br \/>\nCi aiuta a orientarci un recente studio di Jeronim Capaldo, The Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership: European Disintegration, Unemployment and Instability.<br \/>\nNon lasciatevi fuorviare dal nome: nonostante la collocazione negli States, il Jeronim cui facciamo riferimento non \u00e8 questo, \u00e8 questo. Jere \u00e8 romano de Roma, ma la sua mamma no, da cui la scelta un po&#8217; esotica del nome di battesimo. Io ho studiato Ragioneria I con suo zio, sono stato in commissione ricerca alla Sapienza con sua madre, e molti di noi sono stati, credo, clienti della sua famiglia (com&#8217;\u00e8 piccolo il mondo&#8230;). Lui, a sua volta, \u00e8 stato mio &#8220;cliente&#8221; quando ero ricercatore in econometria alla Sapienza, nel lontano anno accademico 2001-2002, quando discusse una tesina sulla curva di Phillips (pensa un po&#8217; te&#8230;). Ora \u00e8 finito qui, da dove \u00e8 stato mandato qui a lavorare sul Global Policy Model. Mi illudo di essergli stato un po&#8217; utile (o per lo meno lui la pensa cos\u00ec), e sono contento che ci sia un economista eterodosso infiltrato a Ginevra. S\u00ec, perch\u00e9 Jere \u00e8 relativamente &#8220;de sinistra&#8221;. Certo, questo lo ha portato a commettere un errore cruciale: ha diffuso in Italia i risultati del suo pregevole studio tramite un forum che nessuno legge (rank in Italy: 27804, secondo Alexa oggi), perch\u00e9, come sapete, ha tradito. Lo Sbilifesto merita di essere consegnato all&#8217;oblio (e li esorto a considerare che, per quello che hanno fatto &#8211; soffocare scientemente il dibattito sulla moneta unica, quel dibattito che sono riuscito a portare dove sapete &#8211; l&#8217;oblio \u00e8 molto meglio dell&#8217;alternativa), per\u00f2 lo studio di Jere no, e visto che uno di voi me l&#8217;ha segnalato, ne faccio una simpatica sintesi per i diversamente europei e diversamente economisti. Gli faremo cos\u00ec risalire pi\u00f9 di 24000 posizioni in termini di visibilit\u00e0: mi aspetto una cassetta di vino per questo, va da s\u00e9&#8230;<br \/>\nDunque: il copione \u00e8 sempre il solito. Esattamente come in One market, one money:<br \/>\n1) vengono proposti come vantaggi certi e determinanti dei vantaggi aleatori ed irrisori; 2) non vengono quantificati i potenziali svantaggi; 3) i metodi di analisi adottati si basano su una anacronistica fiducia nel mercato.<br \/>\nLe tre caratteristiche sono ovviamente connesse. Nel caso del TTIP si aggiunge ad esse una quarta, simpatica caratteristica:<br \/>\n4) l&#8217;impianto del progetto \u00e8 intrinsecamente contraddittorio con il progetto europeo.<br \/>\nVediamo un po&#8217; perch\u00e9.<br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><strong>Vantaggi irrisori<\/strong><\/span> Cominciamo dal primo punto. Come ricorderete, One market, one money quantificava il riparmio di costi di transazione (commissioni su cambi) determinato dall&#8217;Unione monetaria in uno 0.4% del Pil, che si sarebbe evidentemente verificato una tantum. Voglio cio\u00e8 dire che in un singolo anno l&#8217;abolizione di questi costi avrebbe fatto crescere il Pil dello 0.4% in pi\u00f9. Ma una volta aboliti i costi, i costi non ci sarebbero pi\u00f9 stati (per definizione), e quindi gi\u00e0 dall&#8217;anno successivo non si sarebbero avuti ulteriori effetti. Ve lo spiego in un altro modo: nell&#8217;anno dell&#8217;introduzione della moneta unica avremmo avuto 0.4 punti percentuali di crescita in pi\u00f9, negli anni successivi no. Chiaro?