In un trattato concluso mercoledì tra Santa Sede e governo palestinese si parla per la prima volta di “Stato di Palestina”, e non più di OLP

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Foto: Papa Francesco con il presidente palestinese Mahmoud Abbas in Vaticano, durante lo storico incontro in cui era presente anche il presidente israeliano Shimon Peres, l’8 giugno

 

 

Mercoledì il Vaticano ha riconosciuto ufficialmente lo stato palestinese, nominandolo per la prima volta in un trattato bilaterale. Il Vaticano aveva già aderito alla decisione presa nel 2012 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in cui si promuoveva la Palestina da “entità non statuale” a “stato osservatore non membro”. Il trattato di oggi è comunque il primo documento legale in cui il Vaticano parla di “Stato di Palestina” anziché di “Organizzazione per la Liberazione della Palestina” (OLP): si tratta di fatto di un riconoscimento ufficiale. Domenica prossima il presidente palestinese Mahmoud Abbas e Papa Francesco si incontreranno in Vaticano, prima della messa di canonizzazione di due suore nate in Palestina nell’Ottocento.
Come ha spiegato all’Osservatore romano Monsignor Antoine Camilleri, a capo della delegazione del Vaticano che ha partecipato alla riunione bilaterale:
«Il 29 novembre 2012 è stata adottata da parte dell’Assemblea generale dell’Onu la risoluzione che riconosce la Palestina quale Stato osservatore non membro delle Nazioni Unite, e lo stesso giorno la Santa Sede, che ha anch’essa lo status di osservatore presso l’Onu, ha pubblicato una dichiarazione. Questa ha accolto con favore il risultato della votazione, inquadrata nei tentativi di dare una soluzione definitiva, con il sostegno della comunità internazionale, alla questione già affrontata con la risoluzione 181 del 29 novembre 1947 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la quale prevedeva la creazione di due Stati, di cui finora uno solo ha visto la luce. Si segnalava, inoltre, che si poteva rispondere adeguatamente ai problemi esistenti nella regione solo impegnandosi effettivamente a costruire la pace e la stabilità nella giustizia e nel rispetto delle legittime aspirazioni, tanto degli israeliani quanto dei palestinesi, con la ripresa in buona fede dei negoziati. Il riferimento allo Stato di Palestina e quanto affermato nell’accordo sono dunque in continuità con quella che è stata allora la posizione della Santa Sede».
Camilleri ha anche detto che:
«Anche se in modo indiretto, sarebbe positivo che l’accordo raggiunto potesse in qualche modo aiutare i palestinesi nel vedere stabilito e riconosciuto uno Stato della Palestina indipendente, sovrano e democratico che viva in pace e sicurezza con Israele e i suoi vicini, nello stesso tempo incoraggiando in qualche modo la comunità internazionale, in particolare le parti più direttamente interessate, a intraprendere un’azione più incisiva per contribuire al raggiungimento di una pace duratura e all’auspicata soluzione dei due Stati. Questo sarebbe un bel contributo per la pace e la stabilità in una regione da tanto tempo afflitta da conflitti, e da parte loro la Santa Sede e la Chiesa locale sono desiderose di collaborare in un cammino di dialogo e di pace».

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I paesi che riconoscono lo stato palestinese, in una mappa

Dopo il riconoscimento da parte della Svezia, sono diventati oltre 130 (più di 40 in più rispetto al 1988)

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Il primo ministro svedese Stefan Lofven, leader del nuovo governo di centrosinistra, ha annunciato durante il suo discorso di insediamento che la Svezia riconoscerà lo stato palestinese: «La soluzione dei due stati richiede il reciproco riconoscimento e la volontà di una coesistenza pacifica. La Svezia perciò riconoscerà lo stato della Palestina», ha detto Lofven. La Svezia diventerà quindi il primo grande paese membro dell’Unione Europea a riconoscere lo stato palestinese. Compresa la Svezia, i paesi nel mondo che riconoscono lo Stato di Palestina attualmente sono più di 130; nel 1988, quando l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) adottò unilateralmente la soluzione dei due stati, i paesi che riconoscevano la Palestina erano invece circa 90.

 

I paesi che riconoscono lo stato palestinese nel 2014

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I paesi che riconoscevano lo stato palestinese nel 1988

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Il riconoscimento da parte della Svezia segue di quasi due anni l’assemblea generale delle Nazioni Unite che promosse la Palestina da “entità non statuale” a “stato osservatore non membro”, con 138 voti favorevoli (compreso quello dell’Italia), 9 contrari (tra cui Stati Uniti, Canada e Israele) e 41 astenuti. Nel luglio del 2011, chiedendo il riconoscimento internazionale, la Palestina aveva presentato un documento (PDF) in cui sosteneva che i paesi che riconoscevano lo Stato di Palestina erano 122.
Nessuno degli altri grandi paesi dell’Unione Europea ha ancora formalmente riconosciuto lo stato palestinese: altri stati membri – come l’Ungheria e la Polonia – lo avevano invece riconosciuto prima ancora di entrare a far parte dell’Unione.

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