<br \/>\nOvviamente Eichengreen ci si fece una bella risata sopra: &#8220;Ma come vi viene in mente di affrontare un progetto cos\u00ec incerto a fronte di un beneficio cos\u00ec irrisorio?&#8221;. Ma sse sa, signora mia, la ggente so tanto tanto &#8216;nvidiosi, gli americani c&#8217;hanno paura che je rubbamo er monopolio de &#8216;a moneta&#8230;<\/p>\n<p>(discorsi da comare che oggi si sentono solo in certi seminari&#8230;)<br \/>\nOggi non va tanto meglio. Lo studio leader per la valutazione dei benefici economici del TTIP \u00e8 quello del CEPR (e come ti sbagli): Reducing Transatlantic Barriers for Trade and Investment. Come nota Jere, le conclusioni di questo studio sono presentate dalla Commissione come fatti, e allora, da bravi europei, facciamo cos\u00ec anche noi. La Table 2 dello studio di Jere riporta una valutazione comparativa dell&#8217;impatto sul Pil europeo nel 2027 (fra 13 anni). Il CEPR (che verosimilmente \u00e8 quello che ha preso pi\u00f9 soldi dalla Commissione) \u00e8 il pi\u00f9 ottimista. In caso di realizzazione di una &#8220;full FTA&#8221; (Free Trade Area, zona di libero scambio, con pieno abbattimento delle barriere interne, ma mantenimento di barriere tariffarie differenziate verso i paesi terzi &#8211; cio\u00e8 gli Usa potrebbero adottare verso la Cina dazi diversi dall&#8217;Europa, in pratica), bene, in questo caso estremamente favorevole, <span style=\"color: #000000;\"><strong>il beneficio sarebbe immenso: lo 0.48% in pi\u00f9 del Pil spalmato su 13 anni (cio\u00e8 un aumento del tasso di crescita medio europeo dello 0.03% l&#8217;anno circa)!<\/strong><\/span><br \/>\nDice: ma che mme stai a pij\u00e0 per culo? No, no, sto leggendo la Table 16 a p. 46 dello studio del CEPR. <span style=\"color: #000000;\"><strong>Quindi, pensate, se adottassimo il TTIP subito, con un colpo di bacchetta magica, l&#8217;anno prossimo la crescita europea sarebbe non del previsto 1.35%, ma, udite udite, dell&#8217;1.38%.<\/strong> <\/span><br \/>\nSono i dettagli a fare la delizia dell&#8217;intenditore, e questi dettagli potete leggerli solo qui!<br \/>\nOra, per carit\u00e0, io capisco di non poter impedire alla maggior parte di voi di adottare toni barricaderi e piazzaleloretisti (plateale il caso di Alberto49, che comincia a farmeli girare: ma non glielo spiego perch\u00e9 ho capito che non pu\u00f2 capirlo). Quindi ragliare &#8220;multinazzzzionali bbbbrutte, lobby cattive, attentato alla costituzzzzione&#8221;, per poi andare all&#8217;osteria a farsi un quartino di bianco, \u00e8, come dire, la soluzione naturale che si presenta a molti di voi, e, fra l&#8217;altro, \u00e8 un approccio giustificatissimo: dietro questo autentico attentato alla nostra costituzione c&#8217;\u00e8 in effetti il potere di lobbing delle multinazionali, che di fatto agiscono nel loro, certo non nel nostro interesse.<br \/>\nMa che sorpresa, eh?<br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><strong>A me per\u00f2, invece di questo segreto di Pulcinella (che strano! I ricchi e potenti comandano nel loro interesse e comprano i politici per farsi i fatti propri! Chi lo avrebbe mai detto?) sembra molto pi\u00f9 sorprendente, divertente e dirompente andare a leggere sui documenti ufficiali in base a quali pretesi vantaggi questo attentato ai nostri diritti viene perpetrato<\/strong><\/span>. Ci stanno vendendo per una cosa che dal punto di vista statistico \u00e8 del tutto insignificante. A questo punto chi vuole piazzaleloreteggiare alzer\u00e0 i toni, sbraiter\u00e0, si raccoglier\u00e0 sotto la bandiera della rivolta, ceder\u00e0 al demone del qualcosismo (&#8220;dobbiamo fare qualcosa&#8221;), malattia senile del qualunquismo.<br \/>\nChi invece vuole vincere una battaglia di democrazia andr\u00e0 avanti con la lettura e mi aiuter\u00e0 a portare questo dibattito nelle sedi opportune (cosa che, occorre saperlo, non \u00e8 gratis).<br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><strong>Sintesi: per la seconda volta ci stanno proponendo un progetto che comporta rischi notevoli promettendo un beneficio che perfino ricercatori in conflitto di interessi e distorti in favore del progetto (perch\u00e9 pagati da chi lo propugna) quantificano come irrisorio<\/strong><\/span>.<br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><strong>I potenziali svantaggi non vengono quantificati<\/strong><\/span> Veniamo al secondo punto (che poi \u00e8 connesso al terzo):<span style=\"color: #000000;\"><strong> i potenziali svantaggi non vengono quantificati (punto 2) anche e soprattutto perch\u00e9 l&#8217;impianto analitico utilizzato per verificare i vantaggi nega che esistano gli svantaggi, e lo fa sempre per il solito motivo: perch\u00e9 si basa su una cieca fiducia nel mercato (punto 3).<\/strong> <\/span><br \/>\nDel caso di One market, one money abbiamo gi\u00e0 parlato: l&#8217;idea era che non ci sarebbero state crisi finanziarie perch\u00e9 i mercati finanziari non avrebbero potuto sbagliare.<br \/>\nNel caso delle valutazioni del TTIP, la fiducia nel mercato si traduce nel fatto che il modello analitico utilizzato per valutare il progetto \u00e8 un cosiddetto modello CGE (Computable General Equilibrium). Due fra i quattro studi che Jere analizza utilizzano proprio lo stesso modello CGE, il GTAP. Il punto \u00e8 che questi modelli sono basati sul paradigma neoclassico, per cui l&#8217;offerta crea la propria domanda, ovvero, in altri termini:<br \/>\n1) tutti i mercati sono riportati perennemente in equilibrio (a meno di frizioni temporanee) dall&#8217;aggiustamento dei prezzi relativi, e quindi:<br \/>\n2) tutta la produzione offerta viene anche domandata, e quindi:<br \/>\n2.a) il Pil \u00e8 determinato da quanto si produce, non da quanto si compra, e 2.b) non c&#8217;\u00e8 disoccupazione.<br \/>\nAbbiamo parlato di alcune implicazioni di questo approccio qui. Ora, nel caso che ci interessa, Jere fa notare che il principale limite di questi modelli consiste nel meccanismo di adattamento alle modifiche normative da essi ipotizzato. Una liberalizzazione del commercio espone alla concorrenza internazionale settori finora protetti, e l&#8217;idea \u00e8 quella darwinista che cos\u00ec i migliori sopravviveranno, e i peggiori andranno a fare altro. I settori pi\u00f9 competitivi delle singole economie, quelli che hanno un vantaggio comparato, assorbiranno in tal modo le risorse che si rendono libere negli altri settori, con beneficio di tutti.<\/p>\n<p>Ad esempio: se in Italia la siderurgica non \u00e8 competitiva, ma l&#8217;agroalimentare s\u00ec, le acciaierie chiudono e gli operai vanno a lavorare la terra. Facile, no? Ma non ditelo agli operai dell&#8217;AST&#8230;<br \/>\nCi sono per\u00f2 alcuni problemini evidenziati da Jere:<br \/>\n1) Intanto, perch\u00e9 questo non produca disoccupazione (e quindi spreco di risorse) a livello aggregato, occorre che i settori competitivi si espandano abbastanza da accogliere tutte le risorse (umane e altre) lasciate libere dai settori &#8220;sconfitti&#8221; dal mercato;<br \/>\n2) inoltre, le risorse di cui trattasi (che poi sono persone) devono essere molto poliedriche! Il modello presuppone, nelle parole di Jere, che un operaio di una catena di montaggio possa riciclarsi istantaneamente come dipendente di una software house (purch\u00e9 sia disposto ad accettare un salario sufficientemente basso).<br \/>\n3) Qui subentra un terzo problemino, che ora comincia ad essere chiaro a tutti. Il meccanismo di aggiustamento basato sulla flessibilit\u00e0 dei salari al ribasso conduce fatalmente a crisi di domanda. Ovviamente un modello nel quale si rappresenta solo l&#8217;offerta di questo aspetto non tiene conto. In un modello simile ci sar\u00e0 sempre piena occupazione: sar\u00e0 la flessibilit\u00e0 verso il basso del salario a indurre l&#8217;imprenditore ad assumere. Il problema, per\u00f2, \u00e8 che questo tipo di modello non considera il fatto che i &#8220;costi&#8221; che la riforma degli scambi internazionali spinge a tagliare (per diventare pi\u00f9 competitivi) sono anche i redditi che sostengono la domanda aggregata di beni.<br \/>\nCi sono poi problemini &#8220;minori&#8221; (come l&#8217;effetto Daverio-Zingales: maggiore esposizione a shock idiosincratici), ma quelli li lasciamo per dopo. Qui occupiamoci degli effetti sull&#8217;occupazione.<\/p>\n<p>Lo studio del CEPR \u00e8 commovente: andate a pagina 71:<br \/>\n&#8220;It should be stressed that the model is a long-run model, where sources of employment and unemployment are \u201cstructural\u201d (rather than cyclical). In this sense, changes in labour demand are captured through wage changes (in this case rising wages). As wages increase in the experiments, this means a rising demand for labour, so that under a flexible labour supply specification, employment would increase instead.&#8221;<br \/>\nOvvero: la relazione fra domanda e occupazione (gli effetti ciclici) non ci interessa &#8211; il che, considerando che grazie all&#8217;euro la recessione durer\u00e0 una decina di anni, qualche dubbio lo fa sorgere; le variazioni della domanda di lavoro sono segnalate solo da quelle del costo del lavoro: se i salari aumentano, significa che c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 domanda di lavoro da parte delle imprese, e quindi pi\u00f9 occupazione. E quindi? E quindi l&#8217;impatto sulla disoccupazione non viene nemmeno misurato, perch\u00e9 la disoccupazione c&#8217;\u00e8 se la domanda di lavoro (da parte delle imprese) \u00e8 inferiore all&#8217;offerta (da parte delle famiglie), e tutto quello che il modello misura non \u00e8 quanti posti di lavoro verranno creati o distrutti dal TTIP, ma come la forza lavoro (che si suppone sar\u00e0 tutta occupata) verr\u00e0 riallocata da un settore all&#8217;altro, considerando separatamente gli effetti per gli &#8220;skilled&#8221; (qualificati) e i &#8220;non skilled&#8221; (non qualificati). Quindi, ad esempio, la Table 34 dello studio ci dice che nell&#8217;UE la quota di lavoratori &#8220;skilled&#8221; allocati nell&#8217;agricoltura aumenter\u00e0 dello 0.07%, ma non ci dice quanti nuovi posti di lavoro ci saranno in agricoltura.<br \/>\nE va be&#8217;&#8230;<br \/>\nQui i problemi sono due. Il primo ve l&#8217;ho detto: di posti di lavoro si preferisce non parlarne, et pour cause. Il meccanismo del modello, per i tre punti sopra esposti, pu\u00f2 considerare solo effetti riallocativi, sotto l&#8217;ipotesi estremamente eroica che la riconversione di un operaio siderurgico in un dentista, o quella di un parrucchiere in un progettista aerospaziale sia istantanea e senza costi. L&#8217;altro aspetto \u00e8 che la stima dei potenziali benefici in termini di salari (l&#8217;idea che i salari crescerebbero) \u00e8 basata sull&#8217;ipotesi che la distribuzione del reddito rimanga costante. Come nota Jere, il CEPR prevede che nel 2027 la famiglia europea media guadagni 545 euro in pi\u00f9 all&#8217;anno (45 euro in pi\u00f9 al mese!) grazie al TTIP, ma questo, ovviamente, se la distribuzione del reddito rimane invariata, perch\u00e9 se invece la quota salari continua a scendere, il maggior Pil andr\u00e0 ai profitti, non ai salari, e non tutte le famiglie beneficeranno in ugual misura dei mirabolanti incrementi di cui sopra (lo 0.48%).<br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><strong>La vera chicca<\/strong><\/span> Ma concludiamo con la vera chicca. <span style=\"color: #000000;\"><strong>Gli effetti su Pil e redditi sono irrisori, perch\u00e9 sono irrisori, secondo lo stesso CEPR (cio\u00e8 secondo la commissione) gli effetti sul commercio!<\/strong><\/span> Il commercio bilaterale crescerebbe tantissimissimo (quante volte abbiamo sentito questa storia), ma siccome crescerebbero sia le esportazioni che le importazioni, l&#8217;impatto netto non sarebbe cos\u00ec rilevante. Le esportazioni europee extra-UE nel 2027 in presenza di TTIP sarebbero del 5.9% superiori a quanto si avrebbe in assenza di TTIP.<span style=\"color: #000000;\"><strong> Il risultato di questa bella storia \u00e8 che in effetti il TTIP disintegrerebbe l&#8217;Europa, nel senso di ridurre il commercio intra-zona (vedi la Table 24 dello studio CEPR). Insomma: con il TTIP gli europei commercerebbero di meno fra loro, e di pi\u00f9 con gli Stati Uniti.<\/strong> <\/span><br \/>\nOra, come ci siamo detti pi\u00f9 volte, il beneficio di creare un&#8217;Unione economica \u00e8 quello di avere un grande mercato che permetta di assorbire shock esterni: se gli Stati Uniti vanno per aria, la caduta della loro domanda viene compensata dal fatto che il grande mercato unico europeo in teoria sostiene l&#8217;acquisto dei beni europei. In pratica no, perch\u00e9 l&#8217;euro condanna a politiche di deflazione competitiva, come vi ho spiegato, ma almeno in teoria&#8230;<br \/>\nCon il TTIP questo beneficio teorico verrebbe ulteriormente compromesso: saremmo pi\u00f9 legati agli Usa, e quindi pi\u00f9 esposti agli shock che da essi provengono, pur essendo ugualmente privi di strumenti di politica fiscale, monetaria e valutaria per reagire ad essi. Come nota Jere, un esito simile non lascia tranquilli.<br \/>\nIo mi limito a ribadire quello che abbiamo pi\u00f9 volte osservato: i difensori dell&#8217;euro e di questa Europa sono costretti, fatalmente, a stuprare la logica. Tutto quello che fanno contraddice platealmente tutto quello che dicono. Vogliono pi\u00f9 Europa, e firmano dietro le nostre spalle un trattato che disintegrer\u00e0 l&#8217;Europa prima commercialmente, e poi macroeconomicamente, esponendoci a qualsiasi errore di gestione dell&#8217;economia statunitense (e non \u00e8 che ultimamente ce ne sian stati pochi&#8230;).<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Una valutazione indipendente<\/strong><\/span> Ovviamente non \u00e8 necessario valutare l&#8217;impatto di un trattato commerciale con modelli di equilibrio generale. Si possono anche usare modelli basati sulla sintesi neoclassica, in cui si considerano le interazioni fra domanda e offerta (come avviene nel modello di a\/simmetrie e nella maggior parte dei modelli utilizzati da banche centrali e enti di ricerca: ce l&#8217;ha ricordato il prof. Lippi a Pescara).<br \/>\nNel suo working paper Jere fa questo lavoro, e lo fa, da bravo europeo, prendendo per buoni i risultati dello studio CEPR, cio\u00e8 ipotizzando che il volume del commercio si sviluppi, in seguito al TTIP, secondo quanto prevedono gli studi prezzolati finanziati dalla Commissione. Cosa cambia, allora? Cambia il fatto che usando un modello keynesiano:<br \/>\n1) si considerano gli impatti della variazione del commercio sulla domanda aggregata; 2) si considerano gli effetti di trade diversion, cio\u00e8 il fatto che la maggiore integrazione fra Europa e Stati Uniti ha effetti sulle relazioni con i paesi terzi; 3) si considerano gli impatti su domanda di lavoro, salari reali e occupazione.<br \/>\nE che succede, se si tiene conto di queste cose?<br \/>\nLo vedete nella Table 4 dello studio di Jere. Per la maggior parte dei paesi europei il TTIP comporterebbe un peggioramento del saldo delle partite correnti, verosimilmente perch\u00e9 a causa della stagnazione della domanda interna (cio\u00e8 dei bassi redditi) gli europei si rivolgerebbero sempre di pi\u00f9 a beni a basso valore aggiunto, nei quali sono meno competitivi: meno golf di Cucinelli, pi\u00f9 magliette di cotone cinesi (importate via Stati Uniti, va da s\u00e9). Risultato: un peso ulteriore sulla bilancia dei pagamenti, che per i paesi del Nord sarebbe pi\u00f9 grave che per noi &#8211; che gi\u00e0 siamo stesi. Il tasso di crescita dell&#8217;economia d&#8217;altra parte diminuirebbe (com&#8217;\u00e8 ovvio, dato il calo della domanda estera netta), e l&#8217;Europa sperimenterebbe una perdita di circa 600000 posti di lavoro. Non \u00e8 una cosa enorme, considerando che la nostra popolazione attiva \u00e8 di oltre 240 milioni, ma sarebbe meglio farne a meno, soprattutto perch\u00e9 i redditi di chi il lavoro lo conserverebbe diminuirebbero (il modello delle Nazioni Unite prevede in Italia una diminuzione di 661 euro per occupato, anzich\u00e9 un aumento di 545 per famiglia), e con essi la raccolta fiscale, con impatti negativi sulla sostenibilit\u00e0 dei conti pubblici.<br \/>\nPer carit\u00e0, io sono di parte. Jere mi sta simpatico e l&#8217;Europa mi sta sui coglioni, per\u00f2 qui stiamo parlando di analisi condotte con un modello delle Nazioni Unite, e basato su ipotesi lievemente meno ideologiche di quelle adottate dall&#8217;oste Commissione Europea per valutare il vino TTIP.<br \/>\n<span style=\"color: #000000;\"><strong>Se a questo aggiungiamo il fatto che la storia che avremmo lavorato un giorno in meno ecc. ce la siamo gi\u00e0 sentita dire, ecco che qualche motivo di allarme sorge, e un&#8217;analisi economica ci aiuta a motivarlo in termini oggettivi, quindi dialetticamente pi\u00f9 efficaci del piazzaleloretismo e del window flagging.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Perch\u00e9?<\/strong><\/span> E allora chiediamoci perch\u00e9? Perch\u00e9 i nostri governanti ci stanno consegnando a questo progetto che ha benefici irrisori, costi potenzialmente elevati, ed \u00e8 contraddittorio con la retorica dell&#8217;integrazione europea.<br \/>\nE la risposta \u00e8 semplice: perch\u00e9 l&#8217;Unione Economica e Monetaria, che ci viene venduta come il momento pi\u00f9 alto di realizzazione della nostra identit\u00e0 europea, di un nostro comune progetto europeo, in realt\u00e0 \u00e8 il momento pi\u00f9 infimo del nostro asservimento all&#8217;ideologia e agli interessi statunitensi. Ne ho parlato tante volte, non ci ritorno, ma quello che va capito \u00e8 il senso complessivo dell&#8217;operazione, che secondo me \u00e8 questo: <span style=\"color: #000000;\"><strong>gli Usa hanno bisogno di un mercato di sbocco perch\u00e9, da potenza declinante, stanno perdendo potere di signoraggio sui mercati internazionali<\/strong><\/span>. Gli sviluppi delle relazioni bilaterali fra i BRICS, e in particolare la dedollarizzazione degli scambi fra Cina e Russia, se dovessero generalizzarsi, significherebbero per gli Stati Uniti la fine del periodo dello &#8220;stampa (dollari) e compra (ovunque nel mondo)&#8221;. Il &#8220;privilegio esorbitante&#8221;, come lo chiamava Valery Giscard d&#8217;Estaing, verrebbe meno in un mondo nel quale il dollaro non fosse l&#8217;unico e solo strumento di regolazione delle transazioni sui mercati internazionali. A questo punto gli Stati Uniti non potrebbero permettersi pi\u00f9 di essere in deficit strutturale netto verso l&#8217;estero. Puoi essere &#8220;acquirente di ultima istanza&#8221; se stampi a casa tua la moneta nella quale acquisti. Quando le cose non vanno pi\u00f9 esattamente cos\u00ec, ti conviene avere una posizione equilibrata negli scambi con l&#8217;estero, altrimenti le cose si mettono male. Il +1% di esportazioni nette che il TTIP potrebbe arrecare agli Stati Uniti andrebbe proprio nel senso di ridurre il loro deficit (a costo di un aumento del nostro). L&#8217;Europa diventerebbe la periferia, in una nuova edizione del romanzo di centro e periferia, da voi tanto amato, dove gli Usa, chiedendoci l&#8217;Ani, ci inonderebbero della loro liquidit\u00e0 (con la quale il resto del mondo progressivamente avrebbe iniziato a nettarsi le terga), allo scopo di farci acquistare i loro simpatici bistecconi transgenici.<br \/>\nSappiamo tutti quali siano gli incentivi che le \u00e9lite periferiche traggono dal vendere i propri subalterni alle \u00e9lite del centro, quindi di cosa ci stupiamo? Direi di nulla: BAU! Non \u00e8 un cane: vuol dire business as usual.<\/p>\n<p>E naturalmente qui sento i ragli dei piddini renziani (ormai tocca distinguere): &#8220;eh, ma l&#8217;euro ci aiuterebbe a difenderci!&#8221;.<br \/>\nNo!<br \/>\nNoooo!<br \/>\nNooooooooooooo!<br \/>\nLe cose stanno esattamente al contrario, e ancora una volta tutto questo ci \u00e8 stato detto, e detto in faccia, e detto in sedi autorevoli. L&#8217;euro non ci aiuta a difenderci nemmeno un po&#8217;, e per due motivi ben evidenti. Il primo \u00e8 che, come ormai sarebbe futile negare, \u00e8 causa della nostra crisi, e quindi, banalmente,<span style=\"color: #000000;\"><strong> ci costringe ad affrontare in condizioni di debolezza qualsiasi negoziato internazionale.<\/strong><\/span> Il secondo \u00e8 che nell&#8217;ottica statunitense l&#8217;euro \u00e8 il primo passo verso la creazione di una moneta unica transatlantica, e questa non \u00e8 una novit\u00e0. Mundell ne parla da qualche anno, per capirci. E ora che sappiamo quali benefici ci abbia portato la moneta unica europea, e prima ancora quella italiana, siamo in grado di apprezzare quali e quanti benefici ci apporterebbe quella transatlantica.<\/p>\n<p>Concludendo: nell&#8217;affrontare un tema cos\u00ec complesso sono io il primo a segnalarvi che l&#8217;ottica economica \u00e8 necessariamente ristretta. Ma sarete d&#8217;accordo con me che aiuta a mettere a fuoco i probemi, no? Ricordatevi questo numero: +0.48% del Pil nel 2014.<\/p>\n<p>Va bene, non siamo Ges\u00f9 Cristo: ma lui, almeno, fu venduto per trenta denari&#8230;<\/p>\n<p>(a proposito: Giuda e Eichmann hanno una cosa in comune, salvo errore&#8230;)<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>tratto da:<\/strong><\/span> <a title=\"(clicca qui)\" href=\"http:\/\/www.comedonchisciotte.org\/site\/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=14226\"><span style=\"color: #000000;\">(clicca qui)<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alberto Bagnai La crisi \u00e8 democratica: colpisce la maggioranza. 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